venerdì 16 dicembre 2016

La necessità di un diligente esame di noi stessi

Una cosa è dirsi cristiani, altra cosa è esserlo veramente secondo gli autorevoli criteri stabiliti da Nuovo Testamento. La Parola di Dio ci chiama a verificarlo regolarmente proprio perché potremmo al riguardo ingannare noi stessi e gli altri. Si tratta di una questione di vitale importanza. Oggi spesso snobbato dalla nostra epoca superficiale e facilona, l’antico concetto di “esame di coscienza” è da ricuperare e praticare con diligenza da ogni cristiano responsabile. Il seguente articolo, che riflette sul testo biblico di 2 Corinzi 13:5 ci può essere di utile ammonizione ed incoraggiamento.
È possibile essere religiosi in tante maniere: è possibile aderire religiosamente ad ideologie, filosofie e religioni le più diverse ed avere persuasioni di vario tipo più o meno profonde sulle realtà ultime della vita. È possibile pure dirsi cristiani per i motivi più diversi, familiari, sociali, intellettuali o per percepita convenienza. Altra cosa, però, è la conversione autentica al Dio vero e vivente, Colui che si rivela a noi in Gesù Cristo secondo l’autorevole insegnamento del Nuovo Testamento. Quella è una conversione che non è opera dell’uomo, ma di Dio, che sovranamente agisce in una persona attraverso l’azione efficace dello Spirito Santo. Essa ne trasforma il cuore e la vita, mettendola in comunione con Gesù Cristo ed alla cui immagine morale e spirituale gradualmente la trasforma.

Una cosa è dirsi cristiani, secondo i criteri più diversi, altra cosa è esserlo veramente, vale a dire secondo il criterio testimoniato e stabilito dal Nuovo Testamento. Esso è l’unico a “fare testo, a costituire, cioè, il testo di riferimento fondamentale, il modello esemplare che ha indiscussa autorità in quel campo. Proprio perché potremmo ingannare noi stessi e gli altri sulla nostra conclamata professione di fede cristiana, possiamo, anzi, abbiamo il dovere di verificarlo, di metterlo alla prova. Si tratta di una questione di vitale importanza.

Il concetto di “esame di coscienza” è presente  in molte diverse culture laiche e religiose. Nell'ebraismo l'esame di coscienza è una dimensione essenziale della preghiera. In quest’ambito la preghiera è considerata il modo in cui gli esseri umani esprimono il loro rapporto con Dio e che, all'interno della tradizione ebraica essa può assumere diversi aspetti. Il termine ebraico lehitpallel è la forma riflessiva del verbo palel, giudicare. In altre parole il termine "pregare" intende un'azione di autogiudizio, di riflessione sulla propria vita, di considerazione della direzione presa, di introspezione. il compito principale della preghiera consiste in un'opera di autoanalisi e di introspezione al cospetto di Dio, di esame di se stessi di fronte alla verità e alla realtà. Generalmente, nella fede cristiana, l’esame di coscienza è considerato come la pratica spirituale attraverso la quale il credente richiama alla memoria i propri peccati con la volontà di non commetterli più e cercando così di migliorare la propria vita. Per estensione, l'esame di coscienza è anche un'intima riflessione su noi stessi, sul nostro operato. Secondo ciò che ci insegna il Nuovo Testamento, però, è molto più che questo.

Un attento e regolare esame di noi stessi è ciò a cui la Parola del Signore chiama ogni cristiano quando afferma: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l'esito della prova sia negativo” (2 Corinzi 13:5). Questo testo lo si potrebbe parafrasare in questo modo: “Esaminatevi a fondo per vedere se vivete da veri cristiani, sottoponendovi a questa prova. Sentite ogni giorno di più la presenza e la potenza di Cristo fra di voi? O state soltanto fingendo di essere cristiani, quando non lo siete affatto?” (BDG).

Quelle sono le parole che l’apostolo Paolo rivolge alla comunità cristiana di Corinto. Perché specificatamente, in quel contesto, egli lo fa? Perché in quella comunità erano sorte persone influenti che mettevano in questione l’autorevolezza dell’apostolo Paolo, che ne contestavano l’autorità spirituale, che contestavano il fatto che attraverso l’Apostolo fosse Cristo stesso a parlare. Esse, infatti, sono da considerarsi in congiunzione con 2 Corinzi 13:3: ”...dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me, lui che non è debole verso di voi, ma è potente in mezzo a voi”.

Paolo capovolge qui la pretesa di chi lo contestava, esortandoli a verificare piuttosto la loro personale condizione spirituale, la condizione della loro anima, per vedere se essi fossero autenticamente “nella fede”. Se si fosse comprovato che veramente essi erano “in Cristo”, essi non avrebbero avuto problemi nel riconoscere che Cristo parlava attraverso l’Apostolo, l’avrebbero fatto spontaneamente a causa della consonanza spirituale che necessariamente accomuna ogni vero cristiano (la presenza dell’identico Spirito Santo, lo Spirito di Cristo). Negare pertinacemente, d’altro canto, l’apostolicità e l’ispirazione apostolica di Paolo sarebbe stata prova che essi di fatto non avevano lo Spirito di Cristo, il che avrebbe invalidato la loro professione di fede.

Esaminiamo più a fondo questo testo.

1. “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”. Paolo li consiglia di esaminare la condizione della loro anima per verificare che essi fossero davvero nella fede. Per “fede” si potrebbe qui intendere: (1) se essi avevano una conoscenza spirituale e sperimentale dell’insegnamento (dottrina) della fede come essi lo avevano ricevuto; se essi avevano vero amore e dedizione ad esso; se vi credevano di tutto cuore; se essi, per opera dello Spirito Santo, ne avevano sentito e ne sentono tutto il potente suo impatto sulla loro anima e ne fanno esperienza quotidiana. (2) Se in quella fede, in quell’insegnanento, essi si erano conservati e ne stavano fermi e stabili. (3) Se essi vivevano la grazia della fede, manifestata nella loro salvezza dal peccato e dalla sua forza e che si manifesta in una vita realmente trasformata e nei doni dello Spirito Santo. (4) Se la loro fede fosse confermata dalle opere evidenti che essa necessariamente produce. (5) Se la loro fede fosse operante d’amore per Cristo e per il prossimo. Se quella fede li aveva fatti e li faceva protendere verso Cristo, vivere grazie a Lui; se Gli avevano dato e gli davano ogni merito per la loro salvezza. Se questo era il caso, l'Apostolo desidera conoscere come essi siano giunti alla fede. Se vi sono giunti, com’è stato il caso attraverso il suo ministero, come mettere in dubbio che Cristo parlasse attraverso di lui?

2. “...mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi?”. Se essi faranno questa verifica esaminando la propria anima dovranno necessariamente trovare Cristo che di fatto dimora in loro. La dimora di Cristo nel cuore del cristiano autentico, nella sua vita, è speciale e particolare, diversa da qualsiasi altro modo in cui Cristo è presente ed operante nel mondo. È la conseguenza della grazia comunicata efficacemente da Dio Padre attraverso l’opera dello Spirito Santo. Vi è un modo in cui la rigenerazione morale e spirituale operata da Dio in una persona fa sì che Cristo “si formi” in essa. L’ardita immagine usata dall’apostolo in un altro testo è quello della formazione di un bimbo nel ventre di sua madre: “Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo sia formato in voi” (Galati 4:19). Inoltre, Dio Padre rivela Cristo in ciascun membro del Suo popolo come fondamento della loro speranza “...cioè, il mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi. Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo” (Colossesi 1:26-28). Nella conversione il Cristo stesso entra e prende possesso del cuore di una persona e in essa vi è formato dal Suo Spirito. L’immagine può essere pure quella di un innesto: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me” (Giovanni 15:4). Le grazie di Cristo così scorrono a loro e in loro come la linfa in un tralcio. È così che essi sono trasformati ad immagine di Cristo: “E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18). Tutto questo può e deve essere verificato esaminando noi stessi. La realtà di una fede autentica può e deve essere verificata.

3. “A meno che l'esito della prova sia negativo” a meno che non sia comprovato il contrario. Se la dottrina della fede non trova chiara testimonianza in loro, di essi non si potrà dire che abbiano autentica fede cristiana, quella generata dallo Spirito e producente opere confacenti. Sarebbero state persone che solo nominalmente si professano cristiane, monete false, “argento riprovato” (Geremia 6:30 Diodati), “argento di rifiuto”. Se questo fosse comprovato, sarebbero “riprovati”, non solo da Dio, ma anche dall’uomo, come ribadito in 13:7 “Preghiamo Dio che non facciate alcun male; non già perché risulti che noi abbiamo ragione, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi dovessimo apparire riprovati”.

Un tale prova  esame, test, verifica è essenziale. Il dilemma per l’apostolo è dunque: non è necessario provare loro che Cristo parla attraverso di lui se essi, dopo accurata prova, verificano che sono nella fede e che Cristo è in loro. Se però queste cose non appaiono in loro, allora si comprovano essere persone prive di discernimento spirituale, quindi, non veri cristiani, piuttosto persone insignificanti e disutili.

Vi è oggi chi, con diversi pretesti, nega che gli scritti dell’apostolo Paolo conservati nel Nuovo Testamento, siano ispirati ed autorevoli così come stanno per la nostra fede. In questo contesto, già solo il negarlo prova che chi fa queste contestazioni è privo di discernimento spirituale perché non ha lo Spirito di Cristo; non è un autentico cristiano. La verifica di cui l’apostolo parla, però, non è da farsi solo in quel caso. Potremmo così farci le seguenti domande.

Evidenze della presenza operante di Dio nella nostra vita. In che modo la nostra fede in Dio ha segnato in modo profondo e significativo la nostra vita e in che modo l’ha fatto la scorsa settimana? In che modo ha influenzato il particolare nostro modo di pensare, di parlare e di agire? In che modo “ha fatto differenza” rispetto al modo di pensare, di parlare e di agire del mondo incredulo? L’Evangelo riconcilia e mette in comunione una persona con Dio, e questo lo si vive nella pratica. Quanto chiara e vivida in noi è la certa consapevolezza che Dio Padre ci ha perdonato in Cristo e ci ama? In che grado questo è reale per noi in questo stesso momento? Possiamo rendere testimonianza di momenti della nostra vita in cui abbiamo ffatto particolare esperienza della pace e della gioia che la fede in Dio comunica? Sentiamo realmente la presenza di Dio nella nostra vita? Abbiamo la consapevolezza che realmente Dio manifesta il
Suo amore nella vostra vita?

Le Scritture come strumento di cambiamento. In che modo l’insegnamento delle Sacre Scritture, che sono Parola di Dio, Parola di Cristo, hanno influito ed influiscono sulla nostra vita recentemente? Troviamo come le promesse che Dio fa al Suo popolo attraverso le Scritture si applicano a noi personalmente e le troviamo vive, preziose ed incoraggianti? Quali esattamente potremmo menzionare? Troviamo che Dio ci chiami o ci sfidi in qualcosa attraverso la Sua Parola e in che modo?

L’esperienza della misericordia di Dio. Cresce in noi un sempre più grande apprezzamento per la misericordia che Dio ci ha manifestato in Cristo? Troviamo che cresce e si muove in noi sempre più glorioso il senso della grazia di Dio ed in misura maggiore di quanto lo sentivamo nel passato? Siamo consapevoli di un senso crescente di orrore per la corruzione naturale del nostro cuore, le cui tracce permangono anche in ogni cristiano autentico, e vi rispondiamo attraverso una sempre maggiore dipendenza dalla preziosa grazia di Dio in Gesù Cristo alla quale dobbiamo tenerci stretti?

Un serio esame di noi stessi è sicuramente “scomodo” da farsi. L’esame di noi stessi potrebbe metterci in seria apprensione e portarci persino alla disperazione. Non è questo, però, il fine per il quale la Parola di Dio ce lo comanda. Se ce lo comanda è sicuramente per il nostro bene. La verifica è fatta anche per motivi pedagogici. È un mezzo che Dio usa per la nostra personale santificazione, a suo modo, uno strumento della grazia di Dio. Questo è stato riconosciuto, definito e praticato attraverso tutta la storia del popolo di Dio e del quale abbiamo molte testimonianze. Rileggiamone l’esortazione, così com’è stata parafrasata: “Esaminatevi a fondo per vedere se vivete da veri cristiani, sottoponendovi a questa prova. Sentite ogni giorno di più la presenza e la potenza di Cristo fra di voi? O state soltanto fingendo di essere cristiani, quando non lo siete affatto?”




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