domenica 5 dicembre 2010

La generosità genera abbondantemente​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

"6 Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. 7 Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. 8 Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona; 9 come sta scritto: «Egli ha profuso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». 10 Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi. 12 Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; 13 perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l'ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. 14 Essi pregano per voi, perché vi amano a causa della grazia sovrabbondante che Dio vi ha concessa. 15 Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!" (2 Corinzi 9:6-15).
Sulla stampa di qualche mese fa è comparsa questa notizia: "Cervello: scoperta l'area della generosità. Un'area neurale fa provare piacere nel vedere un atto di generosità verso chi ha meno di noi".​​ L'articolo inizia dicendo: 
"L’egoismo è innato nell’uomo ma l’evoluzione ha sviluppato il piacere dell’altruismo. È quanto ha accertato un’equipe di neurologi del California Institute of Technology che hanno scoperto come l’area del cervello del 'buon samaritano', che si attiva quando doniamo qualcosa, si sovrappone a quella che reagisce quando riceviamo un dono". L'articolo spiega poi come questi ricercatori siano giunti a questa conclusione e termina dicendo: "Gli scienziati non hanno ancora chiarito però se quest’area altruista sia innata o appresa. Così come se sia influenzata dalla cultura e dalla condizione sociale o meno". 
La stoltezza di questi "scienziati" che chiudono volontariamente gli occhi alle chiare risposte che Dio dà a questa questione nella Sua Parola è veramente stupefacente. Rifiutandosi di riconoscere Dio e la Sua rivelazione "si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo di intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti" (Romani 1:21-22). Una cosa, però l'hanno azzeccata: "L'egoismo è innato nell'uomo", anche se poi cadono nel ridicolo più totale quando affermano che: "L'evoluzione ha sviluppato il piacere dell'altruismo". Sì, l'egoismo è innato nella creatura umana, almeno dalla caduta nel peccato che l'ha corrotta radicalmente. La generosità in alcuni può essere certo caratteriale (a testimonianza della nostra gloria primigenia), ma sicuramente essa è uno dei tratti che la rigenerazione spirituale ad opera dello Spirito Santo infonde nella persona che si ravvede del proprio egoismo e si affida all'opera di redenzione di Gesù Cristo. Quando comprende ciò che Dio, nella Sua immensa generosità, ha operato per lei provvedendole immeritatamente salvezza ed assume "la mente di Cristo" essa si incammina sulla strada dell'amore al seguito del Maestro.
Della generosità scrive l'apostolo Paolo quando, proseguendo nella sua seconda lettera ai cristiani di Corinto la questione del dono verso i credenti della Palestina per sostenerli nella loro difficile situazione economica, spiega il modo in cui il cristiano, attraverso generose espressioni d'amore, cresce sempre meglio ad immagine di Cristo. È così che il cristiano benefica non solo coloro di cui si occupa, ma anche sé stesso e l'intero popolo di Dio. 
La generosità, dice, è estremamente produttiva. Lo testimonia anche la sapienza popolare della quale cita una massima: ​"Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente". Questa massima è assolutamente in linea con l'insegnamento di Gesù che disse: "Date, e vi sarà dato; vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante" (Luca 6:38). Il principio, allora, è chiaro: raccoglieremo proporzionalmente alla quantità della nostra semina. Il "grande spreco" di risorse che vediamo nella natura stessa testimonia come sia solo con la generosità che essa giunge a generare abbondanza e qualità. Questo si applica a tutte le occasioni nelle quali possiamo fare del bene e l'Apostolo lo spiega ampiamente, rilevando così l'importanza dell'argomento. Di fatto egli aggiunge qui ulteriori istruzioni su come si caratterizzi il "dare" cristiano autentico e come in esso si possa crescere.
L'espressione  "Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo", ha una doppia valenza. In primo luogo, il "quanto" dare è una questione individuale da stabilirsi "nel proprio cuore". Non ci sono al riguardo regole stabilite se non quanto il nostro cuore, la nostra coscienza, informata e responsabile, decida. Nel donare non ci si deve confrontare nemmeno con gli altri. Non ci dobbiamo occupare di quanto essi, a loro volta, diano: è una questione fatta alla presenza di Dio soltanto fra noi e chi è da beneficare. In secondo luogo l'espressione "in cuor suo" ​significa che si tratta di una decisione privata, non pubblica. Non si dà "per farsi belli davanti agli altri", per ostentare, per farsi ammirare... È cosa privata tanto che non si dovrebbe nemmeno avere occasione di vergognarsi se non si dà abbastanza. Si deve donare "in busta chiusa" e il nome di chi dà non dovrebbe apparire. La donazione deve essere anonima. Solo Dio e la nostra coscienza la conosce e nessun altro.
Inoltre, dice l'Apostolo: "Dia ciascuno come ha deliberato". Il dare implica una deliberazione, una precisa risoluzione, una decisione calcolata. Non è cosa da decidere alla leggera o impulsivamente. Bisogna soppesare accuratamente e responsabilmente tutti i fattori in gioco e, soprattutto, bisogna tenere conto dei criteri spirituali che l'apostolo ​delinea, molto diversi da quelli di questo mondo. Essi sono fondati sulla fiducia in Dio che rimunera il donatore generoso e "il profitto" che il popolo di Dio avrà quando si condividono, materialmente e spiritualmente i beni, ma soprattutto l'imitazione della generosità di Dio, che giunge in Cristo a dare Sé stesso per noi. Di fatto, i beneficiari del donare generoso non sono solo coloro per i quali noi generosamente provvediamo, ma anche, indirettamente, noi stessi ed il popolo di Dio.
La Parola del Signore ci mostra come non dobbiamo temere di impoverire e d'arrivare a mancare del necessario se doniamo con generosità. Dio, infatti, si compiace di chi Lo imita nella Sua generosità e, come Egli fa abbondare su di noi ogni grazia spirituale in Cristo, senza che noi ce lo meritiamo, così Egli non ci farà mancare quel che ci è necessario, anzi, avremo più del necessario. L'Apostolo scrive: "Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?" (Romani 8:32). Attenzione, però:  importante qui è sottolineare come Dio fa abbondare di ogni cosa il donatore generoso e lo arricchisce, non perché egli accumuli beni per sé stesso, ma perché egli eserciti una generosità più larga ancora! (9:11). È quello che emblematicamente era avvenuto quando Gesù provvede il cibo necessario ad una grande folla che Lo aveva seguito. Come Egli lo fa? Accogliendo e moltiplicando l'offerta di quei pochi pani e pesci che gli erano statigenerosamente messi a disposizione! I discepoli di Gesù di quell'abbondanza non se ne fanno scorta, ma essi stessi la distribuiscono. Il cibo miracolosamente, allora, non viene meno, ma persino, dopo che tutti se ne sono saziati, ne avanza!
L'Apostolo, poi, aggiunge un altro punto qualificante: "Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso". Il «dare di mala voglia», con un cuore rattristato che rimpiange ciò che dà, il dar «per necessità» costretti dall'ossequio all'opinione altrui, dal desiderio di non fare brutta figura ecc., non è il dare che piace a Dio. Egli ama il «donatore allegro», gioioso, realmente contento di fare felice il prossimo, di rispondere ai suoi bisogni, che sospinto dall'amore, è persuaso dalle parole e dallo spirito di Gesù che disse: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (Atti 20:35). Le parole qui di Paolo riflettono la traduzione greca del testo di Proverbi 22:9 che dicono:"Chi ha l'occhio generoso sarà benedetto, perché egli dona del suo pane al povero" (Proverbi 22:9 CEI).
Si dona per amore e non per tornaconto, ma indubbiamente il donare generosamente comporta delle "ricadute" favorevoli non solo nella qualità della nostra vita spirituale, ma anche la comunità cristiana ne trae beneficio perché la testimonianza di come effettivamente la vita cristiana "funzioni" e sia realmente benefica per tutti: "...più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l'ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. Essi pregano per voi, perché vi amano a causa della grazia sovrabbondante che Dio vi ha concessa". È così che la nostra generosità promuove il culto della comunità cristiana: la lode e il ringraziamento verso Dio ne usciranno rafforzate e, soprattutto, a Dio andrà maggiore gloria, la cosa più importante fra tutte. Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!"
Preghiera. Signore Iddio, ti ringrazio per il modo in cui mi insegni a sconfiggere il mio egoismo e ad apprezzare quanto la generosità, che fa parte del Tuo stesso carattere, sia estremamente producente per tutte le persone coinvolte. Guidami con entusiasmo in questa via. Nel nome di Cristo. Amen.

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