giovedì 9 maggio 2013

Dio pretende troppo da noi?

Dopo aver messo in rilievo l'importanza della Legge di Dio ed aver specificato il carattere assoluto della Sua Legge morale, il Catechismo maggiore di Westminster, in tre successiva domande e risposte, si occupa di precisare quale sia oggi la sua funzione, in particolare per due categorie di persone. Riprendo così le D/R e le commento in questo e in successivi articoli del Blog (per non essere qui troppo lungo).
94. D. La legge morale ha forse ancora una funzione dopo la Caduta? 
R. Sebbene nessuno dopo la Caduta possa conseguire la giustizia e vita attraverso (l'osservanza della) Legge morale, essa continua ad essere utile a tutti, come pure, in modo peculiare, rispettivamente a coloro che sono rigenerati e a coloro che non sono rigenerati.
È tipica, ma sana e necessaria, la prima reazione che abbiamo di fronte ai requisiti rigorosissimi della Legge di Dio. "Dio pretende troppo da noi. Se Dio esige da noi ubbidienza perfetta per poter godere del Suo favore e vivere, non ce la faremo mai ad essere quel che Egli si aspetta da noi. La via della vita ci è del tutto preclusa". Sì, è proprio così: hai compreso bene. Dalla Caduta in poi, nessuno è più in grado di conseguire la giustizia che Dio si aspetta da noi conformandoci alla legge morale. Il peccato che ci condiziona ci disabilita completamente ma Dio non abbasserà il livello di conformità che Egli si aspetta né è disposto a tollerare la nostra colpevole condizione. La Scrittura al riguardo è chiara. La soluzione a questo dilemma è diversa e noi la dobbiamo comprendere bene: è il messaggio dell'Evangelo: “Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne” (Romani 8:3); “…sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato” (Galati 2:16).

Il peccato ha tanto contaminato la creatura umana da renderla del tutto incapace (impotente) a conseguire da sé stessa, attraverso l'osservanza della legge di Dio, la giustizia necessaria alla vita alla quale avrebbe titolo [in linguaggio biblico "la carne (contaminata da peccato) la rende impotente" (Romani 8:3)]. Questo non vuole dire che non possa conseguire una certa misura di giustizia, né che tutti siano tanto malvagi quanto lo possano essere. Molti, di fatto, possono manifestarsi relativamente virtuosi. Nessuno, però, per quanto virtuoso possa essere, è in grado di raggiungere il livello (i criteri) di giustizia che Dio ha stabilito per poter essere effettivamente dichiarato giusto (giustificato) (vedi D/R 93).

Di fatto, di fronte al tribunale del giudizio di Dio, la giustizia di chiunque si rivela carente, inadeguata, impietosamente inferiore al livello necessario, tanto che per tutti la sentenza è quella di colpevolezza. Secondo i criteri di Dio non c'è nessuno che possa essere considerato giusto o che possa da sé stesso (attraverso l'osservanza della legge) conseguire l'attestato di "giusto". "Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». ... Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi. Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato" (Romani 3:9-20).

Se le cose stanno così (e sono così perché lo dichiara la Parola di Dio) si potrebbe concluderne che la legge di Dio abbia perduto ogni utilità e funzione; che sia diventata parola al vento come le vane esortazioni morali di certi predicatori che "lasciano il tempo che trovano" perché sarà comunque regolarmente disattesa da coloro ai quali è destinata? Si potrebbe addirittura dire: "lasciamola perdere" perché proclamarla avrebbe il solo effetto di produrre ipocrisia e illusioni e che quindi sia "più onesto" metterla a tacere, "consegnarla ad un museo" e magari (così come pure spesso oggi si fa) "abbassarne le pretese", "adattarla alla realtà", relativizzarla, sottoporla a contrattazione, promuovendo "tolleranza" e perdono a buon mercato. No, la legge di Dio, anche nell'attuale nostra situazione, conserva un suo ruolo, un "uso legittimo", significativo, importante, un ruolo che dobbiamo attentamente precisare e che riguarda ogni creatura umana, sia "l'uomo naturale", irrigenerato, che quello che è stato rigenerato spiritualmente essendosi affidato al Gesù Cristo come proprio Salvatore e Signore. Il ruolo che la legge assume rispettivamente per gli uni e per gli altri, rimane importante, ed è quello che verrà precisato nelle domande e risposte seguenti del Catechismo.
D. 95. In che modo la Legge morale è utile a tutti gli uomini?
La Legge morale è utile a tutti gli uomini in quanto essa fa conoscere quale sia la natura santa e la volontà di Dio, come pure quali siano gli obblighi ai quali sono tenuti a conformare il loro comportamento; per convincerli che essi sono del tutto incapaci ad osservarli, come pure della nefanda contaminazione della loro natura, cuore e vita; per umiliarli col senso del loro peccato e miseria, e quindi ad aiutarli a vedere con maggiore chiarezza il bisogno che essi hanno di Cristo e della perfezione della Sua ubbidienza.
La chiara presentazione ed esposizione della Legge morale di Dio, quella che tutte le creature umane sono tenute ad osservare, è altrettanto importante quanto quella dell'Evangelo, anzi, ne è parte integrante. L'Evangelo, infatti, è l'annuncio della grazia di Dio in Gesù Cristo. La grazia, però, è un concetto eminentemente giuridico. Essa riguarda coloro che occupano la posizione di imputati nel tribunale di Dio, accusati di aver trasgredito quella Legge che essi erano tenuti ad ubbidire, la cui colpevolezza è stata dimostrata e che si avviano alla certa espiazione della loro giusta condanna.

L'annuncio della grazia presuppone la nostra colpevolezza e giusta condanna. L'Evangelo della grazia di Dio sarebbe del tutto incomprensibile e facilmente equivocabile se coloro che lo odono non avessero concezione alcuna della loro colpevolezza nei confronti della Legge di Dio e non si rendessero conto di essere stati irrimediabilmente condannati come suoi trasgressori. Come, infatti, si potrebbe pretendere di annunciare l'Evangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo ed essere rettamente compresi, se coloro che lo odono non hanno consapevolezza alcuna della loro reale situazione di fronte a Dio (perché nessuno glielo ha chiaramente spiegato) oppure di essa un'idea errata o distorta?

Molti "vangeli moderni" di fatto sono del tutto sfasati ed annunciano una "grazia" ed un "amore di Dio" che non solo non tiene in alcun conto il contesto giuridico in cui il Nuovo Testamento parla di grazia, ma tragicamente inganna ed illude chi lo ascolta. Quanti, fra coloro che odono questo "vangelo", infatti, hanno la dolorosa consapevolezza di essere dei miserabili peccatori giustamente condannati da Dio e, in quanto tali, privi di qualsiasi speranza di sfuggire dalla "pena capitale" che giustamente meritano da parte di Dio? Senza questa consapevolezza, come potrebbero invocare la misericordia e la grazia di Dio, implorarlo che si applichino a loro, per la loro salvezza, i meriti salvifici di Cristo? Come potrebbero giungere ad un autentico ravvedimento e mostrare riconoscenza a Dio per la stupefacente grazia che è accordata in Cristo se non hanno idee chiare rispetto a che cosa dovrebbero ravvedersi? Come potrebbero procedere poi sulla via della santificazione se non si lasciano guidare dal criterio di giustizia della legge di Dio, che esprime quale sia la Sua volontà? Per comprendere tutta la portata dell'Evangelo, non basta neanche credersi genericamente "peccatori", rendersi conto del "vuoto" della loro vita o di non essere "realizzati".

E' detto dello Spirito Santo che "Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio" (Giovanni 16:8). Quando, però, "viene" lo Spirito Santo ed Egli opera? In congiunzione con l'annuncio dell'Evangelo inteso a far prendere coscienza prima di tutto della colpevolezza di chi lo ode, e poi annuncia la grazia in Gesù Cristo. Lo Spirito Santo "viene" a Pentecoste quando, per mezzo dell'annuncio dell'Evangelo, fa sì che molti fra coloro che l'ascoltano si sentano in colpa verso Dio ed invochino la Sua misericordia in Cristo. Difatti, "Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?» E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione»" (Atti 2:37-40). Quanti oggi, di fronte ai "vangeli moderni" che odono, si sentono autenticamente in colpa di fronte a Dio, "compunti in cuore", sono consapevoli della giusta condanna che pende sul loro capo ed invocano così la grazia di Dio?

Ecco così l'importanza che l'annuncio della grazia sia preceduto dalla proclamazione della Legge di Dio che informa, istruisce, rende noto. Ecco come la risposta a questa domanda mette in evidenza quale sia la funzione della legge di Dio proclamata.
  • 1. La proclamazione della legge ci fa prendere coscienza della santità di Dio. Dio rivela Sé stesso (i Suoi attributi) attraverso l'insegnamento delle Sacre Scritture. Ciò che è giusto non è perché sia giusto di per sé stesso, ma perché è conseguente alla santa natura di Dio. Se non abbiamo piena coscienza della perfetta santità di Dio e di ciò che Egli giustamente esiga da noi per poter essere in comunione con Lui, questo ci porterà a vederlo come un Dio che facilmente tollera i nostri peccati ed è pronto a perdonarci a buon mercato. Considerare la santità di Dio esposta nella Bibbia, ci porterà a guardare con orrore ai nostri peccati (anche i "più piccoli") come un'intollerabile offesa alla Sua maestà; a guardare a noi stessi come giustamente meritevoli del "massimo della pena", indegni di una qualsiasi considerazione da parte Sua. I "vangeli" a buon mercato che troppo spesso si odono oggi, l'evidenziare così tanto un malinteso "l'amore di Dio" nasce da un'inadeguata concezione della santità e della giustizia di Dio. La consapevolezza della santità di Dio ci porterà a comprendere perché sia necessario che ci venga accreditata la vita perfetta di Cristo e la necessità dello stesso Suo sacrificio estremo come unico possibile modo per poterci accordare la grazia della salvezza. Sulla santita di Dio vedi: http://riforma.wikispaces.com/attributi_08.
  • 2. La proclamazione della legge di Dio ci fa prendere coscienza dell'obbligo che abbiamo di conformarci ad essa in tutto il nostro comportamento. Abbiamo il dovere di conformarci alla legge morale non sulla base di considerazioni utilitaristiche del tipo "dobbiamo perseguire il più grande bene per il maggior numero di persone" o "il benessere dell'umanità", ma perché Dio, Creatore e Signore dell'universo l'ha comandato. Non c'è nulla di più immorale che l'idea che sia necessario seguire la Legge morale perché "ci conviene". La legge morale bisogna ubbidirla perché è un dovere che ci proviene dal fatto che Dio è il Creatore e noi le Sue creature. Indubbiamente, però, tutto può funzionare solo se si conforma alle leggi che, appunto, Egli ha stabilito per il suo funzionamento. Noi siamo creature di Dio e, sebbene Dio ci abbia dato "margini di libertà" e responsabilità, realizziamo pienamente noi stessi solo ubbidendo alla Sua volontà. "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà" (Romani 12:2).
  • 3. La proclamazione della legge di Dio ci fa prendere coscienza della nostra attuale incapacità (disabilità, impotenza) di conformarci ad essa a causa del peccato che contamina (inquina) ogni nostra facoltà, e quindi della disperata condizione di condanna che ci caratterizza come trasgressori. Se siamo in obbligo di conformarci alla Legge di Dio e non siamo in grado di farlo a causa del nostro peccato, allora prendiamo coscienza di quanto la nostra condizione di peccatori sia disperata e della necessità che abbiamo di un salvatore.
  • 4. La proclamazione della legge di Dio ci ispira umiltà perché ci fa vedere quali veramente noi siamo, spregevoli (abominevoli, odiosi, empi, scellerati), peccaminosi peccatori che nulla meritano. Essa "ridimensiona" la concezione che abbiamo di noi stessi. Essa ci pone di fronte ad un criterio morale assoluto che, così come siamo, per quanto ci si sforzi, nessuno potrà mai raggiungere. Essa abbatte, provocandoci, la nostra presunzione. "Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio" (Romani 12:3). "Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato; poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me. Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch'è male agli occhi tuoi. Perciò sei giusto quando parli,e irreprensibile quando giudichi. Ecco, io sono stato generato nell'iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma tu desideri che la verità risieda nell'intimo: insegnami dunque la sapienza nel segreto del cuore. Purificami con issopo, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve" (Salmo 51:1-7).
  • 5. La proclamazione della legge di Dio ci porta a Cristo. La proclamazione della legge di Dio è per noi un pedagogo che ci accompagna a scoprire, conoscere ed invocare Colui che ci è presentato nell'Evangelo, cioè il Signore e Salvatore Gesù Cristo, la Sua perfetta giustizia e sacrificio di espiazione e, rinunciando ad ogni nostra pretesa, ad accoglierlo come sola nostra speranza."Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi 1:30).

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