mercoledì 3 febbraio 2010

Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?

"Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui" (Giovanni 6:66).

Charles H. Spurgen, predicando su questo testo il 2 maggio 1882 disse: "in questo caso, il fatto che molti dei discepoli di Gesù si fossero ritirati da Lui smettendo di seguirlo era stato causato dalla dottrine che predicava. Per loro la verità era troppo dura, non la potevano sopportare: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?». Un vero discepolo siede ai piedi del suo Maestro e crede a quanto Egli dice anche quando non riesce a comprenderne del tutto il significato, o a vedere le ragioni per le quali il Maestro dica in un certo modo. Gli uomini che abbandonano Gesù, dei quali il testo parla, non avevano lo spirito essenziale di un discepolo e, di conseguenza, quando il loro istruttore comincia ad aprire davanti a loro ciò che contengono le parti più interne del rotolo della verità, essi non sono più disposti ad ascoltarlo. Essi sono disposti a credere solo nella misura in cui riescono a comprendere, ma quando non comprendono, essi si alzano ed abbandonano la scuola del grande Maestro.

Il Signore Gesù aveva loro insegnato quel giorno la dottrina della sovranità di Dio e della necessità che sia lo Spirito di Dio a condurre gli uomini a Lui. "...tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. ... per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre»" (64,65).

Qui il Signore non aveva fatto altro che accennare alla "antiquata" dottrina della grazia che Dio si compiace di accordare solo a coloro ai quali Egli sceglie di accordarla, quella stessa dottrina che non piace a tanti nostri contemporanei. Essi la chiamano "calvinismo" e la scartano mettendola fra quelle persuasioni che questa nostra epoca illuminata non vuole più saperne, ritenendole superate o comunque come tali non più sostenibili. Che diritto abbiano, però, di attribuire al Riformatore ginevrino una dottrina vecchia quanto le montagne, io proprio non so. Il nostro Signore Gesù, però, non esita a sbattere in faccia dei Suoi nemici proprio quella dottrina. Egli dice loro: "Voi non credete, perché non siete delle mie pecore" (Giovanni 10:26) e "Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:44). Qui addirittura Egli dice loro chiaramente che essi non potrebbero nemmeno venire a Lui se il Padre non desse loro la grazia di poterlo fare. Questa dottrina, però, che abbassava il loro orgoglio, essi non vogliono accettarla e così se ne vanno" (Sermons, 28, 111-2).

Se l'episodio biblico fosse avvenuto ai giorni nostri, molti di coloro che in quel giorno avevano abbandonato Gesù, sicuramente avrebbero fondato un gruppo "alternativo" di discepoli che "crede nel libero arbitrio", affermando di avere loro l'autentico Evangelo...


2 commenti:

  1. Amen!
    Grazie per i bei versi che hai riportato a favore del servo arbitrio!

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  2. Grazie Paolo,riesci sempre con pochissime parole a chiarire concetti un po' ostici per noi,anche se credenti...

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