domenica 7 maggio 2017

Il triplice uso della Legge

Fra le piaghe di cui soffre il mondo evangelico contemporaneo (solo per rimanere nel nostro ambiente) si mette spesso in evidenza quello che generalmente viene chiamato l’Arminianesimo. Pure gravi, però, sono le manifestazioni dell’Antinomismo, vale a dire la pretesa che la Legge di Dio come la troviamo nell’Antico Testamento sia “superata”, non rilevante per il cristiano e persino che, come cristiani, non ne avremmo proprio a che fare! Equivoci e palesi distorsioni del messaggio del Nuovo Testamento a questo riguardo oggi abbondano e escono visibilmente alla superficie come bolle purulente nelle reazioni di molti che appaiono risentiti quando si citano come normativi i principi di giustizia proclamati nell’Antico Testamento. Il seguente articolo di R. C. Sproul[1] è un’eccellente sintesi dalla quale si può partire per ulteriori approfondimenti.
Il triplice uso della Legge
Qual è il rapporto della legge veterotestamentaria alla mia vita? Forse che la legge veterotestamentaria è irrilevante per i cristiani, oppure c’è un senso per il quale siamo ancora legati ad essa e in quale proporzione? Ecco alcune questioni con le quali il cristiano oggi si vede confrontato in un’epoca come la nostra dove l’eresia dell’antinomismo diventa sempre più pervasiva. Da cui la crescente necessità di dare urgente risposta a queste questioni.

Il messaggio della Riforma s’incentrava sulla Grazia, eppure i riformatori erano ben lungi dal ripudiare la Legge di Dio. Giovanni Calvino, per esempio, per mostrare l’importanza della Legge per la vita cristiana, scrisse ciò che è poi è stato chiamato “Il Triplice Uso della Legge”[2].

1. Il primo scopo della legge è quello di essere uno specchio. Da una parte, la Legge di Dio riflette la perfetta giustizia di Dio. La Legge ci dice molto su chi sia Dio. Forse più importante ancora, la Legge mette in evidenza, illuminandola, la peccaminosità umana. Agostino scrisse (citato da Calvino): “La Legge ordina affinché, dopo esserci sforzati di adempiere i comandamenti ed aver fallito a causa della nostra infermità, impariamo ad implorare l'aiuto di Dio … L'utilità della Legge è di convincere l'uomo della sua infermità e costringerlo a chiedere la medicina della grazia, che è in Cristo … La legge comanda; la grazia dà la forza di far bene … Dio comanda quel che non possiamo fare, onde sappiamo quel che gli dobbiamo domandare …. La Legge è stata data per renderci colpevoli, onde essendo colpevoli temessimo, e temendo domandassimo perdono e non presumessimo nulla dalle nostre forze … La Legge è stata data per farci sentire piccoli, anziché grandi, per mostrarci che da soli non abbiamo la forza di ottener giustizia; onde, sentendoci poveri ed indigenti, ricorressimo alla grazia di Dio” (2:7:9). La Legge mette in evidenza la nostra debolezza affinché cerchiamo la forza che si trova in Cristo. Qui la legge agisce come un severo maestro che ci spinge a cercare Cristo.

2. Il secondo scopo della Legge è quello di mettere un freno alla malvagità umana. La Legge di per sé stessa e in sé stessa, non può trasformare il cuore umano. È in grado, però, di proteggere i giusti dagli ingiusti. Calvino dice: “La seconda funzione della Legge consiste nel ricorrere alle sanzioni per mettere un freno alla malvagità di quanti si curano di fare il bene solo quando siano costretti, in quanto li inquieta con le terribili minacce che contiene. Questo avviene non perché il loro cuore sia interiormente toccato o mosso, ma perché sono come imbrigliati ed impediti di dar corso ai loro malvagi propositi, che altrimenti attuerebbero con sfrenata licenza. Non risultano, per questo, più giusti e migliori di fronte a Dio. Sebbene siano trattenuti dal timore o dalla vergogna, per cui non osano eseguire quello che concepiscono in fondo al cuore e non danno libero corso alla furia della loro intemperanza, tuttavia il loro cuore non è mosso dal timore e dall'obbedienza a Dio; anzi più si trattengono, più sono infiammati dalle loro concupiscenze, pronti a commettere ogni azione vile o turpe, se il timore della Legge non li trattenesse. E non solo il cuore rimane sempre malvagio, ma anche nutrono un odio radicale contro la Legge di Dio e dato che Dio ne è l'autore, odiano lui. Se fosse loro possibile, lo toglierebbero volentieri di mezzo perché non possono tollerare che ordini quel che è buono, santo e retto, facendo giustizia di quanti sprezzano la sua maestà” (2:7:10). La Legge rende possibile una certa misura di giustizia sulla terra, fintanto che non si realizzi il Giudizio finale.

3. Il terzo scopo della Legge è rivelare ciò che piace a Dio. Come figlioli di Dio nati di nuovo, la Legge ci illunina su ciò che a Dio, nostro Padre, che cerchiamo di servire, piace. Il cristiano si rallegra nella Legge come Dio stesso si rallegra di essa. Gesù disse: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). È questa la più alta funzione della Legge, servire come strumento del popolo di Dio per rendergli l’onore e la gloria che gli sono dovuti.

Calvino scrive: “La terza funzione della Legge, la principale, pertinente al fine per cui essa e stata data, si esplica fra i credenti nel cui cuore già regna ed agisce lo spirito di Dio. Sebbene abbiano la Legge scritta nei toro cuori dal dito di Dio; sebbene ricevano dallo Spirito Santo il desiderio di obbedire a Dio, tuttavia traggono ancora doppio frutto dalla Legge. Essa è un ottimo strumento per far loro sempre meglio e più sicuramente comprendere quale sia la volontà di Dio, alla quale aspirano, e confermarne in loro la conoscenza. Come un servo, pur desideroso di servir bene e compiacere in tutto al suo padrone, ha bisogno di conoscere con grande famigliarità le sue abitudini e le sue condizioni per potercisi adattare. E nessuno tra noi può esentarsi da questa necessità. Nessuno ancora, infatti, ha raggiunto un sapienza tale da non poter progredire ulteriormente, giorno per giorno, mediante il quotidiano approfondimento della Legge, assimilando la volontà di Dio con sempre più chiara comprensione. Non abbiamo solamente bisogno di insegnamenti ma anche di esortazioni: il servitore di Dio trarrà dunque dalla Legge e dalla frequente meditazione di essa anche questo giovamento: sarà stimolato all'obbedienza a Dio, vi sarà confermato e sarà liberato dai suoi errori. Bisogna che in questo modo i santi esortino se stessi dato che, per quanto pronti a fare il bene, sono sempre trattenuti dalla pigrizia e dalla pesantezza della carne, per cui non compiono mai appieno il loro dovere. Riguardo alla loro carne la Legge sarà come una frusta che la spinge all'opera: un asino non vuol tirare se non lo si frusta. Per parlar più chiaramente: dato che l'uomo spirituale non è ancora liberato dal fardello della carne, la Legge gli sarà di pungolo perpetuo per non lasciarlo addormentare né rallentare il passo” (2:7:12).

Studiando e meditando la Legge di Dio, noi frequentiamo la scuola della giustizia. Impariamo ciò che piace a Dio e ciò che lo offende. La Legge morale che Dio rivela nella Scrittura è per noi sempre vincolante. La nostra redenzione è dalla maledizione della Legge, non dal nostro dovere di ubbidirla. Noi veniamo giustificati non sulla base dell’ubbidienza alla Legge, ma al fine di poter essere ubbidienti alla Legge di Dio. Amare Cristo vuol dire osservare i Suoi comandamenti. Amare Dio vuol dire ubbidire alla sua Legge.

Sommario
  • La chiesa oggi è pervasa dall’Antinomismo, che indebolisce, respinge o distorce la Legge di Dio.
  • La Legge di Dio è specchio della santità di Dio e della nostra ingiustizia. Essa serve per rivelarci il bisogno che abbiamo del Salvatore.
  • La Legge di Dio mette un freno al peccato.
  • La Legge di Dio rivela ciò che a Dio piace e ciò che gli è offensivo.
  • Il cristiano ama la Legge di Dio ed ama ubbidire alla Legge morale di Dio.
Brani biblici su cui riflettere: Salmi 19:7-11; Salmi 119:9-16; Romani 7:7-25; Romani 8:3-4; 1 Corinzi 7:19; Galati 3:24

Potrà pure essere molto utile leggere tutta la sezione dell’Istituzione di Calvino che riguarda la Legge di Dio (http://riforma.net/index.php/Istituzione/Secondo/07). 

Note

[1] Essential Truths Of The Christian Faith by R. C. Sproul © (Tyndale 1992), https://www.monergism.com/thethreshold/articles/onsite/sproul/threefold_law.html
[2] Calvino, Istituzioni, 2:7:8-12 - http://riforma.net/index.php/Istituzione/Secondo/07

sabato 6 maggio 2017

La Parola di Dio e la Legittima Difesa

“Se il ladro, colto nell'atto di fare uno scasso, viene percosso e muore, non vi è delitto di omicidio. Se il sole è già sorto quando avviene il fatto, vi sarà delitto di omicidio” (Esodo 22:2-3).
Al cuore del dibattito sul controllo delle armi vi è la questione della legittima difesa. I cittadini possono desiderare di possedere un’arma per la caccia ed a fini ricreativi, ma la ragione principale di possedere un’arma è la legittima difesa contro i criminali e contro un governo tirannico. Un qualsiasi testo biblico che tratti di legittima difesa è centrale per determinare il diritto di possedere un’arma secondo la Legge di Dio. Forse il testo più cruciale per affrontare l’argomento è il testo sul diritto all’audo-difesa di Esodo 22:2-3.

Questo testo biblico compare nella porzione del Pentateuco conosciuta come “Il libro dell’Alleanza” (Esodo 21-23). Il Libro dell’Alleanza segue subito dopo i Dieci Comandamenti, e fornisce un’applicazione concreta ai principi di verità e giustizia contenuti nei Dieci Comandamenti attraverso “statuti e giudizi”.

Il contesto di Esodo 21:2-3 tratta del furto e del risarcimento. Nell’ambito della discussione sul furto viene presentato il caso di un ladro colto nell’atto di fare uno scasso. Nel caso di questa legge sono presentati due scenari.

Nel primo scenario, il ladro viene “colto nell'atto di fare uno scasso”, vale a dire, il ladro si introduce in casa dal tetto, dalla finestra o dalla porta durante le ore della notte. Vi è così l’ingresso forzato in una casa (o in una proprietà privata) e il proprietario sorprende il ladro. A questa situazione di allarme e minaccia (nel buio della notte non conosce l’intenzione, identità ed armi dell’intruso) il proprietario risponde uccidendo il ladro, che probabilmente è armato. La dichiarazione della Legge di Dio è che in queste circostanze il proprietario è innocente da atti illeciti ed è pienamente giustificato nell’usare forza letale per difendere sé stesso e la sua famiglia

La seconda circostanza implica un ladro “colto nell’atto di fare uno scasso” in una circostanza diversa, in questo caso “se il sole è già sorto” e, presumibilmente, il proprietario può identificare le intenzioni dell’intruso e vede che non è armato e che non pone una minaccia alla sua vita o integrità fisica, ma è semplicemente un ladro. Ciononostante, il proprietario uccide il ladro. In queste corcostanze il proprietario che fa uso di un arma letale è colpevole del delitto d’omicidio. Non si tratta quindi di legittima difesa (perché non è stato attaccato o minacciato), ma di un atto brutale contro una persona disarmata la cui sola indenzione è di sottrarre proprietà. La pena del furto è la restituzione, non la morte. Si tratta così del caso di soppressione non autorizzata di una vita umana e quindi è omicidio, punibile con la morte. La Legge di Dio autorizza la protezione della vita con l’uso di forza letale se necessario, ma la Legge di Dio non permette la difesa della proprietà allo stesso modo.

È importante notare che il caso presentato qui è quello di un ladro che implica lo spargimento del sangue. Questo caso è quindi un’applicazione della giustizia del Sesto Comandamento: “Non uccidere” (Esodo 20:13). Di conseguenza, la legge biblica sulla legittima difesa ci autorizza a difendere la nostra vita contro persone malvage che odiano Dio, la Sua Legge e la vita del loro prossimo.. Possiamo presumere che coloro che ci minacciano fisicamente con armi, disprezzano la vita che Dio ci ha dato, e quindi, noi possiamo difendere noi stessi contro un tale male fino al punto di uccidere il nostro assalitore.

Per concludere: consideriamo le implicazioni di Esodo 22:2-3 per il diritto alla legittima difesa.

  • Questo caso stabilisce il diritto alla legittima difesa. La Legge di Dio permette ad una persona di difendere sé stessa e la sua famiglia. Questa difesa potrebbe richiedere l’uso di forza letale, e quindio implica l’uso di armi.
  • Se una persona non è colpevole quando uccide un intruso sulla base della supposizione che possa essere armato o essere una minaccia per lei e la sua famiglia, ancora di più la Legge di Dio autorizza l’auto-difesa contro un assalitore armato che minaccia chiaramente la sua integrità fisica. Una persona è giustificata nel difendere sé stessa ogni qual volta è attaccata o la sua vita è in pericolo.
  • La responsabilità primaria per la difesa contro attacchi violenti è la responsabilità personale. La difesa della propria vita e quella della propria famiglia è principalmente una responsabilità individuale, non la responsabilità della comunità o del governo (le istituzioni). Non c’è alcuna indicazione che l’antico Israele avesse una forza di polizia o esercito regolare. Gli uomini armati di Israele, sotto la direzione dei loro magistrati, erano l’esercito. Vi è certamente la necessità di amare il nostro prossimo e di venirgli in aiuto se lo possiamo fare. La prima linea di difesa contro la violenza e l’aggressione è la persona che è pronta ad usare la forza necessaria per difendere la sua vita e coloro dei quali è responsabile (ad esempio la sua famiglia).
  • Ogni tipo di arma è ammissibile per la legittima difesa. In questo caso la legge non dice che il proprietario è colpevole se fa uso di una spada ma non colpevole se fa uso di una mazza. La questione non è di quali armi, ma il diritto all’autodifesa. La Legge di Dio non fa una distinzione arbitraria fra armi accettabili o non accettabili per la legittima difesa. Non ci sono leggi bibliche che limitano l’accesso di cittadini alle armi necessarie per la legittima difesa, Limitare l’accesso dei cittadini ad armi letali (ad esempio armi da fuoco) vuol dire limitare la propria capacità di auto-difesa. Controllo delle armi vuol dire controllo della legittima difesa, e quindi potrebbe dire pregiudicarla. Chi vorrebbe che fosse controllata e limitata la capacità dell’individuo a difendersi, se non deliquenti e tiranni?
  • Il caso di questa legge biblica è di per sé un grande deterrente per i criminali. Dopo tutto, i cittadini sono armati ed autorizzati ad uccidere, se necessario, intrusi ed aggressori!
  • Questo caso, inoltre, mette dei freni all’individuo nell’uso delle armi nell’auto-difesa. Deve fare molta attenzione, affinché non faccia uso di forza letale quando non sarebbe necessaria. Se lo fa lo pagherebbe con la vita.