giovedì 27 settembre 2012

L'unione con Cristo ed i suoi benefici (la chiesa, 6)

65. D. Di quali speciali benefici possono godere da parte di Cristo i membri della chiesa invisibile? 
R. I membri della chiesa invisibile godono da parte di Cristo unione e comunione con Lui nella grazia e nella gloria. [Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 65]. 
66. D. In che cosa consiste l’unione che gli eletti hanno con Cristo? 
R. L’unione che gli eletti hanno con Dio consiste nell’opera della grazia di Dio per la quale essi sono sono uniti a Cristo come loro capo e sposo in modo spirituale e mistico, ma veramente ed inseparabilmente. Essa viene stabilita attraverso la loro chiamata efficace. [Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 65].
Il matrimonio come unione ed impegno di vita fra un uomo ed una donna è una delle immagini fondamentali attraverso le quali le Sacre Scritture paragonano il rapporto di Dio con il Suo popolo eletto, il rapporto del cristiano con il suo Signore e Salvatore Gesù Cristo. Uno dei brani più famosi afferma: "Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa poiché siamo membra del suo corpo" (Efesini 5:28-30).
Nell'ambito di un'umanità condannata a causa dei suoi peccati, Dio concede la grazia del perdono e della riabilitazione ad un numero scelto di creature umane attraverso la mediazione di Cristo. Dio, nella Sua misericordia, sceglie delle persone e le lega inseparabilmente al Suo Figlio Gesù Cristo. Esse non ne sono meritevoli, ma il conferimento della grazia da parte Sua è possibile perché Cristo paga il prezzo della loro salvezza: è Lui, infatti, che espia, morendo in croce, la condanna che come gli altri avrebbero dovuto subire, e i meriti conseguiti dalla Sua vita, vissuta in perfetta armonia con la Sua Legge, vengono loro accreditati, attribuiti.
La salvezza implica così, da parte di Dio, l'associazione alla persona di Cristo di coloro che sono destinati alla grazia affinché essi ne godano i benefici. Essi vengono uniti, congiunti, a Lui per il tempo e per l'eternità. Possiamo così parlare dell'unione e comunione di coloro che formano la chiesa invisibile (gli eletti) con Cristo.
L'Apostolo lo indica quando afferma: "Chi è congiunto col Signore è uno stesso spirito con lui" [(1 Corinzi 6:17 Diodati): ὁ δὲ κολλώμενος τῷ κυρίῳ ἓν πνεῦμα ἐστιν]. Il verbo qui usato originalmente per "congiungere" èκολλάω (kollao), da cui deriva il nostro "colla", "incollare" ed è usato spesso per indicare l'unione fra un uomo ed una donna, l'accompagnarsi ad una persona, il legarsi ad un padrone. L'Antico Testamento usa pure questo un concetto simile con il termine דָּבֵק (dabeq) in Proverbi 18:24 "C'è un amico che è più affezionato di un fratello" ("congiunto" in Diodati), "voi che vi teneste stretti al SIGNORE vostro Dio" (Deuteronomio 4:4).
Dell'unione e comunione degli eletti con Cristo è ciò di cui trattano le risposte alle domande 65 e 66 del Catechismo maggiore di Westminster specificando in che cosa consista e come essa avvenga.Questa unione è paragonata a quella del capo (la testa) con il corpo, o quella del marito con la propria moglie. Il catechismo specifica come questa unione sia di tipo spirituale o mistico, ma non meno verace dell'unione che lega la testa al corpo oppure il marito alla moglie. Questa unione, infine, è considerata permanente, inscindibile, inseparabile. Essa avviene attraverso la chiamata efficace degli eletti, ulteriore concetto che sarà però precisato nella risposta alla domanda 67.

L'unione con Cristo nelle Scritture

Il tema dell'unione dei credenti con il Signore e Salvatore Gesù Cristo (sia individualmente che in quanto corpo) ricorre in numerosi brani del Nuovo Testamento ed è pure rappresentato nell'Antico. In teologia ci si riferisce spesso ad essa come "Unio mystica". Si tratta di un fatto che non si può esprimere altrimenti che con il linguaggio figurato delle Scritture e tramite le benedizioni che ne derivano.
Nell'Antico Testamento il concetto di unione con Cristo viene rappresentato come "essere rivestiti". Adamo ed Eva, "vergognosamente nudi" dopo la loro trasgressione, vengono rivestiti da Dio con tuniche di pelle (Genesi 3:21). La loro "nudità" è coperta quindi dalla morte di un altro: rappresentazione significativa di un fatto spirituale. I Salmi parlano dell'unione con Dio come un trovare rifugio in una rocca o in una fortezza (ad es. Salmi 18:2). Più tardi i profeti usano frequentemente l'immagine dell'unione di un uomo con una donna per descrivere il rapporto fra Dio ed il Suo popolo, immagine pure raccolta dal Nuovo Testamento.
Nel vangelo secondo Giovanni Gesù descrive sé stesso come una vite ed i Suoi discepoli come tralci (Giovanni 15:1-17). Questa metafora viene estesa fino a rappresentare Dio Padre come un giardiniere. Gesù descrive come i rami infruttuosi siano tagliati e come l'unico modo di portare frutto sia rimanere uniti alla vite. I rami che seccano sono tagliati via e gettati nel fuoco a bruciare, mentre i rami scelti producono un frutto durevole. Gesù prosegue a dire come i Suoi discepoli non appartengano al mondo, ma a Lui stesso. Nella sua prima epistola Giovanni riprende questa immagine: "Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. Da questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato ... Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito" (1 Giovanni 3:24; 4:13).
Unione con Cristo significa molto di più che trarre linfa vitale da Cristo, significa vivere "in" Lui. Inoltre, attraverso la nostra unione con Cristo godiamo pure unione con Dio Padre: "Quanto a voi, ciò che avete udito fin dal principio rimanga in voi. Se quel che avete udito fin dal principio rimane in voi, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre" (1 Giovanni 2:24).
Nell'Apocalisse ritroviamo l'immagine veterotestamentaria dell'essere rivestiti: "Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi" (19:7-8).
E' però l'apostolo Paolo che esprime pienamente il tema dell'unione con Cristo. Quest'unione è il fondamento del discorso che fa nella lettera ai Romani e la sorgente di ogni lode in Efesini. In Efesini 2:20-21 i cristiani sono paragonati ad un edificio: "Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore". Un'immagine simile si trova in 1 Corinzi 3:10-11: "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù". In Efesini 5:30-32 Paolo descrive il rapporto fra Cristo e la Sua chiesa come quello fra un marito e sua moglie. Egli paragona pure la chiesa ad un corpo del quale Egli è la testa. Questa figura è sviluppata in maggiore dettaglio in 1 Corinzi 12:12-27, mettendo in evidenza l'importanza dell'unità.
Un altro aspetto dell'unione con Cristo è quello di "Cristo in noi". Paolo fa uso di questa immagine in Galati, quando scrive: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Galati 2:20). Ai Colossesi Paolo scrive che: "Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria" (Colossesi 1:27).
Se consideriamo queste immagini insieme, possiamo vedere come vi siano due componenti dell'unione con Cristo: noi in Cristo e Cristo in noi. Si tratta di un legame assicurato dalla fede (Galati 3:20; Efesini 3:17), suggellato nel Battesimo e proclamato e rafforzato nella Cena del Signore.

Un legame trinitario

Inoltre, come ci dice Efesini 1:3.14, si tratta di un legame trinitario: (1) Dio Padre è fonte della nostra unione; (2) Dio il Figlio è oggetto della nostra unione; (3) Dio lo Spirito Santo è il vincolo della nostra unione. La nostra unione con Cristo si fonda sulla volontà pre-temporale di Dio Padre dare al Suo Figlio Gesù Cristo un popolo che Gli appartenga. È quindi basata sull’unione delle Persone della Trinità (il patto che le lega) ed implica nulla di meno della grazia di partecipare noi (attraverso l’adozione) al rapporto di amore.
La stessa incarnazione dell'eterno Figlio di Dio è stata necessaria proprio perché la Sua divinità e la nostra umanità potessero crescere assieme per reciproca connessione. Attraverso l'incarnazione Cristo, volontariamente prende "...ciò che era nostro al fine di impartirci ciò che era Suo, per far sì che ciò che era Suo per natura diventasse nostro per grazia" (Calvino). Sebbene, poi, la Sua missione di redenzione sia terminata, non lo è la Sua funzione di Mediatore. La nostra partecipazione a Cristo è un "rimanere connessi" per poter godere oggi della Suo agire per noi (come Intercessore) e in noi (nel santificarci attraverso il Suo Spirito).
Lo Spirito Santo è, inoltre, il legame attraverso il quale Cristo ci unisce efficacemente a Sé. E' infatti attraverso l'operazione di congiunzione dello Spirito Santo che Cristo e gli eletti sono portati in rapporto reciproco, "innestati" in Lui (Romani 11:17), e "rivestiti di Cristo". La "comunione dei santi" (dei credenti) è anche opera dello Spirito la cui funzione è quella di unire Cristo a noi e noi l'uno con l'altro.

Partecipi della natura divina

Rilevante al tema dell'unione con Cristo è pure il testo di 2 Pietro 1:4: "Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza". Il "diventare partecipi della natura divina" non significa in alcun modo "assorbimento in Dio" o "deificazione", perché, come lo sono in Cristo, natura divina e natura umana sono congiunte ma nel contempo ben distinte. Non si tratta di una partecipazione nell'essenza di Dio, ma di un ritorno dell'essere umano redento ad avere pienamente quell'immagine di Dio che il peccato aveva sfigurato. Essa è realizzata con la nostra unione al "nuovo Adamo" attraverso il quale entriamo in rapporto autentico con Dio. Si tratta però di un processo graduale che dura tutta la vita del cristiano.

Le benedizioni di un'unione

L'unione con Cristo comporta innumerevoli benedizioni. La benedizione principale dell'unione con Cristo è quella di ricevere tutte le promesse di Dio, perché è in Cristo che tutte le promesse di Dio sono "sì" ed "amen", e quando ci troviamo in Lui partecipiamo a quelle promesse Efesini 3:6). Potremmo ben dire, allora, che è in virtù di Cristo che noi godiamo di tutte le buone cose che Dio elargisce così generosamente. Si tratta di: (1) benedizioni per i credenti rispetto a Dio; (2) rispetto i credenti l'uno per l'altro e (3) rispetto a sé stessi.
Benedizioni rispetto a Dio. Ogni aspetto del rapporto di Dio con i credenti è in qualche modo connesso al nostro rapporto con Cristo. Dagli eterni decreti di Dio nell'eternità passata prima che il mondo fosse creato, alla nostra comunione con Dio in cielo nell'eternità futura - ed includendo ogni aspetto del nostro rapporto con Dio in questa vita - tutto avviene in unione con Cristo. Paolo inizia la sua meditazione sull'unione con Cristo in Efesini 1 con la lode: "Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo"(1:3). In ciò che segue egli esplicitamente fonda l'elezione (4), l'adozione (5) e la redenzione (7) "in Cristo".
Questo culmina guardando al tempo in cui: "... consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra" (10). Poi Paolo parla di nuovo della predestinazione in Cristo (11) rammentando agli Efesini che essi pure sono stati inclusi in Cristo: "...dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso" (13).
In Romani 6-7 Paolo esplicita l'unione con Cristo rispetto al peccato ed alla Legge, mostrandoci come noi siamo morti al peccato ma viventi in Cristo Gesù. La sua argomentazione è che, dato che noi siamo morti (in Cristo) rispetto alla Legge, noi pure siamo morti al peccato (dato che dove non v'è Legge non v'è pure peccato), ed ora siamo sotto la grazia. Siamo stati fatti risorgere a nuova vita nella risurrezione di Cristo e, un giorno, il nostro corpo sarà rinnovato per mezzo della potenza della risurrezione di Cristo. Tutto questo è parte della speranza della gloria menzionata da Paolo nella sua lettera ai Colossesi. L'imputazione (accreditamento) del nostro peccato a Cristo e della Sua giustizia a noi, pure avviene attraverso la nostra unione con Cristo. "Nascondendoci" in Lui, il castigo che meritiamo a causa dei nostri peccati cade su di Lui e "rivestiti" di Lui, la giustizia della Sua vita diventa la nostra.
Benedizioni ai credenti verso gli altri. Il tema principale della nostra unione con Cristo ha effetto sul nostro rapporto con gli altri credenti e promuove la nostra unità nella Chiesa. Essere "verticalmente" uniti a Cristo significa essere uniti "orizzontalmente" con gli altri. In 1 Corinzi 12 Paolo descrive i diversi talenti e doni della Chiesa paragonandoli alle diverse parti di uno stesso corpo. Dovremmo quindi cercare di edificarci gli uni gli altri attraverso i doni che ciascuno di noi ha ricevuto. In Galati 3:28 l'argomentazione di Paolo è che, dato che siamo tutti uni in Cristo Gesù "Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù": non sono possibili più discriminazioni di sorta perché, in quanto siamo stati uniti nello stesso Cristo ed abbiamo ricevuto uno stesso Spirito.
Benedizioni ai credenti verso sé stessi. Quando si trovano uniti alla Vite, i tralci godono di crescita e producono frutto. I credenti possono essere assicurati che, sulla base della loro unione con Cristo, essi faranno esperienza di un lungo processo di crescita che li conforma sempre meglio all'immagine di Cristo. Un'altra benedizione dell'essere in Cristo è la disciplina, perché in Cristo Dio Padre "ci pota" affinché portiamo frutto. Noi pure, in Cristo, godiamo di protezione perché Lui diventa nostro scudo e fortezza. La magnifica descrizione che fa l'Apostolo della nostra armatura spirituale descrive come ciascun suo pezzo sia efficace solo per la nostra unione con Cristo, il quale solo è verità e giustizia. Finalmente "il nostro cuore non si da pace finché non trova in te riposo (Agostino). E' solo in Cristo che troviamo la nostra vera identità, perché Egli è l'uomo autentico, come Dio vuole ed ha sempre voluto.
Non finiremo mai di apprezzare con riconoscenza, nell'approfondire quanto Dio ci rivela nella Sua Parola, quanto grande e generosa sia la grazia della nostra unione con Cristo, nostro Salvatore e Signore.

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