domenica 17 marzo 2013

Venuto per ...mettere in crisi!

“Gesù disse: «Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi»” (Giovanni 9:39).

Con il Suo tipico stile provocatorio, Gesù spiega qui che una delle ragioni per cui è venuto è quella di mettere il mondo di fronte a un giudizio. "È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo” (CEI 2008). Non è forse questo in contraddizione con quel che è riportato nello stesso vangelo, dove Gesù dice: “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17). Come spiegare, poi, il paradosso contenuto nella sua ulteriore affermazione dove Gesù dice di essere venuto per dare la vista ai ciechi ed ...accecare quelli che non vedono?

La chiave per comprendere questa apparente contraddizione sta nel significato della parola "giudicare". In Giovanni 3:19-21 Egli afferma:
“Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio»”
La parola greca originale che in italiano viene tradotta "giudizio" è krisis, da cui viene l’italiano "crisi", per cui si potrebbe rendere la frase iniziale con: “Io sono venuto per mettere in crisi” per costringere ad una scelta. E’ l’ultima cosa che normalmente noi vorremmo: essere messi in crisi, essere costretti a riflettere ed a scegliere. Cosa scomoda e sconveniente... preferiremmo da parte di Gesù cose più rassicuranti! La crisi è un punto della vita in cui c'è una sostanziale svolta da fare, il tempo in cui bisogna prendere una decisione fra due o più alternative. Non è possibile procrastinare: bisogna decidere subito che fare, da che parte stare. Di fronte a Gesù non si può rimanere neutrali o “sospendere il giudizio”. Egli è la luce che è venuta nel mondo. Gesù costringe a scegliere quale strada si intenda prendere.

In questa luce il nostro testo iniziale direbbe: "Ora questa è la crisi: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie....". La ragione per cui allora Gesù è venuto è per interrogarci personalmente e sfidarci, per causare una crisi nella nostra vita, per costringerci a decidere una da che parte vogliamo stare: Basta con la perenne indecisione, basta rimandare la scelta a domani, "a tempi migliori". Non si può più essere neutrali: "O con me o contro di me". Il tempo è scaduto: dobbiamo dare la nostra risposta. Siamo con Lui o contro di Lui?

Esempi di ripetuta crisi

In Matteo 16 Gesù chiede ai Dodici: "Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell'uomo, sia?", ed essi Gli riferiscono così ciò che la gente dice di Lui, omettendo le cose più offensive dette da alcuni. Poi però la cosa diventa più personale: "E voi, chi dite che io sia?". Gesù non aveva mai prima posto la cosa in modo così diretto. Gesù mette i 12 sotto la luce del riflettore: non potranno più sfuggire dal dargli una chiara risposta. Devono scegliere chiaramente, il tempo è venuto. Ed essi prendono questa decisione: sarà la risposta giusta, la decisione più giusta, quella più coraggiosa: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Matteo 16:16).

Un altro esempio è Giovanni 6. Qui Gesù dice cose molto dure al gruppo più vasto di discepoli e simpatizzanti che fino allora Lo avevano seguito. Egli dice loro: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato ed io vivo a motivo del Padre, così chi si ciba di me vivrà anch'egli a motivo di me" (Giovanni. 6:56,57). Gesù afferma di essere l'unica fonte di nutrimento spirituale per quelli che Lo seguono.Ma. "...udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: "Questo parlare è duro, chi lo può capire?". ... Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui" (Giovanni 6:60,66). Gesù, poi, si volge verso i Dodici e dice loro: "Volete andarvene anche voi? Oppure continuerete a seguirmi nei miei termini?". Ancora una volta, messi di fronte a una scelta critica, essi scelgono bene e rispondono: "Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv. 6:68).

Il nostro testo, in Giovanni 9, è un altro esempio di che cosa significa essere portati ad una crisi, essere portati al punto di dover prendere una decisione, fare un giudizio. Gesù aveva guarito un uomo dalla cecità. Un’azione misericordiosa, ma c'è di più. Il miracolo stesso è pure una parabola, immagine dell'Evangelo. Allo stesso modo in cui Gesù aveva restituito a quest'uomo la vista fisica, Gesù restituisce a molti la visione spirituale. Gesù qui si presenta come molto più che un guaritore. Il miracolo provoca una crisi. Qui Gesù presenta Sé stesso come la Luce del mondo. Senza di Lui una persona cammina nelle tenebre. E' solo quando qualcuno viene a Lui come quel cieco che aveva bisogno di guarigione, che quella persona può vedere le verità dell'Evangelo ed essere salvato.

Due tipi di persone

Ora, nell'uditorio di Gesù ci sono due tipo di persone. In primo luogo c'è l'uomo cieco. Dopo essere stato cacciato via dalla sinagoga, Gesù va alla sua ricerca. Quando trova quest'uomo, ormai guarito, gli fa questa semplice domanda: "Credi tu nel Figlio di Dio" (Giovanni 9:35). E' una domanda semplice, ma Gesù mette l'uomo sotto la luce dei Suoi riflettori, non può sfuggire, Egli provoca una crisi. Essere stato guarito è una cosa, ma che importa se non si conosce Cristo? "Credi tu?". Quest'uomo è venuto al punto di dover "emettere la sua sentenza", non c'è modo di sfuggire alla domanda. "Si, Signore, io credo", e Gli rende onore e gloria.

Poi però nella scena ci sono gli altri, i Farisei. Essi avevano visto il miracolo ed avevano udito le parole di Gesù del versetto 39: "lo sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Ed essi Gli rispondono: "Aspetta un momento! Stai dicendo forse che noi siamo spiritualmente ciechi e che abbiamo bisogno di guarigione semmai dovessimo vedere la verità di Dio? Ricorda che noi siamo discepoli di Mosè. Sappiamo ciò che Dio vuole. Non sai forse quanto noi studiamo?". E così Gesù risponde: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo perciò il vostro peccato rimane" (Giovanni 9:41).

Qui Gesù dice: "Così voi condannate voi stessi. Se voi non aveste preteso di avere vista spirituale, di avere grande conoscenza di Dio, sareste giustificati. Invece voi mi dite che voi siete a posto, che potete vedere benissimo da soli, che non avete alcun bisogno della Luce del mondo. Voi mi respingere e causate così il vostro proprio giudizio".

Abbiamo poi l'esempio dell'uomo che era stato guarito. Era diventato consapevole del suo bisogno, della sua cecità spirituale. Quando viene messo a confronto con le parole di Gesù, questi arriva e si inchina di fronte a Lui con fede, rendendogli l'onore e la gloria che Gli spetta. Quest'uomo ora è cambiato. Ora vede la verità dell'Evangelo. Era stato portato ad una crisi, ed aveva scelto saggiamente.

Che dire però del resto del testo, che "...quelli che vedono diventino ciechi"? Qui Gesù parla dei Farisei. Essi pensano di vedere. Essi ritengono di non avere alcun bisogno di Gesù. Essi credono di non avere più alcun bisogno di nuova luce. Anch'essi sono portati ad una crisi e respingono Cristo. Anch'essi sono cambiati. Essi sottostanno ora ad una maledizione persino più grande della cecità di quel cieco.

Coloro che giungono a questa crisi ed ammettono il loro bisogno, si piegano di fronte a Cristo dandogli la lode e la gloria che Gli spetta. Questi vengono benedetti di vista spirituale. Coloro però che giungono a questa crisi e Lo respingono, rifiutano di ammettere il loro bisogno, rimangono nella maledizione delle tenebre, anzi, persino di più. Se prima potevano godere almeno di un poco di luce, essi ora diventano ancora più ciechi.

Ancora oggi Gesù mette in crisi

In primo luogo Egli continua a farlo con coloro che sono perduti. Quando l'Evangelo viene presentato fedelmente ai perduti, Gesù viene faccia a faccia con l'uditore e provoca una crisi, e dice: "Credi tu in me?". Egli lo fa ogni qual volta la Sua Parola è predicata ai perduti. "La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra … ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore" (Ebrei 4:12). La Parola di Dio è vivente. Ha una potenza in Sé stessa e mette a nudo il cuore. Gesù che parla attraverso la Sua parola attiva e vivente e porta quella persona ad un punto di crisi. Coloro che preferiscono le tenebre, Lo respingeranno, ma coloro ai quali è stato dato amore per la verità, verranno a Lui come alla luce.

Quando Paolo predicava l'Evangelo, per alcuni era come un dolce e gradevole profumo (l’esempio è suo). Questi erano coloro che avevano ricevuto l'Evangelo con fede. Per gli altri, però, a quelli che erano stati messi in crisi e portati al punto di dover decidere dalla vivente Parola, eppure avevano respinto il Salvatore, era come "odore di morte". Quando anche oggi l'Evangelo viene annunziato fedelmente, provoca ancora un punto di decisione.

C'è ancora un'altra area dove Gesù continua a portare la gente in crisi, e questa è nel contesto della Sua Chiesa. Un esempio classico al riguardo si trova in Apocalisse 3.
"E all'angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio. lo conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me dell'oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda. lo riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese" (Apocalisse 3:14-22).
Questo era un momento di crisi per la Chiesa a Laodicea. Il problema non era qualche terribile eresia. Non si trattava di immoralità sessuale, né di aspri conflitti nella comunità. Il problema era che la comunità era piena di cristiani insipidi. Qui non c'era né passione né zelo per Cristo, nessuna energia per il Suo regno. Era una chiesa piena di cristiani tiepidi, che "procedevano in folle". Dicevano a sé stessi che tutto andava bene, che non avevano bisogno di nulla, che erano spiritualmente ricchi. Così Gesù parla loro e dice: "Ecco, sto alla vostra porta e busso. Avete sentito?". Che faranno di fronte a questa “crisi”? Continueranno nella loro condizione di tiepidezza, contenti di sé stessi, ignorando l'appello di Gesù?

Quando Gesù mette in cristi si tratta di un'espressione della Sua grazia. Se fosse irato e volesse distruggerci, certamente passerebbe oltre e non gli importerebbe. Quando Egli si pone faccia a faccia con noi, Egli punta il dito verso i nostri peccati e chiede semplicemente: "Come pensi di trattare tutto questo?" Tutto questo deve sparire. Coloro che alla crisi rispondono con il ravvedimento e la fede, troveranno benedizioni: maggiormente della Sua grazia, maggiormente del Suo Spirito, maggiormente della Sua conoscenza di Dio, un maggiore godimento della Sua presenza.

Quelli però che giungono un punto di crisi e si rifiutano di ascoltare, si troveranno in condizione di privazione. Saranno più deboli nelle grazie cristiane. Daranno più spazio ad abitudini peccaminose che prenderanno piede in loro. Vi sarà maggiore pericolo di errare. Se non vi sarà cambiamento, nessun serio ravvedimento e rinnovo della fedeltà, non ci sarà che un'unica conseguenza. Il ramo verrà staccato dalla pianta come improduttivo. Anche questo fa parte del continuo ministero di Gesù nel provocare queste crisi. Ecco una delle ragioni per cui Dio è venuto in questo mondo in Gesù di Nazareth. Egli venne per mettere il mondo di fronte ad un giudizio, non il Suo che ci giudica affinché possa condannare il mondo, ma il nostro “giudizio”, che non si può più rimandare. Egli continuerà questo ministero di crisi fintanto che tutti i Suoi eletti non saranno raccolti e purificati, fintanto che Egli avrà per Sé uno Sposa purificata, la Chiesa, da ogni contaminazione.

(Riduzione di una mia predicazione del 1998)

1 commento:

  1. Il post mi ha edificato per una più pronta consacrazione alla vita e alle opere della fede.
    Siano dunque benedette tutte le crisi che Cristo ci pone di fronte per ravvederci e proseguire la dove siamo venuti meno.

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