venerdì 18 febbraio 2011

Il matrimonio è sempre e necessariamente “civile”


Matrimonio civile o matrimonio "religioso"? Questo è il dilemma che talvolta assilla le coppie cristiane che vorrebbero "legittimare" il loro matrimonio nel contesto di una chiesa, ma poi si ritrovano fra le pastoie legali delle leggi e dei regolamenti dell'una o dell'altra chiesa fino, in alcuni casi, a renderlo impossibile. Molti non si rendono conto, però, che, secondo i principi della Bibbia e della fede coerentemente riformata, "la chiesa" non ha alcun potere di "sposare" nessuno. Il matrimonio è un'ordinanza universale della creazione che viene stabilito quando un uomo ed una donna decidono di stabilire fra di loro comunione permanente fondata sull'amore, la fedeltà reciproca e la solidarietà incondizionata. Lo stato o un'organizzazione religiosa può volere legittimamente nel suo ambito regolamentare tare unione, ma, come non può impedirla, non ha il potere di stabilirla o di "legittimarla". La concezione biblica e riformata del mondo e della vita ha un potere liberante da ogni abuso.

Il matrimonio è un’ordinanza della creazione, non un’ordinanza che riguardi il culto della chiesa. È cosa fondamentalmente diversa da ordinanze come il Battesimo o la Cena del Signore. Il Battesimo e la Cena del Signore, infatti, sono stati stabiliti come elementi del culto e quindi devono avvenire nel contesto del culto cristiano. Ciò che rende il matrimonio matrimonio è l’accordo fra un uomo ed una donna di stabilire fra di loro un rapporto di comunione stabile basato sull’amore, sulla fedeltà e sulla solidarietà incondizionata.


Dio è il solo testimone necessario di tale accordo, ed Egli è il testimone di ogni matrimonio, riconosciuto o non rconosciuto che sia dalla società o da una chiesa.

Il primo matrimonio non aveva alcun testimone umano. Allora non c’era né chiesa né stato, a meno che noi si consideri la “chiesa” in senso lato e si dicesse che Adamo ed Eva la costituissero. Anche se così fosse, noi vi rileveremo comunque una differenza, perché il matrimonio non era avvenuto nell’ambito del culto.

È per questo motivo che nessuno stato e nessuna chiesa è in grado di distruggere un matrimonio perché il matrimonio in quanto tale non ha alcun rapporto necessario con lo stato o con la chiesa (essi non sono indispensabili né fondanti per un matrimonio): esso è formato solo da un uomo ed una donna davanti a Dio. Lo Stato e la chiesa possono solo riconoscere l’accordo fra l’uomo e la donna, e l’accordo sussiste anche se si rifiutassero di riconoscerlo. La chiesa deve fare particolare attenzione a rammentarsi di questo - essa non possiede alcun potere mistico di formare un’unione né di legittimarla, così non deve nemmeno far finta di avere un tale potere. Essa non rappresenta in quanto tale Dio, né si sostituisce a Lui.

Le implicazioni di questo concetto sono coerenti con ciò che sperabilmente la maggior parte delle persone già riconosce. Noi riconosciamo che l coppie non cristiane sono indubbiamente spoate, non importa come sia avvenuto quel matrimonio. Se essi dicono di essere sposati, allora noi crediamo che lo siano, e ci aspettiamo che essi si comportino come persone sposate, tanto che si applicano loro tutti i principi biblici che caratterizzano il matrimonio, inclusa la riprovazione dell’adulterio. Se l’uomo ritiene di doversene fuggire via con un’altra donna e di abbandonare quella con la quale aveva stabilito comunione, noi non scrolleremmo le spalle dicendo: “Beh, non era comunque sposato e quindi non ha fatto nulla di male...”. No, diremmo che era già sposato e che ha commesso un adulterio o vive in poligamia. In altre parole, non importa se quella coppia si era sposata davanti allo stato, ad una chiesa oppure nell’ambito di una cerimonia pagana - se loro intenzione era quella di sposarsi e di stabilire una comunione di vita, essi sono sposati. La cerimonia è solo una formalità aggiunta all’accordo nuziale fra di loro. È per questo che una coppia sposata, mettiamo, nell’ambito di una religione non cristiana o solo civilmente non ha bisogno di sposarsi di nuovo “in chiesa” (e così “legittimare” la loro unione) se diventa cristiana ed aderisce ad una chiesa evangelica, perché non sono stati sposati da quella religione o dallo stato in quanto tale, ma dal loro proprio accordo. Se vuole potrà volontariamente riconfermare tale unione e promesse davanti alla comunità cristiana nell’ambito del culto, ma questo non è indispensabile.

È vero che la Bibbia ci dà esempi di cerimonie nuziali, ma come resoconto storico, non come dottrina che stabilisca come quelle cerimonie siano necessarie per costituire un autentico matrimonio. La Scrittura dice che ciò che Dio ha unito, l’uomo non separi, ma si tratta di Dio che ha unito quella coppia e non la chiesa. Come “l’uomo” non può forzatamente separare una coppia, esso neppure ha il potere (nemmeno delegato) di unirla.

Certo, i cristiani considerano il matrimonio qualcosa di speciale e di spirituale. Ciononostate, questo non autorizza la chiesa a trasformarlo in qualcosa che non è. Non è “un sacramento”: è un accordo stabilito nella creazione, non nel culto. Riservare alla chiesa un qualche potere speciale di costituire o di legittimare un matrimonio, è un pensiero tipicamente cattolico-romano che non trova sanzione nella Bibbia. Spesso nelle chiese evangeliche c’è molta ipocrisia (e sicuramente incoerenza) al riguardo.

Non esiste cerimonia umana che possa essere considerata strettamente necessaria oltre all’accordo che si stabilisce  fra un uomo ed una donna. Ciononostante, vivendo nel contesto della società, ci sono cerimonie e procedure, aggiunte al concetto di base del matrimonio che abbiamo delineato, e che fan si che quel rapporto sia riconosciuto e legalmente regolamentato in quella società. Questo non vuol dire, però, che lo stato o la chiesa “costituiscano” quel matrimonio o lo rendano accettabile.

Questo discorso potrà forse mettere a disagio alcuni cristiani, ma non dobbiamo permettere a ciò che è semplicemente tradizione di “dettare legge” e riconfigurare il concetto biblico di matrimonio. Di fatto, la concezione che abbiamo sommariamente delineato non allenta (“pericolosamente”, qualcuno direbbe) lo status del matrimonio, anzi, lo rende stretto, onorevole ed unversale. Afferma che Dio ci rende responsabili del matrimonio al quale ci legiamo, sia stato esso, oppure no, sanzionato in una chiesa. Dio si aspetta che ogni matrimonio, anche quelli non-cristiani, si conformino allo standard biblico, che, naturalmente, a causa del peccato che pregiudica ogni nostra impresa, noi non riusciremo mai ad onorare veramente senza la grazia abilitante di Dio in Gesù Cristo.

Il “matrimonio civile”, quindi, è del tutto legittimo dal punto di vista della Parola di Dio, anche se, limitandoci ad esso, noi mettiamo in questione le tradizioni. La tradizione o una concezione errata o inadeguata del matrimonio, non ci deve far sentire in colpa qualora non ci sottomettessimo ad essa, anzi, dobbiamo sentirci liberi, sulla base dell’insegnamento biblico di agire coraggiosamente e senza vergogna sfidando le consuetudini pronti a spiegare i motivi del nostro comportamento eventualmente non conforme alle consuetudini.

3 commenti:

  1. Quando si afferma che "quel che Dio ha unito..."
    diamo per "scontato" che ogni matrimonio sia stato unito da Dio...come facciamo a saperlo con certezza ?

    Non credo che si possa definire Dio solo come "testimone" di una decisione presa umanamente o addirittura "forzata" da eventi ad esempio delinquenziali.

    Dio forse unisce secondo quanto ha deliberato l'uomo o "decide Lui" chi unire spiritualmente (umanamente possiamo fare ciò che ci pare ma ha valore solo se Dio lo timbra)?

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  2. Caro paolo, trovo interessanti le tue affermazioni e concordo pienamente. Un fenomeno abbastanza nuovo e delicato non lo hai però trattato. Che cosa ne pensi di matrimoni celebrati unicamente in Chiesa o addirittura solo nell'intimità famigliare alla presenza di una Pastore che celebra l'unione, senzo però che essa sia riconosciuta dallo stato?
    L'obiettivo di tali unioni è spesso evitare conseguenze finanziarie per i coniugi, come nel caso di un vedovo che perderebbe la vedovanza...

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  3. Ho visto solo ora il commento di Daniele e cerco di rispondere. Il matrimonio civile è sostanzialmente una garanzia, protegge i diritti della coppia e dei figli. Un matrimonio benedetto da un pastore "in casa" e senza il rito civile (per non perdere la pensione di vedovanza), mi pare un atto disonesto simile al non pagare le tasse. Oggi si tenta di giustificare tutto trovando delle scappatoie, ma la disonestà e la menzogna rimane tale di fronte alla legge morale di Dio.

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