lunedì 20 dicembre 2010

La gloria di Dio, la pace e la buona volontà

Il vangelo secondo Luca, al capitolo 2, narrando della nascita di Gesù, descrive come dei pastori che stavano nei campi attorno a Betlemme e che di notte facevano la guardia al loro gregge, ricevono, da parte di un angelo del Signore, l'annuncio della nascita di Gesù. Una madre di bassa estrazione sociale che, incinta, non aveva trovato altro riparo, quella notte, per far nascere suo figlio che una stalla e nessun'altra culla se non una mangiatoia, dà alla luce Colui che il messaggero celeste descrive come l'atteso Messia, il Salvatore, il Cristo, il Signore. Ogni elemento di questo racconto è assolutamente stupefacente perché contraddice tutto ciò che le aspettative del tempo identificavano con la gloria dell'avvento del Messia: l'umile contesto in cui avviene, i suoi particolari protagonisti, il carattere nascosto di questo avvenimento. I primi a riceverne l'annuncio sono persino dei pecorai, considerati fra le categorie di lavoratori più basse e disprezzate. Sono loro ad essere scelti e privilegiati da Dio come primi destinatari di questo annuncio. Essi non solo sono messi al corrente della cosa tramite un angelo del Signore, rarissima manifestazione di creature celesti, ma sono pure resi partecipi della visione di una moltitudine di creature celesti che, come un esercito che canta le gesta e la gloria del suo comandante in capo, loda Dio e dice: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!» (Luca 2:14).
Questa espressione di lode e di adorazione verso Dio (in termini tecnici dossologia , dal greco "doxa" gloria) diventa una componente tradizionale delle preghiere e dei canti del culto cristiano sin dai primi secoli. Nella chiesa latina è diventata la frase iniziale della cosiddetta: "dossologia maggiore ", o "Gloria in excelsis Deo". La "dossologia minore" o "Gloria patri", recita: "Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, com'era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen".
La dossologia maggiore, attraverso la sua versione latina, si è tramandata in italiano nella forma che recita: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà".
Questa sua seconda parte, però, quella che dice: "pace in terra agli uomini di buona volontà", è stata del tutto (e non sorprendentemente) equivocata come se significasse l'augurio "che gli uomini di buona volontà abbiano sulla terra la pace che meritano"​, magnificando, così insieme a Dio, pure la "buona volontà" umana.  In molti discorsi, si sente infatti spesso esaltare, prendendo spunto da questa frase, le iniziative e gli sforzi di pace e di riconciliazione fra popoli e nazioni. La cosa, in sé, è indubbiamente buona e lodevole, ma questo non è affatto il significato e le intenzioni della dossologia che, in questo modo, viene compresa in modo errato. Se il significato corrente che le si dà, infatti, può sembrare "logico" (e conveniente) per l'umanesimo religioso che vorrebbe esaltare non solo Dio, ma anche​ l'essere umano e la sua presunta buona e libera volontà, le cose non stanno in questi termini. Questa dossologia esalta Dio soltanto e la grazia che Egli elargisce a coloro che Egli sceglie, ai Suoi eletti, grazia che sola promuove la pace, la vera pace. Il testo, infatti, come anche testimonia la versione cattolica moderna, dice: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (CEI). Ecco come lo rendono le altre traduzioni: "«Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini, su cui si posa il suo favore» (ND), "Gloria a Dio ne' luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch'Egli gradisce!" (Riv.), "Gloria a Dio ne' luoghi altissimi, Pace in terra, Benivoglienza inverso gli uomini" (Diodati). Questa dossologia esalta Dio e la Sua buona volontà!
Le creature celesti e il popolo di Dio uniscono così le loro voci di lode e di adorazione esaltando Dio, le Sue opere, la Sua grazia, il Suo Evangelo, la Sua buona volontà, il Suo amore, la saggezza delle Sue scelte. La pace (la riconciliazione con Dio e fra le creature umane) è il risultato dell'iniziativa ed opera dell'amore di Dio che rigenera e trasforma il cuore umano sciogliendone la durezza, l'egoismo e l'ostilità attraverso il ravvedimento e la fede in Cristo Gesù, il Salvatore e Signore, ed avviandolo, per l'opera dello Spirito Santo, sul cammino della santificazione.
Gli "uomini che Dio gradisce", nella nostra dossologia, sono, in particolare, Maria, Giuseppe, i pecorai di Betlemme, tutti coloro verso i quali Dio, in Cristo, come vediamo nel Nuovo Testamento, rivolge la Sua amorevole attenzione impartendo loro la Sua grazia ed i doni che essa comporta. Questi doni sono detti, nella lettera Galati, "il frutto dello Spirito", vale a dire: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo" (Galati 5:22-23). ​Gli "uomini che Dio gradisce" non sono Erode e i gli arroganti leader religiosi della Gerusalemme del tempo, coloro che vantano la propria autosufficienza e la propria incontrastabile volontà (come essi vorrebbero ingenuamente) ma gli ultimi,  i disprezzati, gli emarginati della società, quelli che la Scrittura indica come "gli umili", soprattutto coloro che, per grazia di Dio, giungono al ravvedimento ed alla fede in Cristo e Lo seguono come operatori di pace, di amore e di giustizia.
"Gloria a Dio nei luoghi altissimi", esclama la nostra dossologia. I "luoghi altissimi", non va tanto inteso in senso spaziale, ma là dove Dio regna sovrano, sono "i cieli", ma anche dovunque sia fatta volentieri la Sua volontà. Dovunque regna la volontà di Dio, infatti, c'è pace e riposo. Certo, Dio regna sovrano su tutto e su tutti,  ma ancora, secondo i Suoi misteriosi disegni, vi è chi vi si sottrae ribellandosi a Dio ed alle Sue giuste e sante leggi. Sono i Suoi nemici, non certo amati, ma destinati all'ira di Dio, al Suo giudizio e condanna. Grazie a Dio, però, vi è chi da nemico si trasforma in amico di Dio e, riconciliato con Lui, volentieri e con gioia Lo serve.  Ai cristiani di Efeso, l'Apostolo scrive: "...ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo.  Ma ora, in Cristo Gesù voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo... ​Con la sua venuta ha annunciato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini;  perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito" (Efesini 2:12, 13, 17-18).​
La preghiera di Gesù dice: "venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cieli" (Matteo 6:10). Questa pure è la nostra preghiera ed il nostro desiderio sincero per voi tutti: "grazia, misericordia e pace siano con voi da parte di Dio Padre e di Gesù Cristo, il Figlio del Padre, nella verità e nell'amore" (2 Giovanni 3). Sì, "il Dio della pace sia con tutti voi. Amen." (Romani 15:33).​
Possiamo allora ripetere, correttamente e con persuasione anche il "Gloria in excelsis" della liturgia latina;
Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra agli uomini oggetto della Sua buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente, Signore, Figlio Unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre:
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l'Altissimo: Gesù Cristo
con lo Spirito Santo, nella gloria di Dio Padre. Amen.

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