lunedì 29 ottobre 2012

Il dito e la luna (la dinamica della salvezza 7).

D. 73. D. In che modo la fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio?
R. La fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio, non a causa delle altre grazie che sempre la accompagnano, o dalle buone opere che ne sono i frutti, né come se la grazia della fede, o qualsiasi altro suo atto, fossero a lui imputate per la sua giustificazione; ma solo come uno strumento mediante il quale egli riceve ed applica Cristo e la Sua giustizia. 
[Catechismo maggiore di Westminster, D/R 73).
Un proverbio cinese afferma: "Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito", significando che chi osserva il dito invece della luna che quel dito indica è qualcuno che è incapace di vedere le cose davvero importanti. Nell'ambito della fede cristiana, "la luna" è il Cristo e la Sua opera salvifica, mentre "il dito" è tutto ciò che lo indica, lo proclama. In questa categoria vanno la predicazione ed i sacramenti, i quali hanno un carattere unicamente strumentale (di per sé stessi hanno un valore relativo), ma anche la nostra fede. In che senso? Nel senso che, per quanto importante ed essenziale, non è la nostra fede che ci salva, che ci giustifica davanti a Dio, ma l'opera compiuta dal Cristo. La cosa è meno ovvia di quanto potrebbe sembrare.
La Scrittura dichiara espressamente che siamo giustificati per fede: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1); “...sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato” (Galati 2:16); “Così la legge è stata nostro precettore per portarci a Cristo, affinché fossimo giustificati per mezzo della fede” (Galati 3:24); "l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge" (Romani 3:28), come pure: “...mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia" (Romani 4:5).
In che senso, però, la fede “giustifica” un peccatore o “gli è messa in conto come giustizia”? Vuol dire forse che la fede abbia in sé stessa un ruolo meritorio ai fini della salvezza? È la fede la base sulla quale una persona viene giustificata agli occhi di Dio? La risposta a questa domanda del catechismo è negativa: non è la fede la base, la causa, della nostra giustificazione. Qual’è allora la base e causa della nostra giustificazione? E poi: qual’è esattamente il ruolo della fede nella giustificazione di un peccatore?

Tre negazioni

Questa risposta esprime prima di tutto delle negazioni: (1) La fede non giustifica “a causa delle altre grazie che sempre la accompagnano”; (2) La fede non giustifica causa delle buone opere che essa genera; (3) La fede non giustifica di per sé stessa; (4) la fede non giustifica a causa di qualsiasi altro nostro atto che ci potesse essere accreditato, ad esempio, il ravvedimento.

La fede non giustifica a causa delle grazie che accompagnano la fede

La fede autentica è sempre accompagnata da "altre grazie” o benefici immeritati che con essa ci vengono accordate. La Scrittura pure le definisce “opere della fede” o “il frutto dello Spirito” in quanto procedono dallo stesso Spirito. Esse sono: l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la bontà, la fedeltà, la mansuetudine, l’auto-controllo (Galati 5:22-23). Paolo pure le identifica come “le fatiche dell’amore” e “la costanza della speranza nel Signore Gesù Cristo” (1 Tessalonicesi 1:3). L’apostolo Pietro pure indica queste grazie come necessariamente “da aggiungere” alla fede, vale a dire, la virtù, la conoscenza, l’auto-controllo, la pazienza, la pietà, l’affetto fraterno, l’amore (2 Pietro 1:5-7). Se queste “opere della fede” non si accompagnano ad essa, la Scrittura considera la fede come “morta” (Giacomo 2:17). La fede autentica, inoltre, è tale da “purificare il cuore” (Atti 15:9) da ciò che procede dal cuore umano naturale e lo contamina, vale a dire: “pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze” (Matteo 15:18). La fede “opera per mezzo dell’amore” (Galati 5:6), cioè stimola quegli atti d’amore verso Dio che costituiscono il sommario della legge di Dio. Essa è pure la fede che “vince il mondo” (1 Giovanni 5:4), vale a dire quella che mette i cristiani in grado di fare o soffrire grandi cose per amore di Cristo. La nostra giustificazione, però, non procede da tutto questo, per quanto esso sia necessario. Queste “opere” sono conseguenza e frutto della fede, non la causa della nostra giustificazione. Esse sono “grazie” conseguenti.

La fede non giustifica a causa delle opere che produce

La fede autentica, come abbiamo già osservato, produce necessariamente opere buone a gloria di Dio. Il Signore, infatti, chiama efficacemente i Suoi eletti, rigenerandoli, giustificandoli e salvandoli, proprio in vista di quelle opere buone che Egli ha predisposto affinché essi specificatamente compiano: “...infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo” (Efesini 2:10). È Dio, così, che prima salva e giustifica e poi opera attraverso i Suoi quello che Egli si è proposto. Sua è l’opera di giustificazione, Sua è la fede che Egli impartisce, Sue sono le opere che Egli produce attraverso di essa. Queste opere, quindi, realizzate nella e con la persona del credente nel suo tempo e nel suo spazio, non sono la base e la causa della giustificazione, ma la conseguenza.

La fede non giustifica di per sé stessa

La grazia della fede, alla quale si oppone la giustificazione per le opere della Legge, non può essere la base della nostra giustificazione, perché essa, per sua stessa natura, è, prima di tutto, una grazia che umilia l’anima da qualunque nostra pretesa e ci fa rivolgere ad un Altro. Essa include la rinuncia a qualsiasi merito, a qualsiasi cosa provenga da noi stessi, a qualsiasi opera auto-generata. Essa non può essere altro che un’opera di Dio in noi, perché, pieni come siamo di noi stessi, nessuno di noi sarebbe disposto a rinunciare a qualunque nostro merito. Le pretese del nostro naturale orgoglio ostacolano sempre ed impediscono questo tipo di fede. La fede giustificante vuol dire confidare, per la nostra giustificazione, solo in Cristo. Essa distoglie, di fatto, la nostra attenzione da noi stessi e da qualsiasi cosa possa eclissare la gloria di Cristo in cui solo risiede il fondamento della nostra giustificazione.

Quando ci viene detto che siamo giustificati per fede e non per le opere della legge, il significato è che siamo giustificati in tal modo da mettere, per così dire, la corona sul capo di Cristo, non sul nostro capo, riconoscendolo come l’unica fonte da cui deriva questo privilegio. Esprimere questa fede in Cristo è frutto della grazia di Dio che, rigenerandoci spiritualmente, ci permette di farlo. È opera di Dio. Dato che la fede non è opera nostra, non è cosa che noi produciamo spontaneamente in risposta all’Evangelo, non può essere essa una nostra opera meritoria. 

La fede è l'atto per il quale crediamo e confidiamo in Cristo come nostro Salvatore e che Dio suscita in noi. Nella Bibbia, infatti, la fede non è mai considerata "un'opera", al contrario, essa è ben distinta dalle opere meritorie in Efesini 2:8-9: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti". Se la fede dovesse essere considerata opera meritoria, il credente potrebbe vantarsi di esservi giunto da solo. La salvezza per fede è espressamente dichiarata: "...non in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti"

La fede, quindi, non è considerabile come "opera", non è meritoria e non può essere in alcun modo vista la base della nostra salvezza. Al contrario, la fede è una buona opera di Dio operata nell'essere umano. "Essi dunque gli dissero: «Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»"(Giovanni 6:28-29).
Martin Lutero scrive nella sua introduzione alla Bibbia tedesca: "La fede non è quello che alcuni pensano ... Essi dicono; 'la fede non è abbastanza. Devi fare buone opere, devi essere pio per essere salvato". Essi pensano che quando odi l'Evangelo tu debba iniziare a lavorare, creando con le tue proprie forze un cuore riconoscente che dica 'Io credo'. Questo è ciò che essi credono che sia la fede. Dato, però che questa è un'idea umana, un sogno, il cuore non impara mai nulla da esso, non fa nulla e la riforma non viene da questa 'fede'. Al contrario, la fede è opera di Dio in noi che ci cambia e ci fa rinascere da Dio (Giovanni 1:13). Essa uccide il vecchio Adamo e ci rende gente completamente diversa. Essa cambia il nostro cuore, il nostro spirito, i nostri pensieri ed ogni nostra facoltà. Porta con essa lo Spirito Santo. Questa fede è vivente, creativa, attiva e potente. La fede non può fare a meno di fare costantemente opere buone. Non si ferma a chiedere se dobbiamo fare opere buone, ma prima ancora che chiunque creda, le ha fatte e continua a farle incessantemente. Chiunque non faccia buone opere è un incredulo. Inciampa in giro e cerca la fede e le buone opere anche se non sa che cosa siano la fede e le buone opere. Eppure egli pettegola e chiacchiera sulla fede e sulle buone opere con molte parole. Fede è confidare coraggiosamemte nella grazia di Dio, così certo del favore di Dio che essa rischerebbe mille volte la morte per essa. Una tale fiducia e conoscenza della grazia di Dio ti rende felice, cobtento e ardito nel tuo rapporto con Dio e con tutte le creature. Lo Spirito Santo lo fa accadere per mezzi della fede. A causa di essa tu, liberamente, volentieri e con gioia, fai del bene a tutti, servi chiunque, soffri ogni tipo di cose, ami e lodi il Dio che ti ha manifestato una tale grazia. È impossibile separare la fede dalle opere così com’è impossibile separare nel fuoco la luce ed il calore. Vigila quindu contro le tue false idee e guardati dagli inutili pettegolezzi, pensando di essere abbadtanza intelligente da definire fede ed opere ... chiedi a Dio di operare in te la fede, altrimenti rimarrai per sempre senza fede, non importa quel che tu viglia, dica o faccia” (Martin Luther, 1483-1546, DR. MARTIN LUTHER’S VERMISCHTE DEUTSCHE SCHRIFTEN. Johann K. Irmischer, ed. Vol. 63 Erlangen: Heyder and Zimmer, 1854), pp.124-125).

La fede non giustifica a causa del ravvedimento

La nostra giustificazione implica il perdono dei nostri peccati, ma essa non può nemmeno essere fondata sul nostro ravvedimento. E’ certo scritto: “Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati” (Atti 3:19). Vi è sicuramente una connessione inseparabile fra la nostra attesa di perdono dei nostri peccati e il ravvedimento, ma l’Evangelo della salvezza non consiste nel perdono dei nostri peccati sulla base del nostro pentimento. L’Evangelo è l’annuncio che i nostri peccati sono perdonati sulla base dell’opera espiatrice compiuta da Cristo.

Il ravvedimento è il riconoscimento e profondo dispiacere per avere infranto a nostro danno la legge di Dio ed aver offeso la Sua gloriosa maestà, ma esso non basta e non ci guadagna di per sé stesso il perdono dei peccati. Deve aver la gloria che gli spetta non solo la misericordia ma anche la giustizia di Dio, la quale non può semplicemente essere disattesa. Per la nostra giustificazione dobbiamo fare appello all’opera compiuta da Cristo. Il perdono dei nostri peccati implica il nostro pentimento e ravvedimento, ma non ne è la base.

Come la salvezza è totalmente frutto della grazia di Dio, la fede giustificante, suo strumento, è totalmente "grazia". La fede giustificante non è la base (o la ragione ultima) della nostra giustificazione, ma solo il suo strumento. Base e ragione della salvezza degli eletti è la grazia loro concessa attraverso l'opera in loro favore di Gesù Cristo comunicata loro, appunto, attraverso la fede che Dio provvede a generare in loro.

Una fede così "ridotta" al rango di strumento non può essere additata, così come si sostiene in alcuni circoli, come "la causa" dell'elezione da parte di Dio perché è Dio stesso che la genera come componente del processo di salvezza degli eletti. Siamo salvati sulla base della sola grazia. Non c'è altra base se non la sola grazia, l'opera redentrice di Cristo stesso sul Calvario. Non è la fede che ci salva, ma è Gesù Cristo che ci salva, per mezzo della fede. La giustificazione è mediante la fede (Romani 3:28).

L'unico fondamento della nostra giustificazione

La fede non è quindi la base della giustificazione. La fede è il mezzo (o strumento), non la base. Secondo le Scritture, siamo giustificati per fede o attraverso la fede, ma non sulla base o grazie alla fede. L'unica base della nostra giustificazione è l'opera redentrice del nostro Salvatore Gesù Cristo. Siamo salvati per grazia, attraverso la fede, sulla base della giustizia di Cristo. La fonte della nostra salvezza è la grazia, il mezzo della nostra salvezza è la fede, e la base della nostra salvezza è l'opera compiuta da Cristo.

Alla sbarra del tribunale di Dio, il peccatore, per essere giustificato con successo, potrà solo appellarsi alla giustizia di Cristo e a null’altro. La fede è quella grazia che gli consente di fare quell’appello. In questo senso è detto che siamo giustificati per fede. Dio non perdonerà i nostri peccati perché meritorio sia quell’appello fiducioso in sé stesso, per le circostanze che ci hanno portato a farlo o per i benefici accessori che l’hanno accompagnato, ma perché meritoria ed efficace è l’opera compiuta da Cristo in nostro favore.

Il valore è posto non sull’atto di invocare la grazia, sull’atteggiamento fiducioso che l’ha ispirato e lo accompagna, o perché abbiamo rinunciato ad accampare i nostri presunti meriti o ad altri presunti salvatori, ma in forza dei meriti di Cristo. Israele in Egitto non era stato salvato dalla mano dell’angelo distruttore perché aveva prestato ascolto e creduto alla Parola di Dio al riguardo detta attraverso di Mosè ed effettivamente aveva segnato gli stipiti delle case con il sangue dell’agnello immolato, ma in forza dell’efficacia di ciò che il sacrificio di quell’agnello significava. Tutto ciò che l’aveva portato a farlo era necessario ma solo strumentale. Così e della fede e del ravvedimento: sono atti necessari ma solo strumentali. Allo stesso modo non siamo salvati dal Battesimo, ma da ciò che esso graficamente rappresenta e che ci porta al ravvedimento ed alla fede: esso è solo un segnale indicatore che ci permette di andare nella giusta direzione, un segnale affidabile, ma pur sempre un segnale.

La fede è importante perché è "il dito" che fiduciosamente indica il Cristo e la Sua opera.

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