sabato 17 novembre 2012

Le illusioni dei “vangeli moderni”

Quante illusioni si fanno coloro che si creano un dio ed una religione secondo le proprie preferenze e personali persuasioni e non si attengono a quanto Dio chiaramente ha rivelato nelle Sacre Scritture! 

Vi sono pure molti oggi che, nonostante ogni evidenza contraria, persistono ostinatamente a credere al loro “vangelo”, confermati dal consenso dei loro amici e dalle chiese compiacenti ed apostate che frequentano. Mille testi della Bibbia non li smuoverebbero, per altro, nemmeno di un centimetro perché, nel caso di cui parlo, la Bibbia per loro, non è Parola di Dio. Quello che, per esempio, scrive l’apostolo Paolo, secondo un mio “informato” corrispondente, membro di una di queste chiese, non sono che “opinioni di un apostolo figlio della sua cultura e del suo tempo”. Persisterò, però, a citare la Bibbia come Parola di Dio, “che ti ascoltino o non ti ascoltino” affinché siano inescusabili.

La mia opinione su che cos’è vangelo e la tua opinione che cos’è vangelo sono legittime? Non possono essere criticate, messe al vaglio per comprovarne l’autenticità? E’ il concetto del relativismo oggi imperante in cui non pare essere più accettabile né fare affermazioni categoriche, né criticare qualcuno, perché tutto sarebbe allo stesso livello. “Tu sei OK ed io sono OK”... guai a contestare (almeno non le opinioni di maggioranza).

Di fatto non esistono “versioni” diverse e ugualmente legittime dell’Evangelo. L’apostolo Paolo, autorizzato portavoce di Dio, non ammetteva alcun “pluralismo” o “diversità di prospettive” quando si trattava dell’Evangelo. Egli infatti, scriveva: “Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano” (1 Corinzi 15:1-2). Allo stesso modo, egli scriveva: “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. Come abbiamo già detto, lo ripeto di nuovo anche adesso: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema. Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo” (Galati 1:8-10). Quando annunciava l’Evangelo Paolo non cercava di compiacere il suo uditorio adattandosi alle concezioni più popolari del tempo e del luogo dove si trovava. Egli non cercava di “piacere agli uomini”, ma di piacere a Dio e di servire Cristo.

Ciononostante, c’è sempre gente che, ostinatamente portando avanti le loro concezioni condizionate dall’ideologia che condividono, persiste a farsi illusioni, a ingannare sé stessi e gli altri. Fra queste illusioni oggi popolari, c’è il cosiddetto vangelo “politicamente corretto” dell’inclusione e dell’accoglienza “senza discriminazioni”. Le chiese che lo predicano si vantano di essere “aperte a tutti” ed in esse non ascolterete mai alcuna espressione di “giudizio”, alcun appello al ravvedimento. Gli unici “peccati” che condannano è eventualmente il non condividere le idee oggi di moda. In quelle chiese sentirete molto parlare di “libertà” e di “grazia”, concetti che però vengono definiti non dalla Bibbia, ma, appunto, dall’ideologia oggi prevalente, nonostante le molte proteste che il loro sia “il vangelo di Gesù Cristo”. Questo, però, non è un fenomeno nuovo. Già nel Nuovo Testamento si parlava di “empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio” (Giuda 4).

Contestando il “vangelo dell’inclusione”, la grazia a buon mercato sbandierata in ogni occasione dai pubblicisti di queste chiese, io rispondevo oggi con quelle che, di fatto, sono le “discriminazioni” che Dio opera, rilevando come certo Dio accoglie ogni genere di persone, ma non senza ravvedimento, non senza trasformarle. Di fatto, sottolineavo, peccatori impenitenti non potranno entrare nel regno di Dio: “Non v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, é ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10). Al che tipicamente un lettore risponde: “Ah beh. Credo che dopo la solita citazione di questi abusati versetti, vi lascerò alla vostra discussione mantenendomi ancora più saldo nella mia fede nel Dio d'Amore, dell'Accoglienza e dell'Inclusione”. Abuso? 

Queste cose gli “apostoli dell’inclusione” non le vogliono sentire. Dice un altro: “Fortunatamente appartengo a una chiesa come quella valdese che nella sua fallibilità è inclusiva e non cita Paolo come un fantomatico elenco di vizi e peccati da cui emanciparsi o peggio ancora guarire”.

Valgono allora più che mai gli ammonimenti apostolici a non illudersi, a non ingannarsi. Le cose non saranno per loro come immaginano e desiderano, ma come afferma la Parola di Dio, non importa se ci credono o non ci credono, comunque la torcano per farle dire ciò che più fa loro como. Non a caso l’apostolo Pietro menzionava: “testi… che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture” (2 Pietro 3:16).

Il termine greco [Πλανᾶσθε (Planasthe)] tradotto nel caso di 1 Corinzi 6:9-10 con “illudersi” (ingannarsi) è interessante anche per gli altri testi del Nuovo Testamento dove compare. Lo stesso verbo può essere tradotto “errare”, “essere in errore”, “sbagliarsi”, “farsi ingannare”, “lasciarsi ingannare”, “andare fuori strada”. Sono ammonimenti inequivocabili.

Sul non conoscere o sull’equivocare le Scritture come regola oggettiva di fede e di condotta: “Ma Gesù rispose loro: «Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio” (Matteo 22:29). “Gesù disse loro: «Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?” (Marco 12:24). Quando non si tiene conto delle Scritture si è “grandemente in errore: “Egli non è Dio dei morti, ma dei viventi. Voi errate di molto»” (Marco 12:27), qui il riferimento è alla risurrezione dei corpi.
Un altro ammonimento riguarda le frequentazioni di cattive compagnie che ci possono sviare: “Non v'ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33).

Un altro auto-inganno è che non non si raccolga quel che si ha seminato e che quindi non vi sia un giudizio. Nessuna illusione: “Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà” (Galati 6:7).

Un ultimo ammonimento è contro chi insinua che Dio sia ingiusto o da Lui non provengano che cose buone: ”Non v'ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto” (Giacomo 1:16:17).

Certo, i sostenitori dei falsi vangeli oggi di moda in certe chiese non presteranno ascolto a queste cose, anzi, moltiplicheranno gli insulti “ad personam” contro chi dice queste cose, come mi capita costantemente. Sono stati però avvertiti, e questa è l’unica cosa che importi.

1 commento:

  1. Caro Paolo, è vero che tutta la scrittura è ispirata da Dio ma tale ispirazione deve fare i conti con l'interpretazione di chi riceve l'ispirazione stessa. Ricordiamo che per Salomone il Regno di Dio era un santuario mentre per Gesù è una nuova società che Lui stesso è venuto ad inaugurare; lo stesso gesù mette in discussione un passao del Deuteronomio in cui si parla del ripudio ( Mosè ha scritto queste cose per la durezza del vs cuore . In sintesi, Dio nessuno lo ha mai visto; solo Cristo ce lo può rivelare e Cristo ci rivela un Dio misericordioso, un Dio amore, un Dio che non vuole sacrifici ma che Lui stesso diventa sacrificio per noi.

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