venerdì 26 marzo 2010

Lo schiavo nella Bibbia: legittima proprietà privata?

Rispondo ad una domanda postami sul testo: "Se uno bastona il suo schiavo o la sua schiava fino a farli morire sotto i colpi, il padrone deve essere punito; ma se sopravvivono un giorno o due, non sarà punito, perché sono denaro suo" (Esodo 21:20-21). Quale valutazione dare a questo testo?

Questo fa parte di quei testi biblici che gli avversari della fede cristiana apprendono ad usare per poterla discreditare con argomenti che ritengono inconfutabili. Non leggono, però, la Bibbia in prospettiva storica (contestualizzandolo), non tengono conto dell'antropologia biblica (la leggono assolutizzando i loro presupposti umanisti contraddittori) e, soprattutto, non la leggono nella prospettiva di Cristo (la teologia del Nuovo Testamento). Se questi avversari della fede cristiana sono pronti ad ascoltare senza pregiudizi, si può loro spiegare quali siano i pfresupposti dell'etica cristiana. Molte volte, però, vogliono solo causare conveniente "indignazione" verso la fede biblica, denigrandola, senza ascoltare ragioni.

Dio permette la schiavitù sia al tempo dell'Antico che del Nuovo Testamento. Questo non significa però che la schiavitù fosse un'istituzione divina. La schiavitù è un'invenzione dell'uomo decaduto (ribelle a Dio ed alle Sue leggi e che degenera moralmente e spiritualmente), non di Dio. Ciononostante, Dio permette che esista nello stesso modo in cui Dio permette di esistere cose che Egli non approva: l'omicidio, la menzogna, la violenza carnale, il furto ecc. Tutti siamo sottoposti a condanna e saremo condannati dalla giustizia di Dio a suo tempo, a meno che non ci ravvediamo accogliendo l'annuncio rigenerante dell'Evangelo.

Dio, però, opera anche nel sistema stabilito dall'uomo decaduto e interviene per contenere le conseguenze del peccato umano. Lo vediamo, per esempio, in Gesù, quando permette il divorzio ["per la durezza dei vostro cuori" (Matteo 19:8)], benché negativo, per contenere le sue conseguenze negative "salvando il salvabile". Il fatto è che gli esseri umani sono peccatori e fanno cose contrarie alla volontà di Dio, ma anche di fronte all'omicidio, la menzogna, la violenza carnale, il furto, ecc. Dio ancora si avvale delle persone che hanno commesso questi peccati per realizzare la Sua divina volontà. Mosè aveva ucciso un egiziano, ma fu usato da Dio per liberare Israele. Davide si macchia di adulterio ed omicidio, ma Dio gli promette che dalla sua discendenza sarebbe nato il Messia. Questa è la prova che Dio, benché desideri che il Suo popolo non faccia molto di quello che fa, Egli lo permette loro, facendo uso del sistema e delle persone per realizzare i Suoi propositi ultimi. "Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso" (Genesi 50:20).

Il caso di uno schiavo che viene considerato oggetto di proprietà personale, è semplicemente come le cose andavano allora. Dio opera anche nei limiti del sistema della Caduta e pone dei limiti e delle linee di condotta al riguardo del trattamento degli schiavi. La schiavitù viene comunque ad essere superata nella prospettiva di Cristo.

Il comandamento dà istruzioni su che bisogna fare se uno schiavo muore a causa di una sanzione disciplinare inflittagli dal suo padrone. Lo schiavo non era un israelita, ma uno straniero (probabilmente un bottino di guerra). Il padrone poteva eventualmente punirlo battendolo con una canna, non con nulla che gli causasse ferite mortali. Se questi moriva sotto la sua mano, il padrone doveva essere punito per la sua crudeltà, a discrezione del giudice, secondo le circostanze (v. 20). Se però sopravviveva un giorno o due dopo la dura sanzione disciplinare, questa è già considerata una punizione per il padrone, per lui una notevole perdita economica, una stupidità autolesionista. Comunque, per quanto strano, questo passo rappresenta una sorta di garanzia per lo schiavo. Non essere punito nel caso di sopravvivenza dello stesso era comunque una punizione per il padrone, in quanto non poteva disporre della forza lavoro per il periodo di guarigione, con conseguente perdita di profitto. Nel contesto del tempo, senza tali regolamenti, probabilmente, la schiavitù poteva essere ancora più dura ed inumana.

L'Antico Testamento proibisce che i padroni tiranneggino sui loro servi, il Nuovo Testamento raccomanda di portare pazienza, dice: "Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo. Fate la volontà di Dio di buon animo, servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini; sapendo che ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore, servo o libero che sia. Voi, padroni, agite allo stesso modo verso di loro astenendovi dalle minacce, sapendo che il Signore vostro e loro è nel cielo e che presso di lui non c'è favoritismo" (Efesini 6:5-9).

In ogni caso, in Cristo, la schiavitù scompare gradualmente, svuotandosi di contenuto, allorché la società comprende, con paziente azione persuasiva, la dignità di ogni essere umano. Gesù insegna il servizio reciproco volenteroso: "Chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti" (Marco 10:44).

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