lunedì 31 maggio 2010

Salvezza per opere?


"Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male" (2 Corinzi 5:10).

Le interpretazioni pretestuose a cui fanno riferimento chi vorrebbe confutare la fede evangelica, in primo luogo non tengono conto del contesto del brano (quale sia l'argomentazione che l'Apostolo sta facendo) e poi contraddicono tutti quei testi che parlano chiaramente della salvezza per grazia e che costituiscono la sostanza stessa dell'Evangelo. "...Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8-9).

Qui si parla del giudizio, della valutazione che verrà fatta da Cristo delle qualità delle opere compiute dai Suoi discepoli durante la vita terrena, nell'espletamento dei doveri a cui li chiama il Signore. I peccati qui non sono in questione. La pena che essi meritano è già stata espiata per loro da Cristo. Infatti a loro Iddio dice: «Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità» (Ebrei 10:17).

Ad essere valutato sarà il loro impegno, la loro diligenza, la loro consacrazione di cristiani. Il cristiano, infatti, deve avere "una santa ambizione", quella di dare gloria a Dio promuovendo il Suo regno: "Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo" (2 Corinzi 5:9); "Dio infatti non è ingiusto da dimenticare l'opera vostra e l'amore che avete dimostrato per il suo nome con i servizi che avete resi e che rendete tuttora ai santi" (Ebrei 6:10). Le opere del cristiano non sono più egoistiche, "per guadagnarsi la salvezza", ma ispirate da fede, amore e riconoscenza verso Dio (vedi Matteo 25:35-45) sono mirate a dare gloria a Dio. Quale si rivelerà il carattere, la qualità delle nostre opere fatte per la gloria di Dio? In quale misura agiamo in questo mondo per essergli grati? Nel versetto precedente l'Apostolo dice: "Per questo ci sforziamo di essergli graditi".  E' meglio però renderlo come faceva la Riveduta: "Ed è perciò che ci studiamo d'essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo" (2 Corinzi 5:9). Grati, riconoscenti, non "graditi", vogliamo "fargli piacere", compiacergli.

L'impegno sarà premiato, verrà riconosciuto. Il negligente, a sua vergogna "ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo". L'Apostolo, infatti, scrive: "Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco" (1 Corinzi 3:11-15). Vedi anche Matteo 12:36; Romani 14:10; Galati 6:7; Efesini 6:8; Colossesi 3:23-24. Il "danno" sarà sentito dal cristiano negligente nella sua coscienza e davanti a tutti.

L'apostolo, quindi, esorta sé stesso e gli altri cristiani "a darsi da fare", non ai fini della loro salvezza (che per loro è già stata guadagnata da Cristo) ma, avendo compreso chi è Dio e che cosa Egli ha fatto per loro, persuasi della bontà di ciò che Egli ci comanda, promuovono attivamente la Sua gloria nel mondo tramite la loro ubbidienza: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono» (Apocalisse 4:11).

Quanti sono i cristiani, infatti, pigri e negligenti! Non è in questione la loro salvezza, ma sicuramente la negligenza andrà a loro vergogna!

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1.02.28

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