giovedì 17 maggio 2012

Io ho imparato

Continuiamo oggi l'esposizione di Thomas Watson sul testo di Filippesi 4:11 “Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo”. Essa si concentra oggi su "Io ho imparato". Mette in primo luogo in evidenza la differenza intercorrente fra "udire" ed "imparare" per poi soffermarsi sul significato di "imparare a conoscere Cristo"
La prima cosa che si rileva in questo testo è che l’Apostolo si considera uno studente, una persona impegnata ad imparare una lezione. L’ha fatto con successo: il risultato del suo studio è che ha di fatto imparato. Dice: “Ho imparato”. Osserviamo qui due cose: 
L’Apostolo non dice: “Io ho udito che dovrei accontentarmi dello stato in cui mi trovo”, ma “ho imparato”. Il nostro primo insegnamento, quindi, è che non è sufficiente per i cristiani udire quale sia il loro dovere, ma che devono imparare ad adempiere al loro dovere. Una cosa è udire, altra cosa è imparare, come una cosa è discutere di cibi e di cucina, l’altra è preparare del cibo e mangiarlo. L’apostolo Paolo era una persona sommamente pratica. Si può dire che i cristiani ascoltino molto, ma, purtroppo, imparino poco, e di questo dovremmo preoccuparci. 
Nella parabola evangelica del seminatore e dei diversi terreni[15] solo uno è considerato un buon terreno, quello più ricettivo e fecondo. Si tratta di un’ottima illustrazione di questa verità: molti sono quelli che ascoltano, ma solo pochi imparano veramente. 
Vi sono due cose che ci impediscono l’apprendimento: 
Non prestare la dovuta attenzione a ciò che ascoltiamo, ritenere che non sia importante. Cristo è una perla di grande valore; se però la disprezziamo, non impareremo mai o il suo valore o la sua virtù. L’Evangelo è un raro mistero. Esso è chiamato: “il vangelo della grazia di Dio” (Atti 20:24); “il vangelo della gloria di Dio” (2 Corinzi 4:4). L’Evangelo è come un vaso trasparente dal quale brilla lo splendore di Dio. Colui o colei che disprezza o sottovaluta questo mistero, arriverà malapena, se mai ci arriverà, ad ubbidirvi. Colui o colei che guarda alle cose del cielo come cose trascurabil, secondarie, e mette al primo posto nella sua vita i suoi interessi mondani o progetti, questa persona è sulla via larga che porta alla perdizione e certamente non imparerà mai ciò che riguarda la sua pace. Chi mai potrà imparare ciò che non pensa valga la pena di imparare[16]? Aristotele chiama la memoria lo scriba dell’anima, e Bernardo lo stomaco dell’anima, perché ha capacità ritentiva e trasforma il cibo celeste in elementi nutritivi per il corpo e per l’anima. Di solito abbiamo una grande memoria per altre cose, soprattutto per quelle vane. Ciro poteva rammentare il nome di ciascun soldato della sua grande armata. Noi ci rammentiamo delle ferite che altri ci hanno inferto è come riempire una bella cassettiera con il letame. Come disse Girolamo: 
Quanto in fretta dimentichiamo le sacre verità di Dio! Noi tendiamo a dimenticarci di tre cose: le nostre colpe, i nostri amici e le istruzioni che riceviamo. Molti cristiani sono come dei setacci. Mettete un setaccio nell’acqua ed è pieno, ma tiratelo fuori dall’acqua ed essa tutta se ne esce. Allo stesso modo, mentre stiamo ascoltando un sermone ci rammentimo di qualcosa, ma, come un setaccio messo nell’acqua, non appena usciamo dalla chiesa tutto è dimenticato. Gesù dice: “Voi, tenete bene in mente queste parole...” o, come traduce la Diodati “riponetevi queste parole nelle orecchie” (Luca 9:44). Come un uomo che voglia nascondere un gioiello per impedire che venga rubato e lo chiude in un forziere, la Parola deve scendere nel nostro profondo. Essa non può essere solo come rugiada che bagna la foglia, ma come una pioggia che impregna il terreno e raggiunge le radici degli alberi tanto da farli fruttificare. Oh, quanto spesso avviene che, come gli uccelli del cielo che portano via i buoni semi seminati: “Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada” (Matteo 13:19). 
Applicazione
Lasciate che vi metta alla prova. Alcuni di voi hanno udito molto - avete vissuto, 40, 50, 60 anni sotto il suono benedetto della tromba dell’Evangelo - che cosa avete imparato? Avrete magari ascoltato mille sermoni e non ne avete appreso veramente nemmeno uno. Sondate la vostra coscienza. 
1. Avete udito molto a proposito del peccato: siete stati solo uditori, oppure studenti che si impegnano nello studio? Quanti sermoni avete udito contro la cupidigia: quella è la radice che fa crescere orgoglio, idolatria e tradimenti. L’hanno chiamata “il peccato metropolitano”; è un male molto complesso, esso aggroviglia intorno a sé molti altri peccati. La cupidigia è uno dei maggiori ingredienti di pressoché ogni altro peccato. La cupidigia è come la proverbiale sanguisuga: “La sanguisuga ha due figlie che dicono: «Dammi, dammi!»” (Proverbi 30:15). 
Quanto avete udito al riguardo degli scatti di ira. Sono come una pazzia temporanea, un’ubriachezza secca. “Non ti affrettare a irritarti nello spirito tuo, perché l'irritazione riposa in seno agli stolti”[17]. E’ forse vero che alla minima opportunità vi accendete come quando si soffia su dei tizzoni? Quanto avete udito contro gli spergiuri! E’ un chiaro mandato di Cristo: “Non giurate affatto!” (Matteo 5:34). Questo peccato rientra forse più di ogni altro nella categoria di “opere infruttuose delle tenebre”[18]. Satana spesso addolcisce il peccato con sensi di piacere o lo arricchisce con promesse di grandi profitti. Lo vernicia superficialmente, ma sotto che vi è?. Mentre lo spergiuro spara i suoi spergiuri, come frecce tirate verso Dio per trapassare la Sua gloria, Dio, a Sua volta contro di lui spara i suoi “rotoli volanti”[19] di maledizioni. Forse che fate della vostra lingua la racchetta con la quale scagliate i vostri spergiuri, parolacce e bestemmie come palle da tennis? Vi divertite come i Filistei avevano fatto con Salomone che per questo aveva fatto venir giù su di loro l’intera casa[20]? Ahimè, avete imparato molto a proposito del peccato, ma avete imparato ad abbandonare il peccato? Sapete che cosa sia una vipera e vi divertite a giocarci insieme? 
2. Avete molto udito di Cristo, ma avete davvero imparato a conoscere Cristo[21]? Gli israeliti, come disse Girolamo, portavano Cristo nelle loro Bibbie, ma non nel loro cuore. “La loro voce è andata per tutta la terra e le loro parole fino agli estremi confini del mondo”[22]; i profeti e gli apostoli erano come trombe, il cui suono si era diffuso nel mondo, eppure vi sono migliaia di persone che hanno udito il suono di queste trombe e che mai davvero hanno “imparato a conoscere Cristo”. Non tutti hanno ubbidito alla buona notizia[23]. (1) Una persona può sapere molto di Cristo, eppure non avere mai “imparato” Cristo. I demoni conoscevano Cristo. Il demone che Gesù aveva scacciato, diceva: “Io so chi sei: il Santo di Dio!”[24] (2) Un uomo può anche predicare Cristo, eppure ancora non aver “imparato” Cristo, come Giuda e gli pseudo-apostoli: “Quei tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo” (2 Corinzi 11:13). Una persona può professare Cristo, eppure non avere mai imparato Cristo. Vi sono molti al mondo che si dichiarano cristiani, ma saranno davvero riconosciuti come tali al Suo ritorno? “Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"[25]
Che cosa significa “imparare Cristo”?

1. Imparare Cristo significa essere resi come Cristo, avere in sé i divini caratteri della santità incisi nel nostro cuore: “E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18). E’ necessario che avvenga una metamorfosi: un peccatore, contemplando l’immagine di Cristo riflessa nell’Evangelo, è trasformato a Sua immagine. Non c’è mai stato un uomo o una donna che abbia contemplato Cristo con occhi spirituali che non se ne sia poi andato del tutto trasformato. Un vero santo è un come un quadro che rappresenta un paesaggio celestiale, dove tutte le rare bellezze di Cristo sono dipinte in tutta la loro luce e risaltano con forza. Così un vero credente riflette lo stesso spirito, lo stesso giudizio, la stessa volontà di Gesù Cristo. 
2. Imparare Cristo significa credere in Lui: “Signor mio e Dio mio!” (Giovanni 20:28). Questo non è solo credere Dio, ma credere in Dio, il che vuol dire di fatto applicare Cristo a noi stessi come se ungessimo la nostra anima con la sacra medicina del Suo sangue. Avete udito molto di Cristo, eppure non potete, umilmente aderendo a Lui, dire: “il mio Gesù”. E’ così? Non offendetevi se ve lo dico, ma il diavolo sa recitare il Credo altrettanto bene di voi! 
3. Imparare Cristo significa amare Cristo. Quando viviamo la Parola delle Scritture, la nostra vita, siamo come preziosi diamanti che fanno brillare la chiesa di Dio in tutto il loro lustro. Essi sono, in un certo senso, paralleli con la vita di Cristo, come copie dell’originale.
Quanto di quest'opera ho tradotto fin ora si trova a questo indirizzo.

Note

[15] Luca 8.
[16] “,,,chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare” (Giacomo 1:25).
[17] Ecclesiaste 7:9.
[18] Efesini 5:11.
[19] Zaccaria 5:1.
[20] Giudici 16:22ss.
[21] Efesini 4:20.
[22] Romani 109:18.
[23] Romani 10:16.
[24] Luca 4:34.
[25] Matteo 7:22-23

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