giovedì 11 ottobre 2012

Il cuore dell'Evangelo (La dinamica della salvezza, 4)

Ci sono sempre coloro che coltivano illusioni sulla natura umana e che ritengono, contro ogni evidenza e, soprattutto contro le precise affermazioni delle Sacre Scritture, che nell'essere umano vi sia, anche solo potenzialmente, della bontà che possa essere riconosciuta da Dio tanto da poterci "guadagnare il paradiso".

C'è sempre chi si illude che l'essere umano, a determinate condizioni e magari con "un aiutino", possa essere considerato "giusto" ed essere così ammesso nel favore di Dio. "I giusti" secondo i criteri dell'umanesimo possono certo esistere ed essere riconosciuti ed onorati come tali. Secondo il metro della giustizia di Dio, però, di essi proprio in questo mondo non c'è traccia. L'Antico ed il Nuovo Testamento sono del tutto concordi: "Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno" (Romani 3:10). La Bibbia dichiara l'umanità colpevole e irrimediabilmente condannata: "...affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio" (Romani 3:19).

Dio, però, non solo manifesta la Sua giustizia nella condanna dell'umanità, ma anche la Sua misericordia quando decide di concedere la grazia della salvezza ad un numero scelto di creature umane attraverso la Persona e l'opera di Gesù Cristo. Egli così affida questi peccatori scelti alle Sue "cure" affinché siano spiritualmente rigenerati e, attraverso il ravvedimento e la fede operati in loro, diventino giusti e compatibili con la Sua santità. Solo allora delle creature umane potranno essere veramente ammesse nella gloria della comunione con Dio.

Uno dei benefici dell'opera salvifica di Cristo è chiamato, nella Bibbia, "giustificazione", la giustificazione dei peccatori eletti a salvezza. Come sta scritto: "...ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù" (Romani 3:24); "poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono" (Romani 10:4),

Il termine "giustificazione", così come sta in italiano, può dare luogo ad equivoci. Quando è usato nel contesto della teologia biblica e riformata, "giustificazione" non ha a che fare con il significato che comunemente si dà a questo termine, vale a dire: "una spiegazione dei motivi di un comportamento o un argomento che discolpa" (come ad esempio, le "giustificazioni" scolastiche). Non è del tutto esatta, anzi, doppiamente errata, nemmeno l'accezione del significato che dà a giustificazione, per esempio, il Vocabolario Treccani, vale a dire: "In teologia, l’opera di Dio che, con la sua grazia, rende giusto l’uomo, capace cioè di partecipare all’opera redentrice di Gesù Cristo".

Il termine "giustificazione" nella teologia biblica e riformata, è quello di riconoscere giusto., dichiarare giusto. La giustificazione è l'azione per la quale Dio dichiara legalmente giusto, non colpevole, un peccatore, altrimenti colpevole e condannato, e questo allorché egli affida l'intera sua vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo. Perché viene dichiarato giusto? Perché Gesù Cristo ha pagato il prezzo della sua salvezza morendo in croce per espiare i suoi peccati e gli viene attribuita la giustizia conseguita dalla vita immacolata di Cristo. Dio, quindi, non rende (fa) giusto il peccatore credente, ma lo dichiara giusto in virtù non di ciò che egli sia o abbia fatto, ma in virtù di quello che Cristo ha fatto per lui.

Il peccatore credente non è (ancora) giusto di per sé stesso, ma Cristo se ne fa carico come suo Garante e, grazie solo a Cristo, viene accolto da Dio. Con Gesù quel peccatore diventerà sicuramente poi giusto attraverso il processo di santificazione iniziato in lui e che culminerà nella sua finale glorificazione, quando egli lascerà la vita terrena. Allora, e solo allora, ogni traccia di peccato (di ingiustizia) verrà completamente rimossa. Non quindi,, "fatto giusto", ma "dichiarato giusto" sulla base dell'opera di Cristo in suo favore. 

E' errato anche quanto aggiunge il vocabolario Treccani: "...capace cioè di partecipare all’opera redentrice di Gesù Cristo" perché la giustificazione non rende capaci di partecipare all'opera redentrice di Cristo, ma è l'opera redentrice di Cristo che gli permette di essere dichiarato giusto davanti a Dio. L'essere giusto non è il requisito del poter ricevere la grazia di Dio, ma si riceve la grazia di Dio in Gesù Cristo per poter essere dichiarati giusti, e pure per diventarlo gradualmente in seguito. Lo afferma l'Apostolo al riguardo degli eletti: "Dio ... mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Romani 5:8).

Ecco così la precisa definizione di "giustificazione" data dal Catechismo maggiore di Westminster
"La giustificazione è un atto della grazia (libera o gratuita) di Dio verso peccatori, per la quale Egli perdona tutti i loro peccati, li accetta e considera le loro persone come giuste ai Suoi occhi, non sulla base di alcunché sia operato in loro o fatto da loro, ma soltanto sulla base della perfetta ubbidienza e piena soddisfazione di Cristo, da Dio loro imputata loro e ricevuta solo per fede".
La sostanza della giustificazione è dunque che si tratta di un atto di Dio (una libera Sua iniziativa) attraverso il quale Egli dichiara il credente giusto, non colpevole, sulla base della giustizia conseguita da Cristo, la quale gli viene viene messa in conto (imputata, accreditata). La giustificazione è dunque una dichiarazione legale e non una trasformazione morale. Si tratta prima di tutto di un atto forense (che riguarda il tribunale del giudizio di Dio). Se non si ha una concezione corretta della giustificazione non può esistere autentico cristianesimo. Il riformatore Martin Lutero diceva che la giustificazione è "l'articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade".

Non è esagerato dire che la dottrina della giustificazione sia oggi calpestata spesso e volentieri anche da molti che si ritengono eredi della Riforma protestante, che tanto avevano sottolineato l'importanza di questa dottrina. L'Apostolo dice: "A chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia" (Romani 4:5). Il problema oggi è che non c'è più nessuno che pensi di essere empio o malvagio... La dottrina evangelicale corrente (arminiana) insegna che l'essere umano abbia in sé abbastanza del seme della virtù da poter far propria ed esercitare la fede in Gesù Cristo. L'essere umano non è più considerato più com'era considerato un tempo, vale a dire un miserabile peccatore. L'arminianesimo moderno pure insegna che l'uomo irrigenerato sia in grado di per sé stesso di volgersi a Dio con la sua fede ed il suo ravvedimento. La sua dottrina si risolve praticamente nel rendere l'uomo sovrano nella propria salvezza. Se Martin Lutero ha ragione, come pensiamo abbia ragione, le chiese che non sostengono il radicalismo del messaggio biblico paolino non possono reggere.

Come impara ben presto il pellegrino del racconto di John Bunyan, solo qui, nella dottrina della giustificazione attraverso la sola fede, è la questione più profonda che coscienza umana possa affrontare. Di fronte ad essa, com'è stato affermato, "Ogni confronto ogni altre imprese, ogni altro obiettivo, ogni altra questione diventa vuota, futile e superficiale. Solo qui il peccatore che abbandona ogni pretesa di auto-giustificazione scopre qualcosa che è più rilevante delle mode contemporanee più popolari, più profondamente soddisfacente dei più ricchi tesori del mondo, più liberanti delle vuote filastrocche alle quali gran parte dei nostri contemporanei sembrano credere".

Solo abbassandosi fino a terra e rinunciando ad ogni pretesa di giustificare noi stessi vantando un qualsivoglia merito, si vive (e poi si annuncia) l'Evangelo di Gesù Cristo. Soltanto riconoscendosi miserabili peccatori condannati quali siamo, si potrà apprezzare ed onorare l'opera di Dio in Gesù Cristo e farla propria. "Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode»" (Apocalisse 5:12) per la giustificazione e salvezza di coloro a cui Dio si è compiaciuto di conferire la grazia della salvezza.

Ulteriori approfondimenti e testi biblici a questo indirizzo.

4 commenti:

  1. Dabalà Maurizio11 ottobre 2012 23:56

    un conto è credere anche in modo biblico che la giustiicazione è opera solodi Cristo, un altro è vivere SEMPRE con questa giusta attitudine. Penso che noi uomini siamo comunque "tarati",in quanto abbiamo sempre bisogno che Dio ce lo ricordi, perché facilmente ci verrebbe da pensare che ...ora, al punto in cui siamo giunti ...siamo divenuti "abbastanza" santi.
    Dabalà Maurizio

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  2. Caro Pastore Castellina, innanzitutto grazie per l'opera che svolge di spiegazione e diffusione dell'evangelo (sono un suo lettore "silenzioso" da qualche tempo).
    Intervengo per porle una domanda che spero non risulti stupida o banale ovvero: la giustificazione è dunque cosa diversa dalla salvezza? E che rapporto c'è fra esse? Si può essere giustificati ma non essere salvati?

    Grazie e Arrivederci.

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  3. Caro Giuseppe, la 'giustificazione' è un aspetto della salvezza che Dio ci procura attraverso l'opera di Cristo, uno dei suoi benefici.
    Nota la sequenza delle fasi della salvezza di una persona, fasi che partono dal decreto di Dio nell'eternità e che terminano, per ciascuno dei salvati, in ciò che l'Apostolo chiama "glorificazione": "Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati" (Romani 8:29-30).
    Per "salvezza" si intende dunque l'insieme di ciò che Dio opera per ricuperare a Sé una persona. Le fasi della salvezza sono legate come gli anelli di una catena e tutte sono certe ed avranno successo, perché sono opera della fedeltà e determinazione di Dio. "ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Filippesi 1:6). Spero che tutto questo ora ti sia chiaro. Ti incoraggio a leggere e riflettere sulle domande e risposte del Catechismo minore di Westminster, che riassume maggiormente le cose. Ogni bene. Paolo.

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    1. Si, grazie, adesso è più chiaro. Per quanto riguarda le domande (e le risposte) le leggerò al più presto.
      Grazie ancora per la sua disponibilità e la spiegazione.

      Che il Signore benedica lei e il suo lavoro.

      Arrivederci.

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