martedì 22 maggio 2018

Una morte certificata

Una valutazione biblica corretta dell’attuale condizione esistenziale dell’essere umano è essenziale per non ingannare noi stessi e gli altri perdendo, tra l’altro, tempo prezioso con vane ciance. Secondo l’insegnamento biblico, l'essere umano, così come si trova, non è sano, e neanche malato o molto malato, e neanche mortalmente malato. È proprio morto, spiritualmente morto. Questa affermazione potrà anche suscitare l’indignazione del mondo e di tanti “religiosi” male informati e non essere quindi comodo da dire, ma è così. L’essere umano oggi nasce così come “figlio di Adamo”, dal che ne consegue che “tutti muoiono in Adamo” (1 Corinzi 15:22). È da questo assunto che dobbiamo sempre partire quando guardiamo alla condizione umana, senza farci illusione alcuna. La nostra condizione è futile e senza speranza: da soli non se ne esce.

Una qualsiasi altra diagnosi sarebbe sbagliata e ci porterebbe fuori strada, come di fatto accade a chi si fa illusioni sulla condizione umana. Essa è irreparabile, dal punto di vista umano. Prescrivere una medicina, magari un “incoraggiamento” di tipo morale, dei consigli, delle strategie di auto-guarigione è futile, perché è troppo tardi. Il paziente è morto. Il medico ha già firmato l’atto di morte e non ci sono stati errori. Non si tratta di morte apparente o di coma. Aspettare che si risvegli da solo è vano. L’addetto alle pompe funebri lo ha deposto già nella bara. Dal punto di vista umano siamo senza speranza.

Se vi rendete veramente conto di tutto questo comprenderete bene che risuscitare spiritualmente una persona può essere solo opera di Dio. Egli solo può farlo, così come non possiamo far tornare in vita qualcuno dopo che sia fisicamente morto. Solo la letteratura fantastica e il cinema potrebbe immaginare di poterlo fare.  Tale risurrezione ci è di fatto impossibile. Aprire gli occhi, alzarsi e muoversi dal punto di vista spirituale, giungere al ravvedimento ed alla fede in Cristo, vivere come cristiani, è un miracolo del quale solo Dio può esserne l’artefice, non importa ciò che noi ci ingegnamo a fare per realizzarlo con le nostre umane risorse.

Quando comprendiamo questo, che è l’insegnamento della Bibbia sull’argomento, non vi può essere altra conclusione se non quella che la salvezza è esclusivamente opera di Dio, dal principio alla fine. Di fatto è persino ridicolo pensarla altrimenti. Non c’è neanche da discuterne. La salvezza appartiene al Signore. E' solo Dio lo Spirito Santo che, attraverso la (corretta) predicazione dell'Evangelo compie il miracolo di vivificare creature umane morte spiritualmente. L'Apostolo è chiaro al riguardo. Rivolgendosi ai cristiani di Efeso scrive:
“Egli ha vivificato anche voi, che eravate morti nei falli e nei peccati,  nei quali già camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell'aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza,  fra i quali anche noi tutti un tempo vivemmo nelle concupiscenze della nostra carne, adempiendo i desideri della carne e della mente, ed eravamo per natura figli d'ira, come anche gli altri.  Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati,  anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia),  e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù,  per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù.  Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio,  non per opere, perché nessuno si glori.  Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo” (Efesini 2:1-10).

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