martedì 11 agosto 2009

Servire il Signore con eccellenza

Mercoledì 12 agosto 2009

Servire il Signore con eccellenza

24 “Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. 25 Chiunque fa l'atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. 26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria; 27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato” (1 Corinzi 9:24-27).

L'Apostolo ha dimostrato fin ora quanto veramente ingiuste siano le accuse che gli sono rivolte. Il suo impegno a diffondere l'Evangelo e a prendersi cura delle comunità cristiane che, per grazia di Dio, stanno nascendo in molti luoghi, è totale. Per amore di Cristo, la Sua causa e la salvezza di tante anime è disposto a qualsiasi sacrificio. Egli si fa “un punto di onore” quello di servire il Signore al meglio e per questo manifesta abnegazione, perseveranza e diligenza. Chi glielo fa fare? In seguito dirà: “L'amore di Cristo mi costringe” (2 Corinzi 5 :14) e “...secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte” (Filippesi 1:20). Comporta questo per lui anche un qualche vantaggio personale, un premio, una ricompensa? Certo, ma solo “all'ombra di Cristo”. Nella misura in cui Cristo sarà onorato, egli parteciperà alla Sua gloria ed onore. Qui Paolo lo paragona allo spirito delle olimpiadi, giochi ben noti e popolari a Corinto. Egli è come un atleta ben temperato che si allena e dà il meglio di sé. Non bisogna qui pensare che la sua vittoria sia intesa come come perseguire un successo personale, ma per l'onore e la gloria “dell'intera squadra”. Le sue “medaglie” saranno appuntate sullo stendardo della sua “società sportiva”, l'onore sarà comune. Ambisce dunque alla vittoria come chi corre una competizione, come chi, nel pugilato, “atterra l'avversario”. Qui Paolo non sta parlando della salvezza. Essa non è oggetto del nostro impegno, sforzi ed opere meritorie, perché la salvezza è stata già conseguita da Cristo e la si riceve come dono della grazia di Dio. Infatti: “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:16). Qui Paolo parla dell'impegno a dare gloria a Dio ed al Suo Cristo in questo spirito: “Ora il SIGNORE dice: '(…) Poiché io onoro quelli che mi onorano, e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati'” (1 Samuele 2:30). Gesù pure dice: “A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà” (Luca 12:48). È l'ambizione alla soddisfazione dell'aver servito il Signore con eccellenza: “Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica” (1 Corinzi 3:8). È la soddisfazione che si ha quando si sopportano le prove fino alla fine: “Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”1:12). Così pure dobbiamo fare noi in ogni aspetto della nostra vita. Il cristiano ambisce alla “corona della vittoria” ma nello spirito dei santi dell'Apocalisse che: “si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 'Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza...'” (Apocalisse 4:10,11).
(Giacomo

Preghiera. Signore Iddio, voglio dare il meglio di me stesso per perseguire la Tua gloria e ad essa, per grazia Tua, io parteciperò con mia piena soddisfazione. Sono persuaso che ne valga la pena! Amen.

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