mercoledì 29 giugno 2011

Un messaggio molto più profondo “al di là” delle parole della Bibbia?

Una delle tipiche risposte pretestuose usate per negare l’autorevolezza della Bibbia e disattenderne i precetti giustificandone l’infrazione,  è affermare che: “...al di là delle parole esiste un messaggio molto più profondo nella Bibbia”. Si vorrebbe così sostituire l’oggettività della Bibbia in quanto Parola di Dio (interpretata con precise regole ermeneutiche), con il soggettivismo e il sentimentalismo.

E’ un atteggiamento molto simile a quello di chi sostiene il principio: “Va dove ti porta il cuore”, che ignora ingenuamente o nega l’antropologia biblica, la quale evidenzia come: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno” (Geremia 17:9). Si vorrebbe così risalire a quello che si ritiene “il succo” del messaggio biblico e che lo trascenderebbe, “al di là” delle parole attraverso le quali esso stesso è espresso. Questo solo fatto tradisce l’irrazionalità di questa affermazione.

Se poi si chiede quale sia di fatto questo messaggio che andrebbe “al di là” delle parole con le quali esso è espresso, le opinioni al riguardo risultano essere molto diverse le une dalle altre, dipendendo dall’ideologia di fondo che, più o meno consapevolmente, anima chi lo sostiene.

La maggior parte, però, sembra essere d’accordo che “il succo” del messaggio biblico sia un non meglio qualificato “amore”, un imprecisabile sentimento dal contenuto soggettivo, “spontaneo”, di fatto privo di regole, in nome del quale più o meno tutto sarebbe tollerato e giustificato. Tipico è l’uso di questa argomentazione per giustificare perversioni parafiliache.

E’ pur vero che lo stesso Signore Gesù ha riassunto tutti comandamenti di Dio nel grande comandamento dell’amore. E’ scritto, infatti:
“I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?». Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti»” (Matteo 22:34-40).
Gesù, però, come può essere facilmente dimostrato da tutto il Nuovo Testamento, è ben lungi da dare al concetto di “amore” un significato vago e soggettivo. Il Signore Gesù sostiene coerentemente la validità permanente di tutta la legge morale rivelata di Dio e contenuta nelle Sacre Scritture. Gesù afferma: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17). Gesù non contesta la Legge morale di Dio, ma le cattive interpretazioni prevalenti nel Suo tempo, proponendone l’interpretazione autentica, come nel Suo tipico “E’ stato detto ma io vi dico...” (Cfr. Matteo 5:22,28,32,34,39,44) dove Egli risulta essere ancora più radicale degli Scribi e dei Farisei del Suo tempo che Lo contestano.

E’ anche pur vero che Gesù, ai trasgressori della legge di Dio che si ravvedono dei loro peccati, offre grazia, perdono e riabilitazione. Questo, però, non ha a che fare con la licenza, da parte loro, di poter continuare a fare poi quel che loro meglio aggrada, ma in vista di una rinnovata ubbidienza alla legge morale di Dio, illustrata da quanto Egli dice all’adultera graziata dei vangeli: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più» (Giovanni 8:11).

Il “messaggio più profondo” che sta “al di là delle parole” della Bibbia, quindi, ha ben poco a che fare con il soggettivismo ed il sentimentalismo dei moderni critici della legge morale oggettivamente rivelata, ma sta nel suo studio ed approfondimento accurato che parte dal rispettoso riconoscimento dell’autorevolezza ed infallibilità della Bibbia e di cui parla l’apostolo Paolo:
“....tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio” (1 Corinzi 2:6-11).
Sicuramente le “profondità di Dio” non contraddicono la lettera della Bibbia, ma ne sono in armonia. In ogni caso, "Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio" (2 Giovanni 9).

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