giovedì 5 agosto 2010

Quando il vangelo moderno "si dimentica" del ravvedimento

Quando sei diventato cristiano riponendo fiducia in Cristo, ti sei ravveduto dai tuoi peccati (ammesso che tu abbia sentito che lo dovevi fare)? Il ravvedimento è una componente essenziale dell'Evangelo di Gesù Cristo. Che cos'è il ravvedimento?

Il "vangelo" moderno (quello che oggi si ode sia dai pulpiti più diversi) parla di un generico "amore" di Dio da ricevere e da condividere. Esso si risolve, alla fin fine, nel solito "buonismo" umanista che parla di accoglienza, di tolleranza, di solidarietà, buona volontà, pace ecc. ecc. Ad esso magari si aggiunge il concetto di "giustizia sociale" (interpretato di solito nei canoni politici della "sinistra") e, perché no, per rassicurare un'altra parte politica, anche quello di "libertà".

Per carità, tutte belle e necessarie cose, ma è davvero questo il "vangelo" proclamato dal Nuovo Testamento?

Coloro, infatti, a cui sta a cuore come autorevole il quadro di riferimento del Nuovo Testamento in quanto Parola di Dio ed a quello intende rimanere fedele, spesso fanno fatica a riconoscere, in questo "vangelo moderno", impostato in questa maniera, l'Evangelo proclamato dagli Apostoli di Cristo. Questo "vangelo moderno", per quanto attraente e plausibile possa apparire, risulta così loro di fatto come "la voce di un estraneo" che assomiglia, ma non è del tutto simile alla voce del loro pastore, il Signore e Salvatore Gesù Cristo (1). Ecco così che diventa importante, fra le tante voci che si odono oggi, verificare che "lo spettro acustico" di ciò che udiamo corrisponda effettivamente alla voce di Cristo [sto usando un paragone]. La cosa non deve mai prendersi per scontata!

Quando ci riferiamo a qualsiasi cosa, soprattutto di importanza vitale come l'Evangelo della salvezza, dobbiamo sempre verificare che le parole che usiamo ed il loro significato, corrispondano al significato che ad esse dà il Nuovo Testamento nel contesto dell'intera Bibbia. La voce del Salvatore Gesù Cristo, benché tradotta nella nostra lingua madre, si esprime indubbiamente nelle lingue della Bibbia (l'ebraico, l'aramaico ed il greco) ed in quel quadro concettuale. C'è un'espressione in italiano che dice "Quello per me è greco", intendendo dire "Per me è incomprensibile", e ...se è incomprensibile il greco, pensate un po' l'ebraico e nella loro versione antica! Eppure Dio ha scelto di rivelare Sé stesso e la via della salvezza attraverso il quadro concettuale della Bibbia. Grazie a Dio vi sono le traduzioni, ma la ricchezza e la precisione dei concetti biblici può e deve essere ricercata attraverso lo studio di quelle lingue e culture, per cui l'opera di quegli studiosi consacrati a Dio che ce ne trasmettono la conoscenza, deve essere apprezzata.

L'Evangelo della salvezza in Gesù Cristo, nel messaggio del Nuovo Testamento, è inseparabile dalla fede nella Sua persona ed opera (la comprendiamo esattamente come ci è stata trasmessa?) ed è inseparabile dal ravvedimento.

L'Evangelo parla d'amore, ma, insieme ad esso, di ravvedimento. "Disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?" (Romani 2:4); "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti [coloro che efficacemente sono raggiunti dall'Evangelo] vengano a ravvedimento" (2 Pietro 3:9). E' il messaggio stesso di Gesù, riassunto nei vangeli come: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'Evangelo» (Marco 1:15).

Perché chi annuncia veracemente l'Evangelo predica "il ravvedimento"? Perché chi può dirsi cristiano è passato necessariamente attraverso l'esperienza di "ravvedimento" e? Che cos'è il "ravvedimento"?

La parola ebraica teshuvah (תְּשׁוּבָה), spesso tradotta come "ravvedimento" può essere meglio compresa come "voltarsi e ritornare (shuv) a Dio", ed è usata più di 1000 volte nell'Antico Testamento. In termini spirituali, shuv può essere considerato un voltare le spalle a ciò che Dio considera peccato, abbandonarlo, per camminare decisamente verso Dio. Volgersi verso Dio diventa
il mezzo con il quale ci si allontana dal peccato. Quest'atto di "volgersi" reindirizza tutto il destino di una persona, influisce necessariamente sull'intera nostra vita. Nella versione greca dell'Antico Testamento (quella usata dal Nuovo) shuv è tradotto con ἐπιστρέφω (epistrepho) che pure significa volgersi verso Dio o ritornare a Dio.

In ebraico, una parola collegata a teshuvah (תְּשׁוּבָה) è nacham (נָחַם) spesso associata all'emozione di "dispiacimento" ("me ne dispiace") ed è legata al "profondo sospiro" di chi esprime dolore, cordoglio. Lo troviamo riferito a Dio in Genesi 6:6: "Il SIGNORE si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo". Dio "si addolora" e questo è la sua risposta alle scelte peccaminose degli esseri umani.

Essere addolorati, sinceramente dispiaciuti, pentiti, del proprio peccato è quello che esprime Giobbe: "Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere" (Giobbe 42:6). Nella traduzione greca dell'Antico Testamento questo "dolore, cordoglio" `è espresso con lil termine metanoia (μετάνοια) or qualche volta μεταμέλομαι (metamelomai).

Metanoia è un termine composto da "meta" (dopo, con) e "noeo" (pensare), interpretato talvolta come "cambiare il modo di pensare", come pure "andare oltre il nostro modo di pensare" per accedere all'ambito del nostro cuore. In altre parole: questo termine implica che il modo in cui pensiamo influisce sul modo in cui prendiamo le nostre decisioni (giudizi) e quindi ravvedimento significa riconoscere che cognitivamente ci siamo sbagliati sulla natura della realtà (cioè, che esiste un ordinamento morale sanzionato da Dio, che noi siamo colpevoli di averlo violato e in condizione di profonda alienazione da Lui fintanto che non ne siamo riconciliati. Il nostro "cambiamento di mente", quand'è autentico, perciò, porta necessariamente ad un "cambiamento di cuore".

Il Nuovo Testamento segue la versione greca dell'Antico e fa uso del verbo metanao (μετανοέω) per esprimere l'idea ebraiva di nacham/epistrepho (ἐπιστρέφω) per esprimere l'idea di shuv (voltare le spalle al male per volgersi a Dio).

Metanao significa esprimere dispiacimento, dolore e rimorso sulla bancarotta della nostra filosofia di vita su come il mondo dovrebbe essere. Ci arrendiamo a Dio ed accogliamo la verità che Egli è e rivela, abbandoniamo le pulsioni del nostro egoismo e "lasciamo che Dio sia Dio". Epistrepho, d'altro canto, è un "voltare le spalle" letteralmente o metaforicamente. Quand'è applicato a Dio significa volgersi a Lui con tutto il nostro cuore, anima e forza. Esso corrisponde, quindi, al termine ebraico teshuvah. Per esempio: "Israele, se tu torni», dice il SIGNORE, «se tu torni da me, se togli dalla mia presenza le tue abominazioni, se non vai più vagando qua e là,  se giuri per il SIGNORE che vive, con verità, con rettitudine e con giustizia, allora le nazioni saranno benedette in lui e in lui si glorieranno»" (Geremia 4:1-2). In un senso, possiamo così dire che nacham/metanao riguardi il passato ("mi dispiace"), mentre shuv/epistrepho riguarda il presente.

"Ravvedimento", così, riguarda molto di più che dare assenso intellettuale alla verità rivelata su Dio, il mondo, la nostra condizione e i nostri doveri (che è già molto), ma ci coinvolge completamente, in modo esistenziale, determinando il tutto della nostra vita.

Il problema
generale del ravvedimento (sia che lo consideriamo rincrescimento per il passato o un appello presente a volgersi verso Dio, è che, non solo oggi con il "vangelo moderno" esso viene banalizzato, minimizzato o completamente ignorato, ma che la maggior parte delle persone rifiutano di realizzarlo (se non "in teoria"). Di fatto nessuno può ravvedersi se non gliene vengono dati i mezzi dal Cielo ["Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:44)]. Nasciamo infatti ribelli a Dio, per natura odiamo Dio e la Sua autorità ["...infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo" (Romani 8:7)]. Si potrebbe infatti insistere con un peccatore "fino a diventare blu in faccia" che ha bisogno che si ravveda, ma fintanto che quell'uomo o quella donna non è veramente toccato da Dio, il meglio che potrebbe uscirne sono "risoluzioni" fatte di malavoglia e una riforma incompleta del cuore (vedi Luca 11:24-26). Di fatto il ravvedimento è analogo alla rigenerazione spirituale operata per diretto intervento di Dio sulla persona. Come una fede autentica, un profondo cambiamento di direzione, dall'egocentrismo al teocentrismo, è un miracolo che solo Dio può operare.

Ecco così come un autentico ravvedimento implichi quattro passi:

1. Abbandonare ciò che Dio considera peccato ["Chi copre le sue colpe non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia" (Proverbi 28:13)]. Il ravvedimento sincero è dimostrabile quando, nella stessa tentazione a peccare, nelle stesse condizioni, la si respinge risolutamente.
2. Dispiacere, dolore, cordoglio del fatto che il peccato ha spezzato il nostro rapporto con Dio e con gli altri (vedi Salmo 51).
3. Confessare la verità di fronte a Dio e fare ammenda presso coloro che abbiamo danneggiato (Proverbi 28:13; 1 Giovanni 1:9; Giacomo 5:16; Matteo 5:23-24).
4. Accogliere il perdono e nuoversi con fede verso il Signore (Filippesi 3:13-14; 1 Giovanni 1:9). Essere così confortati dalla presenza del Signore nella nostra vita ["Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio" (Isaia 40:1)].

L'autentico ravvedimento è uno stile di vita non una questione di una volta soltanto. Esso non viene meno. Certo facciamo progressi nella grazia, ma ogni autentico progresso viene attraverso uno teshuva (ravvedimento) costante. Possiamo ravvederci di una certa azione in un punto della nostra vita, ma non significa che non abbiamo più bisogno di teshuvah. Il ravvedimento è costante. Secondo un'espressione ebraica il vero penitente è baal teshuvah (בַּעַל תְשׁוּבָה) cioè un "maestro del ritornare" che sempre si volge dal proprio io a Dio.

Quando accogliamo l'Evangelo per la prima volta dobbiamo accertarci di aver fatto di aver fatto ciò di cui esso consiste: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo» (Marco 1:15), ma la stagione della teshuvah non termina mai.
Note
(1) Gesù dice, infatti, "...quando ha fatto uscire le sue pecore, va davanti a loro; e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Non seguiranno però alcun estraneo, ma fuggiranno lontano da lui, perché non conoscono la voce degli estranei" (Giovanni 3:4-5).

Tratto da: http://www.hebrew4christians.com/Holidays/Fall_Holidays/Elul/Teshuvah/teshuvah.html

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