lunedì 15 aprile 2019

Dire tutta la verità non conviene? (3. Galati 1:10).

Il pragmatismo oggi viene considerato saggezza. Si dice che l'importante sia il risultato che porti maggiori vantaggi sia a noi stessi che agli altri, che la verità vi sia "modo e modo per dirla" o che la verità stessa sia "relativa". Dirla può essere "non conveniente". Ecco allora che ci si adatta a dire "mezza verità" o a dire soltanto quello che al nostro uditorio piace sentire e conquistarcene così l'approvazione. Questo fanno spesso i politici, ma quando lo fanno i ministri di Cristo, la cosa è veramente riprovevole. "Piacere agli uomini" non era cosa si proponeva l'apostolo Paolo. Che cosa dice e perché lo dice? Vediamo.

“Infatti, cerco io ora di accattivarmi l'approvazione degli uomini o quella di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Infatti, se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo” (Galati 1:10).

Il predicatore della Parola di Dio, soprattutto quando è considerato “un dipendente” dell'organizzazione ecclesiastica che lo sostiene finanziariamente, può essere facilmente ricattabile. Egli, in qualche modo, deve compiacere le autorità da cui dipende o le persone che lo sostengono. Tende quindi ad evitare di dire ciò che potrebbe loro essere sgradito, ciò che, pur vero, potrebbero essere “cose scomode”. Spesso non può permettersi, dice, di “perdere il posto di lavoro” e quindi adatta e compromette il suo messaggio. Un esempio di questo potrebbe essere la contrapposizione fra i profeti di corte e il profeta Geremia. I primi dicevano solo cose gradite al sovrano da cui dipendevano e la Parola di Dio li considera falsi profeti. Geremia diceva verità scomode e sgradite e per questo era stato duramente perseguitato (Cfr. Geremia 26:8 "E avvenne che, come Geremia ebbe finito di pronunciare tutto ciò che l'Eterno gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo presero, dicendo: «Tu devi morire!").

Può anche accadere che pur di conquistarsi l'approvazione della gente e l'accoglienza dell'Evangelo (e quindi comprovarsi un evangelista “di successo”), il predicatore semplifichi eccessivamente il messaggio ed eviti di dire tutta la verità, soprattutto eviti di dire ciò che potrebbe non essere gradito, oppure non evidenzi l'impegno, le difficoltà ed i sacrifici che implica l'essere cristiano. Gesù non teme di allontanare la gente da Sé dicendo “cose scandalose” o “pretendendo troppo” dai Suoi seguaci. Egli non cerca di tenere il giovane ricco fra i suoi seguaci cercando un compromesso. I suoi beni avrebbero pure fatto loro comodo (Cfr. Matteo 19:22). Gesù non alletta la gente con le benedizioni dell'essere cristiano senza prospettare, nel contempo, “la croce” dei sacrifici che implica il seguirlo. “Chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Luca 14:27).

Lo stesso fa l'Apostolo Paolo, nel frammento della sua lettera che consideriamo oggi. Le parole dure che poco prima egli ha usato per condannare il falso vangelo proposto dai suoi avversari in Galazia, testimoniano come egli non predichi per compiacere la gente e per “tenersela buona”, ma come egli dica la verità così come sta, che piaccia loro oppure no, anche quella che potrebbe inimicarli ed allontanarli. Non cerca di conciliarli perché rimangano membri di chiesa e così “facciano numero”, numero di cui vantarsi quando si tratta di contare “i successi” dell'Evangelo. Perché? Perché egli serve solo ed esclusivamente la causa della verità, la causa di Cristo, qualunque ne siano le conseguenze, sicuro che la verità trionferà, ma nei suoi termini.

L'annuncio dell'Evangelo non è solo messaggio che promette grazia, salvezza e benedizioni. Esso implica anche la denuncia del peccato (cosa oggi impopolare), e l'appello al serio ravvedimento. Esso non parla solo di paradiso e di salvezza, ma anche di inferno e di perdizione per chi non si affida a Cristo, che la cosa piaccia oppure non piaccia, che sia popolare o meno, “compatibile” che sia con “la mentalità moderna” oppure no. Egli annuncia cose vere, immutabili ed oggettivamente rivelate per la sola gloria di Dio.

L'annuncio dell'Evangelo può implicare, così, che la maggior parte dei suoi uditori lo respinga. “Ah, ma poi abbiamo le chiese semivuote... poi non abbiamo abbastanza contributi per pagarci le spese... poi rimaniamo solo in pochi!”. Che sia! Certamente accetteranno il messaggio coloro che sono destinati ad accoglierlo, pochi o tanti che siano! “Ah, ma la predestinazione non è un concetto conveniente oggi per il successo della chiesa... questo offenderebbe la gente!”. No, non c'è giustificazione che tenga: dobbiamo annunciare la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità! “Ah, ma c'è modo e modo per farlo”. No, c'è solo il modo che ci è stato prescritto nel Nuovo Testamento e che vi vediamo esemplificato.

Noi non cerchiamo il favore degli uomini, ma il favore di Dio. Noi non cerchiamo di piacere agli uomini, ma di piacere a Cristo, il quale solo noi serviamo. Sono forse questi “metodi poco producenti”? Certo, non rispondono alle moderne tecniche per “guadagnarsi il mercato”. Certo, magari altri ci supereranno in successo con “un messaggio più gradito”. Il mondo, magari, riderà di noi, “perché non siamo abbastanza furbi”. Che importa? Lasciamo che rida. Ride bene chi ride ultimo!

Preghiera. Signore Iddio, voglio compiacere Te ed avere in Tuo favore in tutto ciò che faccio. Voglio proclamare la verità che Tu hai rivelato con fedeltà, senza compromessi, sicuro che trionferà. Aiutami, te ne prego. Nel nome di Cristo. Amen.

Domenica 21 Aprile 2019 - Pasqua

Letture bibliche: Atti 10:34-43; 1 Corinzi 15:19-26; Giovanni 20:1-18; Salmi 118:1-24 oppure Isaia 65:17-25; Atti 10:34-43; Luca 24:1-12; Salmi 118:1-24

Preghiera:

Oh Dio, che per la nostra redenzione hai dato il tuo unigenito Figlio a morire sulla croce, e che per la sua gloriosa risurrezione ci hai liberati dalla potenza de nostro nemico, concedici di morire al peccato giorno per giorno, affinché possiamo per sempre vivere con lui nella gioia della sua risurrezione; per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

oppure: Di onnipotenteo, , che attraverso il tuo unigenito Figlio gesù Cristo, hai sconfitto la morte aprendoci le porte alla vita eterna: concedici che noi, celebrando con gioia il giorno della risurrezione del Signore, possiamo risorgere dalla morte del peccato attraverso l'opera del tuo Spirito che impartisce vita; per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.

martedì 9 aprile 2019

Diffidate dalle imitazioni

Vi sono prodotti tipici della nostra cucina (pensiamo per esempio ai vini o ai formaggi) che spesso vengono imitati all'estero. Assomigliano agli originali anche nel nome che portano; costano magari di meno, ma poi ti accorgi, dal gusto o da altre loro caratteristiche che prima non apparivano, che non sono gli stessi (a parte il danneggiare la nostra economia e far perdere posti di lavoro). Non sono prodotti di qualità; possono anche far male. Sono spesso fraudolenti. Il prodotto originale è il migliore. Tanti sono i prodotti genuini che vengono imitati, anche molto abilmente. Non sono però gli stessi! Anche il vangelo fin dall'inizio è stato suscettibile ad imitazioni di vario genere. L'Apostolo ce ne mette in guardia. Non si tratta di "varianti" equivalenti e comunque "accettabili", ma, prodotti privi della potenza di salvezza che possiede solo l'originale opera di Gesù di Nazareth, ancora oggi efficace se ci atteniamo fermamente alla parola che le Sacre Scritture ci annunciano. Quello contraffatto è un vangelo che non salva affatto, comunque si presenti. A suo riguardo, l'Apostolo "va giù pesante" e dice che chi lo predica "sia maledetto" Leggiamo prima che dice nel testo che esaminiamo oggi.
“Mi meraviglio che da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, passiate così presto ad un altro evangelo, il quale non è un altro evangelo; ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono pervertire l'evangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto” (Galati 1:6-9).
Non fa meraviglia che sin dall'inizio l'Evangelo di Cristo sia stato oggetto di attacchi d'ogni genere. Esso, infatti, “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16). L'Avversario sa benissimo quanto l'Evangelo sia efficace, per questo vorrebbe neutralizzarlo e distruggerlo. Se non può farlo attraverso l'opposizione violenta per sradicarlo, cercherà di insinuarsi nella chiesa sotto mentite spoglie per corromperlo, alterarlo, sovvertirlo, pervertirlo.

È come chi produce moneta falsa o opere d'arte contraffatte. La copia può essere somigliantissima all'originale e trarre in inganno anche i più esperti, ma è un falso, non ha valore. L'Evangelo può essere così bene imitato da confondere anche chi normalmente sarebbe considerato persona avveduta.

È per questo che dobbiamo sempre verificare bene: non tutto ciò che è fatto passare per vangelo è vangelo. Il contenuto dell'Evangelo ci è stato trasmesso una volta per sempre dal Nuovo Testamento. L'Apostolo scrive: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano” (1 Corinzi 15:1-2).

Ciononostante, pure a molti oggi l'Apostolo potrebbe dire, come agli antichi cristiani della Galazia: “Mi meraviglio che ... passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo”.

Ecco perché lo studio diligente della Parola di Dio e delle dottrine bibliche cristiane è importantissimo. Solo un ingenuo potrebbe sottovalutarlo. Ci permette infatti di discernere il vero dal falso, di non essere ingannati e derubati di ciò che più vale. L'Evangelo annunzia la grazia di Dio per la nostra eterna salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze attraverso il ravvedimento e la fede in Cristo, quello che il Nuovo Testamento annuncia. Nessun altro vale.

Si incontra sempre, però, chi questo vangelo vorrebbe “interpretarlo” secondo i presupposti di filosofie e tradizioni umane, "aggiornarlo", rivederlo, ad esso aggiungere o togliere secondo presunte nuove rivelazioni o autorità.

Anche per l'Evangelo valgono così gli ammonimenti dell'ultimo capitolo dell'Apocalisse: “Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro” (22:18-19).

Non sorprendono quindi nemmeno le maledizioni (detti anche anatemi) dell'Apostolo verso chiunque pretende di alterare ed imitare l'Evangelo: si tratta di questioni troppo importanti per tollerare qualsiasi sua manipolazione, qualunque sia il pretesto che la vorrebbe giustificare, chiunque la proponesse, uomo o persino angelo che sia!

L'Evangelo è inalterabile. Non cambia. Non si "evolve" nel tempo. Esso è eterno: “Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante il vangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, a ogni nazione, tribù, lingua e popolo” (Apocalisse 14:6).

Non lasciamoci confondere da chi ci propone un cristianesimo riveduto e corretto che sembra buono ma che non è conforme al “deposito” della fede apostolica contenuto nel Nuovo Testamento tutt'intero.

Preghiera. Signore Iddio, voglio attenermi diligentemente alla fede trasmessa dagli antichi apostoli e profeti, senza lasciarmi turbare da discorsi di apparente plausibilità che se ne distanziano. Aiutami a verificare ogni cosa secondo il metro della Tua Parola. Amen.

Domenica 14 aprile 2019 - Domenica delle Palme

Letture bibliche: Isaia 50:4-9; Filippesi 2:5-11; Luca 22:14-23:56; Luca 23:1-49; Salmi 31:9-16

Preghiera: Onnipotente ed immortale Dio, nel tuo tenero amore per le creature umane hai inviato il tuo Figlio e nostro Salvatore Gesù Cristo per prendere su di sé la nostra natura, e per soffrire la morte in croce, dandoci l'esempio della sua grande umiltà. Concedici, nella tua misericordia, che noi si possa camminare sulla via della sua sofferenza, come pure condividere la sua risurrezione; per Gesù Cristo, nostro Signore , che vive e regna con te e con lo Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre. Amen.