giovedì 31 dicembre 2009

Ne vale sempre la pena!

9 "Non ci scoraggiamo di fare il bene; perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. 10 Così dunque, finché ne abbiamo l'opportunità, facciamo del bene a tutti; ma specialmente ai fratelli in fede" (Galati 6:9-10).


Crescere nella qualità dei nostri rapporti con i nostri fratelli e sorelle in fede, non è cosa che accada automaticamente: è necessario sforzo e determinazione, soprattutto quando questi rapporti sono stati rovinati da comportamenti pregiudizievoli. E' per questo che l'Apostolo incoraggia qui i cristiani della Galazia nella perseveranza a fare il bene e ad edificare comunione anche se talvolta può essere un compito ingrato od apparire impossibile.

Lo "sforzo" e l'impegno nel fare il bene i cui qui si parla, non è in contraddizione alla prospettiva della "sola fede" né la pregiudica. Qui, infatti, non si sta parlando della nostra salvezza eterna (che è opera e merito soltanto di Cristo e che la si riceve per fede). Qui si parla del credente che, riconciliato con Dio, esprime la propria riconoscenza verso di Lui, vivendo in mondo a Lui gradito manifestando i frutti dello Spirito, fra i quali vi è la benevolenza e la bontà. Il credente fa uso di questi "frutti" e "li condivide" con gioia affinché la loro bontà sia sempre meglio apprezzata e possano nutrire i singoli e la comunità. In ogni caso, la fede è autentica quando opera per mezzo dell'amore (5:6) e nell'impegno di servirsi reciprocamente (5:13) e di portare i fardelli l'uno dell'altro (6:2).

Uno dei più grandi ostacoli nel ricostruire rapporti compromessi è semplicemente la fatica: è facile perdersi di coraggio e credere che, in alcune circostanze, non ne valga la pena! Paolo stesso era stato tentato, proprio in questa circostanza, dallo scoraggiamento: "Io temo di essermi affaticato invano per voi" (4:11). Dovremmo gettare la spugna? No.

In primo luogo egli ci assicura che "se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo" (6:9). In agricoltura il raccolto avviene molto tempo dopo la semina! Il bene che facciamo non è mai sprecato. Potrebbe portare frutto anche dopo la nostra stessa scomparsa e certamente l'avrà al ritorno di Cristo, quando il bene trionferà incontrastato ed i Suoi servitori ne avranno la ricompensa.$

In secondo luogo, Paolo motiva la perseveranza rammentandoci che siamo parte di una grande famiglia, quella dei "fratelli in fede".(10). Sebbene non vi sia limite nel raggio d'azione del cristiano quando è chiamato a fare il bene, cioè a tutti indistintamente, la nostra priorità è certamente quella di servire la famiglia dei credenti, la comunità cristiana, "avamposto" della nuova creazione.Tutti i cristiani sono "figli di Abraamo" per fede in Cristo, progenie di Abraamo (3:6-29). Tutti i cristiani godono pienamente dei diritti che appartengono ai figli di Dio (4:4-7). Tutti i cristiani sono veri figli della "donna libera", la Gerusalemme celeste, "nostra madre" (4:21-31). Queste grandi verità sulla famiglia dei credenti dovrebbero spronarci a non scoraggiarci a fare del bene ai nostri fratelli e sorelle in fede. In quanto famiglia, noi apparteniamo l'uno all'altro perché apparteniamo a Cristo.

Preghiera. Che il mio impegno a fare ciò che davanti a Dio è bene sia incrollabile. In questo, aiutami, o Signore. Che io non mi scoraggi anche quando sembra che per questo io non sia apprezzato. Dammi la ferma persuasione che il bene che faccio non è mai sprecato e che prima o poi sarà ricompensato dal successo. Amen.

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