giovedì 27 agosto 2009

Perché sono diventato credente?

Perché sono diventato credente?

Non ho mai incontrato qualcuno che a questa domanda abbia risposto: "Oh, la ragione per la quale io sono credente è perché io ero migliore degli altri". Tutti gli arminiani, che danno molto peso alla "libertà di scelta" dell'essere umano, sarebbero molto restii a dire una cosa del genere. Però, sebbene essi respingano questa implicazione, la logica del Semipelagianesimo implica questa conclusione. Se indubbiamente, in ultima analisi, la ragione per la quale io sono un cristiano ed un altro no è perché io ho fornito la risposta più appropriata all'offerta di salvezza fattami da Dio, mentre qualcun altro l'ha respinta, allora, secondo una logica inattaccabile, io ero migliore o più intelligente di coloro che sono rimasti indifferenti o hanno respinto l'Evangelo loro annunciato.

Ciò che insegna la teologia riformata è che è sì il credente ha dato la risposta giusta ed il non credente quella sbagliata, ma la ragione per la quale il credente dà la risposta giusta è perché Dio, secondo la Sua sovrana elezione, ha cambiato la disposizione del mio cuore affinché io dessi la risposta giusta. Non posso dare a me stesso alcun credito per la risposta che ho dato a Cristo, perché perché allora, per definizione, la grazia non sarebbe più grazia. Dio non solo ha dato avvio alla mia salvezza, non solo ha seminato il seme, ma ha reso sicuro che il seme seminato nel mio cuore germogliasse rigenerandomi attraverso la potenza dello Spirito Santo. La rigenerazione è una condizione necessaria affinché il seme prenda radici e fiorisca. Ecco perché al cuore stesso della teologia riformata sta l'assioma che la rigenerazione precede la fede. E' quella formula, quell'ordine di salvezza, che tutti i semipelagiani respingono. Essi sostengono l'idea che nella loro condizione peccatori decaduti e di morte spirituale essi possano esercitare la fede e poi essi siano fatti nascere di nuovo. Secondo la loro concezione, essi rispondono favorevolmente all'Evangelo prima che lo Spirito Santo abbia mutato la disposizione della loro anima per portarli alla fede. Quando questo accade, la gloria ne risulta condivisa, in parte a me ed in parte a Dio. Nessun semipelagiano può onestamente dire, allora: "A Dio soltanto la gloria". Per il semipelagiano, certo Dio vuole far grazia, ma, in aggiunta alla grazia di Dio, la mia opera di risposta è assolutamente essenziale. Qui, allora, la grazia non è di per sé stessa efficace e, in ultima analisi, non è neppure grazia, perché dipende da qualcosa che io debbo prima essere o operare. Di fatto, però, la salvezza appartiene al Signore, dal principio alla fine. Sì, debbo credere. Sì, debbo rispondere. Sì, debbo ricevere Cristo. Però, per me, per dire di "sì" ad una di queste cose, il mio cuore deve prima essere trasformato dalla potenza sovrana ed efficace di Dio lo Spirito Santo. Soli Deo Gloria.

R. C. Sproul (Grace Alone)

Vedi qui l'articolo completo: http://sites.google.com/site/tempodiriforma/articoli-1/perche-sono-diventato-credente

1 commento:

  1. Ahhhhhh, ma è tanto difficile da capire questo concetto? Eppure è semplice semplice, lo si trova nella Bibbia e lo si ritrova facendo un'analisi della nostra propria conversione.
    Avremmo mai potuto dire di NO, rispondere di NO alla chiamata di Dio? Io dico, se rispondi SI allora la tua non era vera fede ma solo apparenza, e non era una chiamata, e di conseguenza non hai fede, se rispondi NO, devi convenire sul fatto che è tutto merito di Dio se sei salvato!

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