lunedì 3 agosto 2009

Lunedì 3 agosto 2009

Un attento esame della nostra situazione

32 “Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; 33 ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie 34 e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito. 35 Dico questo nel vostro interesse; non per tendervi un tranello, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni” (1 Corinzi 7:32-36).

I principi enunciati a più riprese in questi testi dall'Apostolo sono stati spesso abusati ed equivocati nella storia della chiesa e corriamo il rischio di non leggerli con la necessaria obiettività. È vero: gli impegni e le preoccupazioni della famiglia e del lavoro ci distolgono oggettivamente dalla piena consacrazione all'opera del Signore (diffondere l'Evangelo, promuovere la vita della comunità cristiana, prendersi cura della crescita morale e spirituale dei nostri fratelli e sorelle nella fede, crescere noi stessi in conoscenza, ecc.). Per questo dobbiamo esaminare bene quale sia la nostra vocazione primaria nella vita, quale siano le responsabilità che dobbiamo onorare, quali le priorità, quali le necessità della nostra famiglia e della comunità cristiana, come organizzare la nostra vita e la vita comunitaria, ecc. L'Apostolo assolutamente non svaluta qui il matrimonio né prescrive il celibato dei ministri di culto o dei “religiosi” (categoria sconosciuta nel Nuovo Testamento)! È una questione di “vocazione” e di organizzazione. Il “che fare” va valutato caso per caso con saggezza e senso di responsabilità.

I doveri verso famiglia e “lavoro secolare” vanno onorati, anzi, il Signore stesso comanda di farlo: “Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo” (1 Timoteo 5:8). “L'opera del Signore” non può essere una scusa per trascurare i propri doveri familiari. Inoltre:“Bisogna ... che il vescovo [il responsabile della comunità cristiana] sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare[...] non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi, perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio? (1 Timoteo 3:2-5). Il celibato non può essere imposto, così come ...il matrimonio non è obbligatorio! Dipende. Per alcuni, “non sposarsi” potrebbe essere una scelta di comodo che permette una vita promiscua ed irresponsabile, per potersi meglio “divertire”, altro che “servire il Signore”! Una volta così onorate tutte le nostre responsabilità [un celibe o una nubile potrebbe anche avere la responsabilità di occuparsi dei propri genitori anziani e invalidi] ogni cristiano deve esaminare la propria vita e chiedersi se l'interesse per “le cose del Signore” sia diviso con altri interessi (non essenziali o illegittimi), quali siano le cose che gli fanno perdere tempo e lo distraggono da ciò che più importa, in che modo la sua vita possa essere meglio organizzata, in che modo la gestione della comunità cristiana possa essere condivisa adeguatamente fra i suoi membri, ecc. Insomma: analizziamo attentamente la situazione e vediamo come rispondere ad ogni legittima esigenza!

Preghiera. Signore Iddio, che io esamini diligentemente la mia situazione e ne venga a capo secondo la Tua sapienza. Amen.

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