martedì 8 ottobre 2013

Quando esattamente?

Fra le cose "storte" che ogni tanto si sentono nel mondo evangelicale e che è importante "raddrizzare" è quella che mi è capitato di leggere e che afferma: "Se non riesci ad identificare la data specifica, il momento esatto in cui 'sei stato salvato', il giorno in cui hai recitato 'la preghiera del peccatore', allora non sei veramente convertito. Se non sei sicuro della data, la prossima volta che in chiesa senti un appello evangelistico, rispondi venendo avanti, recitando quella preghiera e poi registrane la data e l'ora dietro alla copertina della tua Bibbia".

Questo approccio è uno strascico (che considero assurdo) del revivalismo americano del XIX secolo influenzato dalla predicazione di Charles Finney, considerato "padre del revivalismo moderno". Posso, però, in parte capirlo. Spesso, infatti, c'è la necessità autentica di poter verificare una vera conversione a Cristo in contesti in cui la cosa non è affatto chiara, anzi è da dubitare. Non basta, infatti, dire di essere cristiano o credente: devi poter dare evidenze credibili di esserlo, indipendentemente dal fatto di aver risposto ad un appello evangelistico (cosa che il più delle volte avviene sulla base dell'emotività, essere stati battezzati (il Battesimo, infatti, di per sé stesso, a quel riguardo, non "garantisce" proprio nulla) o di partecipare più o meno regolarmente alle attività di una comunità cristiana e comparire nella lista dei suoi membri. Vi sono poi chiese che, per esserne membri, ci si accontenta di formalità, non fanno mai appelli evangelistici, non precisano che cosa significhi ravvedimento e professione di fede, non dicono mai chiaramente che cosa significhi diventare ed essere cristiani, predicando solo generalità e luoghi comuni. Si giunge, infine, nelle chiese liberali al punto che essere membri di quelle chiese significa solo più, in pratica, "dire cose di sinistra" e sostenerle in un contesto religioso.

"Conoscere la data" della propria conversione a Cristo, può talvolta aiutare, ma di per sé è un'ingenuità fuorviante se questa verifica non va molto più nel profondo, come insegna il Nuovo Testamento, per il quale quell'approccio è del tutto sconosciuto. Il Nuovo Testamento afferma soltanto: "Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l'esito della prova sia negativo ["a meno che non siate riprovati" ND]" (1 Corinzi 13:5). Ho detto "soltanto", ma quest'esortazione sul "provare noi stessi", per quanto importante, viene spesso ignorata. Essa ci chiede di esaminare noi stessi per verificare segni di vita spirituale.

In un film di qualche anno fa, Mr. Crocodile Dundee, ambientato in Australia, ad un certo punto il protagonista chiede ad un anziano capo di una tribù aborigena quando lui (Dundee) fosse nato. Questi risponde semplicemente "Era un'estate". Non avrebbe ricevuto altre informazioni e così Dundee trascorre la sua vita senza mai essere sicuro di quando fosse nato. Per quanto la cosa per lui fosse frustrante, sarebbe del tutto erroneo concluderne che Dundee non fosse mai nato (solo perché non conosceva l'anno, il mese ed il giorno della sua nascita). Era ovvio che lui fosse nato dal fatto stesso che era in vita, viveva e respirava. Allo stesso modo, spiritualmente parlando, vi sono molti cristiani sebbene indubbiamente spiritualmente vivi possono dire solo in termini molto vaghi il momento della loro conversione. Alcuni possono dire che sia avvenuta "durante la mia adolescenza".

Il fatto è che il Nuovo Testamento non dice ai cristiani di cercare una data nel loro passato, come base della loro certezza, ma di cercare la presenza di vita spirituale nel qui ed ora. Proprio come i paramedici, accorrendo sulla scena di un incidente stradale immediatamente controllano nelle vittime prive di sensi se vi sono segni di vita (battito cardiaco, respiro, ecc.) noi dobbiamo cercare segni di vita spirituale. La cosa è indubbiamente soggettiva e nessuno di noi, in un dato tempo, vive un giorno singolo con un assoluto amore per Cristo, amore per la Sua Parola o amore per il popolo di Dio. Eppure, se noi comprendiamo ciò che la Bibbia insegna sulla condizione spirituale di coloro che non sono stati rigenerati, sappiamo che nessuno di questi elementi esiste in un "cuore di pietra". Solo una persona veramente convertita (rigenerata spiritualmente) ha un amore che si possa discernere verso Cristo ed il Suo Evangelo. Un cuore di pietra è incapace di tale amore. Se qualcuno è vivo spiritualmente perché mostra segni di vita spirituale (ama profondamente il Cristo proclamato dalla Bibbia e crede ed abbraccia l'Evangelo), è evidenza del fatto che è avvenuta una nascita spirituale anche se il tempo di questa nascita sono fatti conosciuti solo a Dio stesso. Certo la fede di quella persona potrà conoscere "alti e bassi", oppure non avere ancora idee del tutto chiare su alcune dottrine della fede cristiana, o persino sostenere errori teologici, ma "la sostanza" indubbiamente esiste.

Non fondiamo quindi le nostre certezze su cose esteriori. Facciamo semplicemente che cosa dice la Bibbia: esaminiamo noi stessi per vedere se siamo nella fede. Se crediamo all'Evangelo com'è proclamato dal Nuovo Testamento e, abbandonando consapevolmente ciò che a Dio dispiace, abbiamo confidato in Cristo come nostro Signore e Salvatore, se il nostro cuore guarda soltanto a Lui ed alla Sua opera come base della nostra salvezza e desideriamo di tutto cuore ubbidirgli, allora quella è evidenza certa di vera conversione. Siamo giustificati per grazia soltanto, attraverso la fede soltanto, in Cristo soltanto, e sappiamo questo poggiandoci sul sicuro fondamento della sola Scrittura, e tutto per la sola gloria di Dio.

1 commento:

  1. Caro pastore Castellina, la ringrazio molto per questo articolo. Leggendo varie testimonianze, ho sempre letto la "data" della conversione dell'autore e sinceramente la cosa mi turbava, perché, dal canto mio, io non saprei dire quando sia stata; potrei solo individuare un periodo di ricerca e riflessione, ma un giorno preciso proprio no e ciò, come scritto, mi turbava inducendomi a pensare che forse non ero stato convertito non riuscendo ad identificare un momento preciso.
    Poi ho capito che non era tanto importante rintracciare una data, ma verificare se la strada su cui si cammina è quella della santificazione e della ubbidienza a Dio o meno.

    Le parole dell'articolo mi danno comunque anche oggi molta consolazione.

    Grazie ancora.

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