sabato 3 dicembre 2011

Rifiuto il "pensiero debole" oggi prevalente

Alcuni continuano a rimanere scandalizzati quando "senza alcuna vergogna" io cito quanto più volte aveva affermato il noto predicatore Charles H. Spurgeon, nel dire "Negare il Calvinismo equivale a negare l'Evangelo di Gesù Cristo". E' quello di cui sono anch'io del tutto persuaso e che risulta evidente dalla mia pubblica affermazione di fede e da quanto da sempre scrivo.

Spurgeon (ed io stesso) per "Calvinismo" si riferisce alla soteriologia della fede riformata, i cinque capisaldi chiamati "Cinque punti del Calvinismo" e che lui riteneva non negoziabili. Scriveva:

"Io sono persuaso che non vi possa essere alcuna autentica predicazione di Cristo e di Lui crocifisso a meno che non predichiamo ciò che oggi è chiamato 'Calvinismo'. Chiamarlo 'Calvinismo' è solo un nomignolo che gli hanno appiccicato; quello che ritengono 'Calvinismo' è l'Evangelo e nient'altro che l'Evangelo. Io non credo che noi si possa predicare l'Evangelo se non predichiamo la giustificazione per fede senza le opere; né se noi non predichiamo la sovranità di Dio nella Sua dispensazione della grazia; né se noi non esaltiamo l'immutabile ed eterno amore vittorioso di Jahvé che prende l'iniziativa dell'elezione a salvezza; né ritengo che si predichi l'Evangelo a meno che noi lo si fondi sulla redenzione speciale e particolare del Suo popolo scelto ed eletto che Cristo ha conseguito sulla croce; né posso comprendere come possa essere Evangelo quello che lascia i Suoi santi decadere dalla grazia dopo essere stati [efficacemente] chiamati, e permetta che i figlioli di Dio brucino nelle fiamme della dannazione dopo che essi hanno creduto in Gesù. Un tale 'vangelo' io aborro" [C. H. Spurgeon, 'Una difesa del Calvinismo'] (nota).

Lo "scandalo" che alcuni ancora, e soprattutto oggi, sentono rispetto a queste affermazioni deriva in gran parte da pregiudizi, ignoranza, e dall'efficace propaganda avversa. Deriva soprattutto dal relativismo oggi prevalente che rifugge dal fare vigorose e precise affermazioni, preferendo un "Evangelo" superficiale che "tollera" le opinioni più diverse, compiaciuto del suo spirito "irenico" e "conciliante", che "evita le controversie" e sicuramente, gradito al mondo, compiace "la carne". Questa sorta di "vangelo" pure io aborro e "sfacciatamente" continuerò a fare "affermazioni scandalose" che suscitano indignate riprovazioni, che piacciano o non piacciano, che siano popolari o meno, non importa quanti "amici" allontanino... Non mi accoderò mai al "pensiero debole" presente oggi in molte chiese.

Come disse l'apostolo Paolo: "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno" (2 Timoteo 1:12).

Nota

"I have my own private opinion that there is no such thing as preaching Christ and Him crucified, unless we preach what nowadays is called Calvinism. It is a nickname to call it Calvinism; Calvinism is the gospel, and nothing else. I do not believe we can preach the gospel, if we do not preach justification by faith, without works; nor unless we preach the sovereignty of God in His dispensation of grace; nor unless we exalt the electing, unchangeable, eternal, immutable, conquering love of Jehovah; nor do I think we can preach the gospel, unless we base it upon the special and particular redemption of His elect and chosen people which Christ wrought out upon the cross; nor can I comprehend a gospel which lets saints fall away after they are called, and suffers the children of God to be burned in the fires of damnation after having once believed in Jesus. Such a gospel I abhor."


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