lunedì 19 giugno 2017

L’accettazione delle pratiche omosessuali da sempre più chiese: progresso o apostasia?

Si ode talvolta una bizzarra affermazione che suona più o meno così: “Guardate come sempre più chiese oggi accettino l’omosessualità come uno stile di vita legittimo: questo prova come ci stiamo avvicinando sempre di più alla verità”. Di fatto è vero il contrario: tutto questo prova come sempre di più chiese siano sulla via dell’apostasia, vale a dire, dalla verità se ne stanno allontanando. La logica dietro la prima argomentazione è sia pervicace nel suo errore come non biblica.

In primo luogo, sostenere che una maggiore accettazione dell’omosessualità sia prova di crescita spirituale è come se sostenessimo che una maggiore accettazione dell’obesità da parte della classe medica sia prova del progresso della medicina. Di fatto è vero il contrario.

In secondo luogo, spesso la Bibbia ci ammonisce contro il compromesso e l’apostasia, sia in campo morale che dottrinale. In ogni generazione vi sono stati cristiani che si sono allontanati dalle fondamenta della fede. Dovremmo forse rallegrarci di ogni dottrina e pratica deviante come prova della nostra “maturità spirituale”?

Gesù ammoniva i suoi discepoli dicendo: “Badate che nessuno vi inganni!” (Matteo 24:4). Egli pure ha detto: “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell'iniquità, si raffredderà l'amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato” (Matteo 24:11-13).

Ciò di cui dobbiamo rallegrarci, quindi, non è l’apostasia, ma la fedeltà; non l’inganno, ma la perseveranza; non il lassismo morale, ma la fermezza. Sebbene quelle parole di Gesù possano avere un’applicazione più specifica in particolari periodi della storia, vi è sicuramente in esse un’applicazione più generale ai nostri giorni dove sta in effetti aumentando a vista d’occhio, variamente giustificato, il disdegno per la legge morale stabilita da Dio - il che è il significato originale di ciò che viene tradotto in italiano, in Matteo 24:12 e in maniera imprecisa come “iniquità”, vale a dire “anomia” (a- senza, e -nomos legge). Oggi, infatti, molti sono abili nel giustificare qualsiasi cosa, e certamente quello non è cosa di cui rallegrarci.

La lobby omosessualista oggi sta facendo sempre di più pressione sulle organizzazioni ecclesiastiche affinché rimuovano la pratica omosessuale “dalla lista dei peccati” giustificandolo come una migliore e progredita comprensione della Rivelazione. Si parla della necessità che alle persone che vengono identificate nella categoria “LGBT” (sigla alla quale ogni tanto aggiungono nuove lettere) si riconosca pieno “diritto di cittadinanza” nelle chiese e che verso di loro scompaia “ogni prevenzione”. Vi sono così anche sempre di più evangelicali che si lasciano persuadere che questo sia “un grande atto di amore”. Ecco così come l’omosessualità, a scorta dello spirito dei nostri tempi, sia fatto sempre di più cadere “dalla lista dei peccati”. Piano piano si fa strada l’idea che questo sia “un progresso” rispetto al quale sempre di più, opponendovisi, non si vuole apparire “oscurantisti” e non amorevoli. Le comunità cristiane sono così ingannate: si fa loro accettare l’idea fallace che si sia di fronte ad un progresso dirompente che un giorno “abbraccerà tutta la chiesa”, mentre, di fatto, il suo obiettivo ultimo è solo l’apostasia, lo smantellamento di tutti i presupposti teologici e morali della fede cristiana tramite la loro radicale revisione.

I fatti, però, sono ben altri.

In primo luogo non sono state fatte, negli ultimi cinquant’anni, alcune nuove scoperte archeologiche, sociologiche, antropologiche o filologiche che ci possano portare a leggere in maniera diversa i testi biblici che ci vengono additati per giustificare l’omosessualità. Per dirla in altro modo: non è che abbiamo avuto nuove introspezioni in ciò che significano i testi biblici sulla base dello studio dei testi ebraici e greci. Al contrario, è stata l’influenza manipolatoria del movimento omosessualista nelle comunità cristiane a far sì che comprendessero in modo diverso i testi che li riguardano. La verità, quindi, non è cambiata. Al contrario, alcuni cristiani professanti si sono allontanati dall’immutabile verità di Dio a causa dell’interazione con questi movimenti corruttori ed il declino culturale della nostra epoca.

In secondo luogo, la maggior parte delle organizzazioni ecclesiastiche che hanno rimosso la pratica omosessuale dalla “lista dei peccati” sono in declino numerico e spirituale. Di fatto stiamo assistendo ad una sensibile migrazione di cristiani da esse verso comunità e chiese che intendono rimanere fedeli all’ortodossia biblica, e queste ultime stanno crescendo numericamente e spiritualmente.

In terzo luogo, l’accettazione delle pratiche omosessuali non può essere separata dalla “rivoluzione sessuale” in atto che porta alla “normalizzazione” di ciò che un tempo venivano considerate reprensibili e anormali “pratiche disordinate” come i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, i figli illegittimi, la pornografia, la promiscuità sessuale, il divorzio, insieme ad ogni tipo di perversione sessuale. Ecco perché la stessa società che si rallegra del “matrimonio omosessuale” è la stessa che promuove l’accettazione del poliamore, della poligamia e dell’incesto consensuale fra adulti. Molti questo lo vedono come un progresso, mentre abbiamo ragione di considerarlo un regresso, un’incipiente corruzione del tessuto sociale.

In quarto luogo, l’idea che un giorno l’intera chiesa abbraccerà la pratica omosessuale è certo che non accadrà, come non potrà accadere che “l’intera chiesa” un giorno rinneghi il Signore Gesù Cristo. Non accadrà, perché chiare sono le promesse del Signore. È certo possibile che larghi settori delle organizzazioni ecclesiastiche stabilite cadano nell’apostasia morale e dottrinale e facciano gravi compromessi spirituali con il mondo incredulo. L’idea, però, che “l’intera chiesa” un giorno decadrà è una contraddizione in termini, dato che vi saranno sempre, secondo le promesse del Signore, fuori o dentro le varie organizzazioni ecclesiastiche, credenti che “non hanno piegato le ginocchia di fronte a Baal”, la cui fedeltà a Cristo rimarrà, per grazia di Dio, immutata ed immutabile, pochi o tanti che siano. Il Signore Gesù è Lui che ha fondato e sostiene la sua chiesa e che ha promesso che “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Matteo 16:18).

Immaginare che un giorno “l’intera chiesa” abbraccerà l’omosessualità è una fantasia di gente teologicamente ignorante e sviata. Ma si tratta pure di gente missiologicamente ignorante, perché dovunque la chiesa oggi cresce nel mondo, cresce affermando un messaggio ed una moralità conservatrice. Nessuno si faccia illusioni: tali illusioni sono veramente un tragico auto-inganno per chi le sostiene.

Adattamento dall’articolo di Michael BrownHow Does Growing Apostasy Prove That Christians Are Getting Closer to the Truth?“ del 19 giugno 2007.


giovedì 8 giugno 2017

Teologo tedesco assolutamente sicuro che non esiste nulla che possa dirsi verità assoluta

In un articolo, il settimanale “Riforma” mette in grande rilievo le recenti affermazioni dell’eminente teologo tedesco Johann Wahrspruch, dell’università di Mönchengladbach. Insistendo sul fatto che al riguardo non c’è alcun dubbio, il teologo ha dichiarato martedì scorso di essere assolutamente sicuro che non esista nulla che possa dirsi verità assoluta. “Tutte le verità sono relative - è un fatto. Tutte le concezioni del mondo sono ugualmente legittime, dato che non si può contestare che siano soggettive per loro stessa natura”, ha detto, aggiungendo che è segno di chiusura mentale ed arroganza pretendere di avere monopolio sulla verità. Nessuno ha il diritto di mettere in questione la validità della concezione del mondo di un altro, dato che la verità assoluta ed oggettiva non può assolutamente esistere”, ha spiegato, "e se esiste, nessuno la può conoscere con certezza". L’articolo di “Riforma” sta suscitando ampio dibattito nelle chiese e cori di approvazione di molti pastori. Le affermazioni del teologo potranno diventare oggetto di una dichiarazione programmatica del prossimo sinodo che si propone di cancellare o almeno dichiarare opinioni non vincolanti le Confessioni di fede e il Credo e di imporre sanzioni disciplinari su chiunque osasse affermare il contrario, in quanto "attentato alla pace ed alla tolleranza". Lo stesso sembra essere nelle chiese il destino della Bibbia.