lunedì 7 febbraio 2011

Non quello che noi pensiamo che dica ma quello che essa dice veramente

È tipico come spesso si legga la Bibbia proiettando su di essa quello che noi pensiamo o che vorremmo che essa dicesse, non quello che dice veramente. Ad esempio, il preconcetto largamente diffuso che Cristo sia morto "per tutti", per ogni essere umano senza distinzione, non è quello che affermano le Sacre Scritture. Sono esse stesse, infatti, che spiegano come "per il mondo" esse intendano "gente di ogni tipo", non "tutti senza eccezione".

"Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione». Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi" (Giovanni 11:49-52).

"Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione" (Apocalisse 5:9).

In altre parole, laddove le Sacre Scritture affermano come Cristo sia morto per l'intero mondo, esse, interpretando sé stesse, specificano come "mondo" sia da intendersi come gente estratta ("dispersa") fra tutte le popolazioni del mondo, d'ogni estrazione e cultura. Non "per tutti" ma per "gente di ogni tipo".

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