martedì 19 marzo 2013

Il sacco da illusionista del papa


Riportiamo qui di seguito quanto scrive Martin Lutero negli “Articoli di Smacalda” del 1537-38 a proposito della figura del papa. Dai suoi tempi alcune cose del papato sono cambiate, ma rimane tutto l’impianto ecclesiologico e teologico del cattolicesimo romano che consideriamo del tutto aberrante rispetto all’insegnamento biblico ed inaccettabile. Lutero considerava il papa di Roma un’illusionista che sa trarre dal suo sacco ogni sorta di trucchi per suggestionare le masse. Cambiano oggi i papi, possono essere più o meno simpatici e dire cose più o meno plausibili, ma il papato rimane sostanzialmente lo stesso. Solo quando scomparirà del tutto si potrà dire che si sia effettuata la vera Riforma. Nessun compromesso con una simile istituzione potrà essere accolto da coloro che si pongono sulla linea della Riforma protestante classica, le cui confessioni di fede riteniamo riflettere in modo eccellente l’insegnamento delle Sacre Scritture.
Il papa non è jure divino, cioè sul fondamento della Parola di Dio, il capo di tutta la cristianità (ciò, infatti, spetta ad uno solo, che si chiama Gesù Cristo), ma soltanto vescovo o pastore della chiesa di Roma e di coloro che, di propria volontà o sulla base di ordinamenti umani - cioè dell’autorità temporale - si sono associati a lui, non per essergli sottoposti come ad un signore, ma per essere cristiani al suo fianco, quali fratelli e compagni, come dimostrano anche gli antichi concili e l’epoca di S. Cipriano. Oggi, però, nessun vescovo osa chiamare il papa “fratello”, come in quell’epoca, ma deve invece chiamarlo “graziosissimo signore”, come se fosse un re o un imperatore. Questo non lo vogliano, dobbiamo e possiamo, in coscienza, accettare; chi, però, lo vuole fare, lo faccia senza di noi.
Ne consegue che tutto ciò che il papa ha fatto e intrapreso sulla base di questo potere falso, scellerato, sacrilego e usurpato, è stato ed è ancora una storia e un’impresa diabolica (ad eccezione di ciò che riguarda il potere temporale, con il quale Dio procura grandi benefici ad un popolo anche attraverso un tiranno o un furfante), per la rovina di tutta la santa chiesa cristiana (per quanto dipende da lui), e per distruggere il primo articolo, quello fondamentale, sulla redenzione per mezzo di Gesù Cristo.
Eccole, infatti, tutte le sue bolle e i suoi libri in cui ruggisce come un leone (così lo raffigura l’angelo in ’Apocalisse 10:3) urlando che nessun cristiano può essere salvato se non gli è ubbidiente e sottomesso in tutto ciò che egli vuole, dice e fa. Tutto ciò equivale a dire: “Benché tu creda in Cristo ed abbia in Lui tutto ciò che è necessario alla salvezza, questo non è nulla ed è tutto inutile se non mi consideri il tuo dio e non mi sei sottomesso ed ubbidiente”. Eppure è evidente che la santa chiesa è rimasta senza papa almeno per più di 500 anni e fino al giorno d’oggi la chiesa greca e molte chiese di altre lingue non sono mai state sottomesse al papa e non lo sono neppure adesso. Si tratta dunque, com’è stato detto spesso, di un’invenzione umana, non comandata, non necessaria e inutile. Difatti, la santa chiesa cristiana può ben sussistere senza un simile capo, se esso non fosse stato stabilito ed esaltato dal diavolo. E il papato non è di alcuna utilità nella chiesa perché non esercita alcuna funzione cristiana e quindi la chiesa deve restare ed esistere senza papa.
Poniamo il caso che il papa voglia rinunciare ad essere il capo supremo jure divino, cioè in base ad un comandamento divino, e che, d’altra parte, per mantenere meglio l’unità della cristianità contro le sétte e le eresie, si debba avere un capo al quale tutti gli altri si attengono. Ora, questo capo verrebbe eletto dagli uomini e dipenderebbe dalla scelta e dal potere umano cambiarlo e destituirlo, proprio come ha fatto il Concilio di Costanza con i papi, deponendone tre ed eleggendone un quarto[1]. Poniamo il caso, dico, che il Papa e la sede di Roma vogliano accondiscendere ed accettare quel che s’è appena detto - cosa che è impossibile perché il papa dovrebbe lasciar rovesciare e distruggere tutto il suo regno e la sua carica con tutti i suoi diritti e libri; insomma, non può farlo; - anche così non ne verrebbe alcun aiuto alla cristianità e nascerebbero molte più sétte di prima. Difatti, non dovendo essere sottomessi a questo capo per ordine di Dio, ma per la buona volontà degli uomini, facilmente e ben presto verrebbe disprezzato e, alla fine non manterrebbe più nessuno sotto di sé. Egli inoltre non dovrebbe sempre essere a Roma o in un altro luogo determinato, ma nel luogo e nella chiesa a cui Dio abbia donato un uomo idoneo a svolgere questa funzione. Oh, quante complicazioni e quale disordine!
Perciò la chiesa non può mai essere meglio governata e conservata che se viviamo tutti sotto un unico capo, Cristo, e i vescovi, tutti uguali secondo il ministero (sebbene diversi secondo i doni), restino uniti con zelo nella concordia sulla dottrina, nella fede, nei sacramenti, nelle preghiere e nelle opere d’amore, ecc. Come scrive San Girolamo, i preti ad Alessandria governavano le chiese insieme e in comune, come avevano fatto anche gli apostoli e dopo di loro tutti i vescovi nell’intera cristianità, fino a quando il papa non ha alzato la sua testa al di sopra di tutti.
Questo punto mostra inconfutabilmente che il papa è il vero Cristo della fine, o anticristo, che si è posto ed innalzato sopra e contro Cristo, perché non vuole che i cristiani si salvino senza il suo potere, che per altro, è un nulla, non essendo stato ordinato e comandato da Dio. Questo significa propriamente “porsi al di sopra di Dio e contro di Lui”[2] come dice S. Paolo. Neppure i turchi ed i tartari si comportano così, sebbene siano grandi nemici dei cristiani; essi permettono che creda in Cristo chi vuole farlo ed esigono dai cristiani tributi ed ubbidienza soltanto materiali.
Il papa, però, non vuole lasciare che si creda solo in Cristo, ma afferma che per salvarsi occorra ubbidirgli. Questo non lo vogliamo fare, anche se ciò significasse morire nel nome di Dio. Tutto questo deriva dal fatto che egli ha voluto essere chiamato jure divino capo supremo della chiesa cristiana. Perciò ha dovuto porsi sullo stesso piano di Cristo e addirittura al di sopra di Lui e farsi esaltare come capo, poi come signore della chiesa e infine anche di tutto il mondo e addirittura come un dio in terra, fino ad osare dare ordini anche agli angeli in cielo.
E quando si distingue tra dottrina del papa e sacra Scrittura, oppure le si mette a confronto e in contrasto l’una con l’altra, si trova che la dottrina del papa, nelle sue parti migliori, è tratta dal diritto imperiale pagano e dà istruzioni su affari e giudizi mondani, come dimostrano le sue Decretali. Inoltre, dà istruzioni su riti relativi a chiese, abiti, cibi, persone e simili puerilità, cose stravaganti ed assurde senza numero. Ma in tutto questo non c’è assolutamente nulla di Cristo, della fede e dei comandamenti di Dio.
Infine, non è nient’altro che un’opera diabolica quella che egli compie quando diffonde su Dio e contro Dio le sue menzogne su messe, purgatorio, vita monastica, opere proprie e culti inventati dall’uomo (è questo, in effetti, il vero papato), quando condanna, uccide e tormenta tutti quei cristiani che non mettono al di sopra di tutto e non onorano queste sue abominazioni. Pertanto, come non possiamo adorare il diavolo in persona come signore o dio, così neppure possiamo tollerare il suo apostolo, il papa o pseudo-Cristo, come capo e signore nel suo regno. Il regno papale, infatti, come ho dimostrato in molti libri, consiste propriamente in menzognr e omicidi per mandare eternamente in rovina corpo ed anima.
In questi quattro articoli al concilio avranno sufficienti punti da condannare, perché essi non ci possono né vogliono concedere nemmeno la più piccola frase di uno solo di quegli articoli. Dobbiamo essere certi ed affidarci alla speranza che Cristo, nostro Signore, ha lanciato l’offensiva contro il suo avversario e avrà la meglio sia con il Suo Spirito sia con il Suo avvento.
Perché al concilio non saremo in presenza dell’imperatore o di un’autorità temporale, come ad Augusta, dove l’Imperatore emanò un editto molto clemente e fece esaminare i problemi in modo amichevole; ci troveremo, invece, in presenza del papa e del diavolo stesso, che non ha alcuna intenzione di ascoltare, ma senza tanti discorsi vuole condannare, uccidere e costringere all’idolatria. Perciò qui non dobbiamo baciare i suoi piedi e dirgli: “Voi siete in mio grazioso Signore”, ma come in Zaccaria l’angelo disse al diavolo: “Ti sgridi il Signore, Satana!” (Zaccaria 3:2).
(... Al termine dell’esposizione degli articoli, Lutero conclude ...)
Questi sono gli articoli che devo mantenere e manterrò fino alla mia morte, se Dio vuole. Né saprei portarvi alcuna modifica o fare concessione alcuna. Se qualcuno, però, vuole concedere qualcosa, lo faccia secondo la sua coscienza.
Infine resta il sacco da illusionista del papa pieno di articoli folli e puerili, come la consacrazione delle chiese, il battesimo delle campane, il battesimo della pietra dell’altare, con la preghiera rivolta ai “padrini” di fare, per l’occasione, donazioni, ecc. Questo battesimo è una beffa e uno scherno del santo Battesimo e non bisogna tollerarlo. C’è poi la consacrazione delle candele, delle palme, delle focacce, degli aromi, dell’aveva, ecc. - tutte cose che non possono certo dirsi né essere consacrate: è pura beffa e un inganno. Di questi giochi da illusionista ce n’è un’infinità: li raccomandiamo al loro Dio e a loro stessi, affinché li adorino finché se ne saranno stancati. Quanto a noi non vogliamo essere molestati con queste cose.
Dott. Martin Lutero, sottoscrisse.
[Articoli di Smacalda, 1537-1538, in “Confessioni di Fede delle Chiese Cristiane” a cura di Romeo Fabbri, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1996, p. 342-346].
Gli articoli di Smacalda sono il frutto della richiesta fatta a Lutero dall’elettore di Sassonia, Giovanni Federico, allorché seppe che il papa Paolo III  aveva convocato a Mantova, per il maggio del 1537, un concilio generale (poi di fatto non celebrato), al quale aveva invitato anche gli stati protestanti. Impossibilitato ad intervenire, a causa di una grave malattia, alla riunione dei principi a Smacalda, Lutero redige quello che viene poi considerato come una specie di testamento spirituale e che passa alla storia come “Articoli di Smacalda”.. In appendice agli articoli venne poi aggiunto il Trattato dell’autorità e del primato del papa, composto da Filippo Melantone con l’intenzione di completare la Confessione di Augusta. Gli Articoli di Smacalda sono, senza dubbio, lo scritto più polemico di tutte le confessioni luterane, quello in cui appare con maggiore forza e determinazione l’attacco portato contro le dottrine e le pratiche del cattolicesimo romano.


[1] Giovanni XXIII e Benedetto XIII furono deposti, mentre Gregorio XII rinunciò spontaneamente al trono papale, al quale due anni dopo, nel 1417, fu eletto Martino V.
[2] “l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio” (2 Tessalonicesi 2:4).

1 commento:

  1. Grazie Paolo, come sempre i tuoi studi aiutano a riflettere e capire meglio la realtà..benedizioni!

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