mercoledì 16 dicembre 2009

La necessità dell'esame di noi stessi

3 "Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna se stesso. 4 Ciascuno esamini invece l'opera propria; così avrà modo di vantarsi in rapporto a se stesso e non perché si paragona agli altri. 5 Ciascuno infatti porterà il proprio fardello" (Galati 6:3-5). Lettera ai Galati - Studio XXX


Un altro dovere della persona autenticamente spirituale, cioè condotta dallo Spirito di Cristo, è quello dell'attento esame di sé stesso, l'esame di coscienza, ma anche la disponibilità costante a verificare la propria condizione spirituale e cammino nella fede.

Paolo, così, mette in rilievo il bisogno che tutti abbiamo, come cristiani, di una valutare la nostra personale condizione spirituale. C'è infatti sempre la possibilità al riguardo, di ingannare noi stessi. La valutazione di noi stessi deve essere fatta in base ad un oggettivo esame del proprio lavoro, non sulla base del confronto con altri (4). La valutazione di noi stessi dovrebbe chiarire soprattutto quale sia la missione che Dio personalmente ci ha affidato (5). Credersi indebitamente "profeta", "maestro" o "censore" non è infrequente in diversi credenti. Lo sono veramente? Potrebbe essere la loro un'indebita presunzione? "Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna se stesso" (3). C'erano, fra i Galati, cristiani che avevano un'opinione così alta su sé stessi da impedire loro di assumere il ruolo di servitori e portare i fardelli degli altri. Gesù per primo aveva dato l'esempio di come si debba "lavare i piedi" l'uno dell'altro: "Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io" (Giovanni 13:12-15).

I legalisti erano così assorbiti dall'importanza della loro missione di imporre a tutti la legge mosaica che non avevano né tempo né interesse di "compatire" chi era afflitto dal peccato, né tolleranza alcuna per chi non riusciva a conformarsi alle loro regole. Si credevano importanti, mentre in realtà erano nulla. Paolo scrive: Se "non avessi amore, non sarei nulla" (1 Corinzi 13:2). Solo coloro che sono liberi dal senso della propria importanza sono in grado di servire gli altri con amore.
Come si può, però, "vantarsi in rapporto a sé stessi"? Ci sono due tipi di vanto: uno è l'ipocrita vanagloria rispetto ai criteri di questo mondo o alle regole di una religiosità egocentrica e carnale, l'altro è il vantarsi "della croce di Cristo" (14). Paolo si vantava della croce perché essa è la manifestazione ultima dell'amore di Dio per i peccatori coscienti della gravità dei loro peccati. Il Fariseo del racconto di Gesù così pregava "O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano" (Luca 18:11).Il Fariseo non era tornato a casa giustificato, il pubblicano penitente, però, sì. Il vanto dei cristiani è paradossale perché è vantarsi di qualcosa (la croce) che, agli occhi del mondo, era qualcosa di vergognoso. I cristiani, però, celebrano la compassione che Dio ha avuto per loro in Cristo.
"Ciascuno infatti porterà il proprio fardello" (5). Non c'è contraddizione fra questa frase e quella del vers. 2. "Portate i pesi gli uni degli altri". Il termine "peso" e "fardello" si equivalgono in altri contesti, ma qui "fardello" si riferisce ai compiti affidatici dal nostro Maestro, di fronte al quale dovremo rendere conto di come abbiamo usato le opportunità ed i talenti che Dio ci ha affidato. E' proprio di adempiere la missione che Dio ci ha affidato nella vita che impariamo a portare i pesi gli uni degli altri. I cristiani esaminano il proprio operato per vedere se riflette l'amore di Cristo, quanto essi servano gli altri con amore.

Preghiera. Signore Iddio, guidami, Te ne prego, ad esaminare diligentemente la mia vita, affinché io mi conformi sempre meglio all'esempio del Tuo Figlio Gesù Cristo. Che io non mi vanti d'altro che di essere un peccatore salvato dalla Tua stupefacente grazia.

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