sabato 1 dicembre 2012

16 regole per interpretare la Bibbia


Gesù, introducendo in un Suo discorso una citazione dall'Antico Testamento, dice: "Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio…" (Matteo 22:31), poi continua citando un versetto dal libro della Genesi. Pensateci un momento: Gesù credeva (e ci rende responsabili di farlo pure noi) che quando qualcuno legge un versetto dall’Antico Testamento, noi stiamo leggendo qualcosa che proviene da Dio stesso. Sicuramente questa è una concezione molto elevata della Scrittura. La testimonianza che il Signore Gesù rende alla Scrittura è inequivocabile e corrisponde a quanto afferma l’apostolo Paolo: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio” (2 Timoteo 3:16). Quindi, quando apriamo una pagina nella nostra Bibbia, siamo come Mosè di fronte al pruno ardente: “il luogo sul quale stai è suolo sacro”[1] gli diceva Dio e quindi dobbiamo fare estrema attenzione a ciò che con essa stiamo facendo. La Bibbia, sebbene sia un libro, non è semplicemente un libro che ci presenta dei fatti su Dio, ma è ispirato o “espirato” da Dio stesso. Avere questo concetto ben chiaro nella nostra mente ci aiuterebbe molto quando studiamo la Bibbia.

Di fatto, molti considerano la corretta interpretazione della Bibbia “cosa di poco conto”. Per loro questo non è più importante che leggere un qualsiasi altro libro, almeno nella metodologia che usano. Si limitano alle loro impressioni soggettive, a quello che loro sembra, alla loro presunta ispirazione del momento.

Gli antichi israeliti, prima di toccare i rotoli sacri, si lavavano cerimonialmente le mani, perché consideravano questi rotoli come divinamente ispirati. Sebbene certo non dobbiamo diventare superstiziosi per quanto riguarda il libro fisico che chiamiamo Bibbia tanto da lavarci le mani prima di prenderla ed aprirla, il testo della Scrittura è la Parola stessa di Dio. Dovremmo accostarci alla Parola di Dio con umiltà e con il massimo rispetto. “Quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete” (1 Tessalonicesi 2:13).

In che modo interpretiamo la Bibbia? Quando riconosciamo che stiamo maneggiando la Parola stessa di Dio, non dovremmo affrettarci a giungere a delle conclusioni su che cosa significhi un particolare testo. Proprio perché la Bibbia è la santa Parola di Dio, noi dovremmo avere particolare cura di stabilirne il significato corretto prima di tentare di supporre di esporla in nome di Dio. Non c’è compito di maggiore importanza che essere chiamati a predicare o insegnare la Parola di Dio per raggiungere l’anima stessa di chi ci ascolta. Il peso ed il privilegio di farlo è immenso. Le Scritture, infatti, ci dicono: “Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri, sapendo che ne subiremo un più severo giudizio” (Giacomo 3:1). E’ un compito davvero temibile e così dev’essere considerato. Quindi, prima di salire sul pulpito per predicare o insegnare la Parola di Dio, o prima di scrivere un articolo, un messaggio, una riflessione che intenda esporre il contenuto della Bibbia, bisogna accertarsi di averne interpretato correttamente il testo e di farlo in spirito di preghiera, chiedendo a Dio di vegliare su di noi e di guidarci. Il compito del predicatore o dello scrittore non è semplicemente quello di intrattenere “il pubblico” o di raccontare qualche aneddoto per fermarne l’attenzione. Questo non sia frainteso: Dio non dà alcun premio a predicatori noiosi che non siano in grado di comunicare autenticamente con la gente! Dobbiamo però sempre rammentarci che obiettivo ultimo della predicazione è quello di dare a Dio ogni onore e gloria proclamando la Parola di verità accuratamente. E’ cosa seria e santa essere responsabili di proclamare la verità di Dio e non dovrà mai essere fatto alla leggera, sia che ci rivolgiamo a migliaia di persone, sia che la condividiamo con una sola preziosa anima. Ciò che vale per il predicatore, però, vale pure per ogni cristiano. Quando ci sediamo ed iniziamo a leggere per noi stessi la Bibbia, dobbiamo rammentarci che sebbene vi possano essere, per un dato brano, migliaia di differenti applicazioni, non esiste che UNA SOLA interpretazione corretta – quella che lo Spirito Santo intendeva quando aveva ispirato le sacre parole della Bibbia. Dobbiamo essere disposti a fare un serio studio prima di affermare che cosa lo Spirito Santo intendesse dire allora con determinate parole e, con quelle stesse, vuole ancora dire a noi oggi.


Quando riconosciamo che stiamo maneggiando la verità stessa di Dio, non dovremmo affrettarci alle conclusioni su ciò che un particolare testo significhi. Se la Bibbia, infatti, è veramente la Parola di Dio – e lo è - dovremmo cercare di giungere con la più grande diligenza possibile al suo corretto significato prima di cercare di dire la nostra al riguardo.

Operare con la Parola di Dio è cosa estremamente seria, non un hobby per dilettanti. Non considereremmo certo una persona essere un medico qualificato quando quest’ultima ha letto solo un libretto contenente dodici regole su come essere un buon dottore… Per quanto sia utile conoscere queste regole, certo sareste d’accordo che ci vuole molto di più. Di fronte ad una commissione esaminatrice che deve comprovare la sua competenza a praticare la medicina, un candidato alla professione medica deve conosce molto più che una dozzina di regole per restare in buona salute. Allo stesso modo, c’è molto di più che si potrebbe dire su come studiare la Bibbia. Ciononostante, detto questo, ecco alcune semplici regole di interpretazione (ermeneutica) che almeno ci incamminano sulla giusta strada. Che queste brevi parole vi incoraggino a investigare la Parola di verità con diligenza ed impegno, per la gloria di Dio.

1. Considerate l’autore. Chi ha scritto quella particolare porzione della Scrittura? Qual era il contesto in cui viveva, la sua lingua, cultura, vocazione, interessi, istruzione, circostanze e fase della sua vita?

2. Considerate il suo uditorio. Perché è stato scritto quel testo? Chi doveva esserne l’uditorio originale? Che cosa avrebbero potuto significare quelle parole a coloro che per primi le avevano ricevute?

3. Il significato delle parole. Stabilire il significato originale delle parole usate da un testo biblico è diventato oggi molto più facile avendo noi a disposizione gli strumenti della tecnologia dell’informazione. Ve ne sono diversi. Uno di questi è il servizio offerto dal sito www.laparola.net

4. Il contesto storico. Evitare gli anacronismi. Non cercate di leggere il passato guardandolo con gli occhiali del XXI secolo. Esaminare il contesto storico un testo ci aiuterà a comprendere il significato originale che vi voleva dare l’autore.

5. La grammatica. La grammatica definisce in che modo devono essere comprese le frasi che leggiamo. Ad esempio, sono un’affermazione (indicativo), un comando (un imperativo) oppure, con il condizionale, esprimono “Ti piacerebbe farlo?”.

6. Questioni testuali. Vi sono forse questioni al riguardo dei manoscritti (copie dei testi originali) più antichi e più autorevoli in confronto con altri di data più tarda – e come questo influisce sulla nostra comprensione di ciò che è stato scritto originalmente. Vedi: critica testuale, o ecdotica.

7. Sintassi – La sintassi si riferisce alle parole ed al loro rapporto l’una con l’altra. Ad esempio, Romani 5:1 dice: “Giustificati (un azione avvenuta in passato) dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”. Sarebbe errato pensare che dobbiamo fare pace con Dio prima che possa avvenire la giustificazione. La sintassi qui è chiara sul fatto che prima viene la giustificazione e poi ne consegue la pace. La sintassi è di importanza vitale per la sana interpretazione.

8. Forma letteraria. Noi dovremmo interpretare la Bibbia letteralmente, ma questo non significa, ad esempio, non riconoscere che le parabole sono parabole e che per interpretarle correttamente non dobbiamo presumere che si tratti necessariamente di fatti veramente accaduti. I racconti di carattere storico sono storia, i sostantivi sono sostantivi, i verbi sono verbi, le analogie sono analogie e non altro.

9. Il contesto immediato. Un testo preso fuori dal suo contesto diventa un pretesto. Può essere fatto dire qualcosa che l’autore non intendeva dire. Bisogna sempre controllare il contesto immediato di un versetto per determinare l’interpretazione corretta.

10. Il contesto del documento. Per esempio, in Romani, vi è una certa argomentazione, un fine che Paolo vuole perseguire e, quando lo riconosciamo. Questo ci aiuta a determinare che cosa dei versetti isolati intendano dire quando conosciamo lo scopo per il quale sono stati scritti. Bisogna tenere sempre in considerazione la finalità generale dell’autore quando guardiamo in dettaglio al significato dei testi. Questa, come l’altra, è una regola molto utile.

11. Il contesto dell’autore. Questo si riferisce alla dovuta considerazione che dobbiamo dare a tutti gli scritti di un autore – gli scritti di Giovanni, gli scritti di Paolo, gli scritti di Luca, ecc.

12. Il contesto biblico. E’ il contesto più vasto possibile, l’intera Bibbia. Ci permette di chiederci se la nostra interpretazione è coerente con l’intera Scrittura. La Scrittura non si contraddice mai. Se ci sembrano esserci delle contraddizioni, questo dipende dalla nostra inadeguata comprensione del testo in esame, non dalla Bibbia.

13. Comprendere la differenza fra affermazioni prescrittive e descrittive nella Bibbia. Il verso in questione ci dice di fare qualcosa, oppure descrive l’azione che fa una persona? Ad esempio: “Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matteo 24:13). Domanda: Si tratta di una prescrizione o una descrizione? Se è una prescrizione (ci dice qualcosa da fare) allora nessuno potrà essere del tutto sicuro della sua salvezza per la semplice ragione che nessuno che oda oggi questa affermazione può sapere se persevererà fino alla fine oppure no. Se si tratta di una prescrizione, questo negherebbe la meravigliosa certezza della salvezza che lo Spirito Santo desidera che noi si faccia esperienza. Cfr. 1 Giovanni 5:13. Si tratta però di un’affermazione descrittiva – essa descrive le azioni di una persona veramente salvata – una tale persona persevererà fino alla fine, principio evidente in testi come 1 Giovanni 2:19: “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”.

14. Basare ogni dottrina su deduzioni necessarie non su deduzioni possibili. Una deduzione necessaria è qualcosa che sia chiaramente insegnato dal testo. La conclusione è inevitabile. E’ necessaria. Una deduzione possibile è qualcosa che potrebbe essere vero, non qualcosa che di fatto sia affermato nel testo.

15. Interpretare i passi meno chiari nella Scrittura alla luce di quelli che sono chiari. Sebbene tutta la Scrittura sia stata ispirata da Dio, non ogni suo testo è ugualmente chiaro (facile da comprendersi). Anche l’apostolo Pietro talvolta aveva difficoltà a comprendere ciò che l’apostolo Paolo intendesse, “…e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture” (2 Pietro 3:16). Quando si vuole determinare ciò che la Bibbia insegna su un particolare argomento, bisogna trovare prima brani che CHIARAMENTE parlino di quel tema e fare di questi il punto di partenza della nostra dottrina, piuttosto che brani oscuri (o non altrettanto chiari). Una volta che sia compreso ciò che è indubitabilmente chiaro, allora si procede a studiare brani che all’inizio non ci sembrano chiari con le regole dette più sopra.

16. Pensa per te stesso ma non da te stesso. Non ci comportiamo da saggi se ci isoliamo dagli altri. Dio ha dato ad altre persone straordinaria capacità di intendere le Scritture non solo nel nostro tempo, ma tutt’attraverso la storia della chiesa. Questi maestri sono i doni di Cristo al Suo popolo (Efesini 4:8-12). Usa il loro aiuto.
Ecco alcune citazioni interessanti al riguardo:

“Il modo migliore per assicurare un’interpretazione vera della Scrittura – insistevano i Riformatori – non è né abbracciare ingenuamente l’infallibilità della tradizione o l’infallibilità dell’individuo, ma riconoscere l’interpretazione comunitaria della Scrittura. Il modo migliore per assicurarsi fedeltà al testo è quello di leggerlo insieme – non solo con le chiese del nostro tempo e luogo, ma con oa più vasta “comunione dei santi” attraverso i secoli. - Michael Horton, “What Still Keeps Us Apart?”.

“La tradizione è il frutto dell’insegnamento dell’attività dello Spirito Santo attraverso il tempo allorché il popolo di Dio ha cercato di comprendere le Scritture. Non è infallibile, ma non è neppure da negligere, e se non la consideriamo ci impoveriamo soltanto. – J.I. Packer, “Upholding the Unity of Scripture Today.”

“Sebbene la tradizione non governi la nostra interpretazione, essa sicuramente ci guida. Se nella lettura di un brano particolare giungere ad un’interpretazione che è sfuggita ad ogni altro cristiano nei passati duemila anni, o è stata promossa da eretici universalmente riconosciuti come tali, faremmo bene ad abbandonare una tale interpretazione” – R. C. Sproul.

“Sembra strano che certa gente che parla così tanto di ciò che lo Spirito Santo ha loro rivelato, pension così poco a ciò che Egli ha rivelato agli altri” – C. H. Spurgeon, Commenting and Commentaries.

Per approfondire, vedasi: Dichiarazione sull'ermeneutica biblica (1982)



[1] Esodo 3:5.

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