giovedì 13 giugno 2013

Comandamenti indiscutibili (Studi sul Decalogo, 3)

Proseguiamo, nella nostra esposizione del Catechismo Maggiore di Westminster, ad esaminare quale siano le regole che governano l'interpretazione dei Dieci Comandamenti. Commenteremo oggi ila regola n. 5 e 6, che riguardano la tendenza umana a sindacare o relativizzare ciò che Dio comanda, e le vaste implicazioni di ogni singolo comandamento. La pagina di riferimento sul nostro sito  principale, che contiene pure i riferimenti biblici, si trova a questo indirizzo.
D. 99. Quali regole devono essere osservate per la retta comprensione dei Dieci Comandamenti?
R. Per la retta comprensione dei Dieci Comandamenti devono essere osservate le seguenti regole: [...]
5. Che ciò che Dio proibisce, non deve essere fatto in alcun tempo; ciò che Egli comanda è sempre nostra incombenza adempiere, benché ogni particolare dovere non deve essere fatto in ogni tempo.
6. Che inclusi in un peccato o dovere, sono tutti quelli dello stesso genere ad essere proibiti o comandati; insieme a tutte le loro cause, modi, occasioni ed apparenze d’essi, come pure ogni istigazione [provocazione] a commetterlo.
Qui viene enunciato un grande principio di etica: quello che Dio proibisce non deve essere fatto in nessuna circostanza. Esso è contraddetto oggi spesso e volentieri. Quante volte sentiamo infatti dire che fare o non fare una certa cosa dipenda dal motivo o proposito per cui lo si fa? Sarebbe quindi giustificabile fare ciò che Dio proibisce in dipendenza dalle circostanze in cui ci troviamo che lo giustificherebbero, o per un buon proposito. Per esempio, potrebbe essere giusto dire una bugia per salvare la vita di qualcuno; oppure guadagnare denaro con il gioco d'azzardo al fine di ...costruire o sostenere una chiesa o inviarlo alle missioni. L'idea non è nuova, cfr. Romani 3:8.

Lo stesso si può dire con l'idea che i fini giustificherebbero i mezzi. Di fatto si tratta di un'idea perversa, perché annulla la distinzione fra giusto e sbagliato. Dire "Facciamo il male affinché ne venga il bene" equivarrebbe a dire "Facciamo il bene facendo il male". Una tale nozione implica che non vi fosse alcuna reale differenza fra giusto e sbagliato, bianco e nero sono mescolati per diventare una sorta di grigio. La Bibbia rappresenta la distinzione fra bene e male come assoluta. Non si può fare il male senza commettere un peccato, o commettere un peccato senza fare del male. Questa concezione è oggi popolare in parte perché fa appello al nostro cuore peccaminoso, e perché è una dottrina molto conveniente e facile secondo la quale vivere. In parte perché il mondo moderno è dominato dalla filosofia non cristiana che insegna che giusto e sbagliato non siano questioni assolute, ma sempre mutevoli, tanto che ciò che è bene oggi potrebbe essere sbagliato fra cent'anni e il contrario.

Il principio che quel che Dio comanda è sempre nostro dovere di fare come precisa nostra incombenza implica che siamo sempre sotto il governo di Dio e responsabili verso di Lui per la condizione del nostro cuore, parole e fatti. Non possiamo mai prenderci una vacanza dai nostri doveri verso Dio: tutta la nostra vita, in ogni momento, abbiamo obblighi morali verso Dio.

Che ogni particolare dovere noi non lo si debba però fare in ogni momento non solo sarebbe impossibile, ma pure assurdo cercare di compiere costantemente ogni dovere che Dio ci richiede. La Legge di Dio, benché ci presenti un ideale così alto che non si può presumere di raggiungerlo nella vita attuale, non ci presenta un'assurdità. Alcuni doveri sono specificatamente limitati ad alcuni tempi, come per esempio la santificazione del giorno del riposo. Anche, però, quei doveri che non sono così limitati non devono essere fatti costantemente. Dobbiamo rallegrarci con quelli che si rallegrano e piangere con chi piange, ma non entrambe le cose nello stesso tempo.

Secondo il nostro catechismo, sotto ogni peccato e dovere menzionato nel Decalogo, vi si includono tutti gli altri che ricadono nella stessa categoria. Per esempio, il nono comandamento proibisce di rendere falsa testimonianza contro il nostro prossimo. Sebbene però questo comandamento menzioni un solo tipo di menzogna, è giustamente implicato che ogni tipo di atteggiamento menzognero sia pure proibito. Da altre parti della Bibbia apprendiamo che tutti i bugiardi troveranno posto nello stagno di fuoco (Apocalisse 21:8; 22:15). Questo vuol dire che il Decalogo non deve essere considerato da solo, ma nel contesto dell'intera Bibbia. Dobbiamo tenere in considerazione l'intera Parola di Dio decidendo quale sia il vero e proprio significato dei dieci Comandamenti.

Non sono ammesse scuse nel commettere ciò che Dio considera peccato. Mosè, ad esempio, quando viveva splendidamente alla corte del Faraone avrebbe potuto giustificare sé stesso in molti modi. Non avrebbe potuto, però, liberarsi dal senso di colpa di rendersi così complice di una politica iniqua, difatti: "Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato" (Ebrei 11:24-25). 

Inoltre, ciò che Dio comanda è sempre nostro dovere compierlo. Non ci sono momenti e circostanze in cui cessa, per qualche supposto motivo, di compierlo, come per esempio, la preghiera, la lettura o l'ascolto della Parola ecc. Lo contesta Gesù ai Farisei: "Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». Diceva loro ancora: «Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: "Onora tuo padre e tua madre"; e: "Chi maledice padre o madre sia condannato a morte". Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: "Quello con cui potrei assisterti è Corbàn" (vale a dire, un'offerta a Dio), non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte»" (Marco 7:7-13). 

Lo stesso, per esempio, pure nel racconto sul Buon Samaritano, dove dei sacerdoti trascurano il loro dovere di solidarietà accampando le scuse che non avrebbero potuto contaminarsi dovendo recarsi al tempio. Ciononostante, però, questo non vuol dire che sia necessario compiere questi doveri in ogni momento della nostra vita. E' sempre nostro dovere visitare i malati, confortare gli afflitti, difendere gli oppressi. L'opportunità di farlo, però, non ci è presentata costantemente come se fosse costantemente nostro dovere farlo.

Inclusi nel significato del Decalogo sono "tutte le loro cause, modi, occasioni ed apparenze d’essi, come pure ogni istigazione [provocazione] a commetterlo" perché la Legge di Dio è spirituale e riguarda sia l'atteggiamento interiore come gli atti esteriori, e perché ogni particolare atto nella vita esteriore non è qualcosa di isolato in sé stesso, ma il prodotto di una complessa catena di avvenimenti e motivazioni. Così, il Comandamento che proibisce l'omicidio è interpretato da Gesù come proibendo pure il peccato dell'ostilità, che è causa di omicidio. Così il comandamento che proibisce l'adulterio è interpretato da Gesù come proibendo pure il peccato della concupiscenza, la quale conduce all'adulterio.

Secondo il quarto Comandamento, per esempio, è nostro dovere santificare il giorno del riposo: di conseguenza, dobbiamo evitare tutto ciò che potrebbe diventare occasione di infrangerlo. Nel sesto Comandamento si proibisce l'omicidio, ma vi si condannano pure tutte le passioni peccaminose e la collera senza motivo che vi potrebbero condurre. Nel settimo si proibisce l'adulterio, Gesù però ci avverte: "...io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Matteo 5:28). Così pure noi siamo obbligati ad astenerci da ogni peccato che ci è proibito: "...astenetevi da ogni specie di male" (1 Tessalonicesi 5:22) o che cosa potrebbe diventarne occasione. E' così che è detto: "voi, padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'istruzione del Signore" (Efesini 6:4). Così, secondo la ragione morale del Comando, non dobbiamo provocare qualcuno all'ira, o a fare ciò che potrebbe eccitare passioni peccaminose.

In ogni caso, dire che un certo Comandamento include qualcos'altro, non specificatamente menzionato nel Comandamento, dobbiamo fare molta attenzione a non leggervi i nostri pensieri, preferenze, o pregiudizi. Dobbiamo accertarci che qualunque cosa diciamo essere incluso in un certo Comandamento sia veramente basato sull'insegnamento della Parola di Dio e che non sia solo un'idea umana o la nostra opinione. Per esempio, si dice che il sesto Comandamento proibisca la pena di morte e le azioni di guerra difensiva. Uno studio attento dell'intera Bibbia, però, mostra come tale interpretazione non sia legittima. Si afferma che il secondo Comandamento proibisca di onorare la bandiera della nostra nazione, ma quest'idea si basa sul non fare la necessaria distinzione fra culto religioso ed onoranze civili. Allo stesso modo, insistere che il sesto Comandamento ci proibisca di mangiare carne e richieda una dieta vegetariana, è completamente privo di fondamento. La persona che fa una tale affermazione semplicemente legge nel Decalogo un'idea precostituita assente dalla Bibbia.

3 commenti:

  1. Caro pastore, innanzitutto colgo l'occasione per ringraziarla di questo studio sul Decalogo.

    Leggendo questo articolo, mi è venuto in mente un episodio biblico del quale vorrei chiederle chiarimenti.
    L'episodio a cui mi riferisco è quello di Raab, la prostituta di Gerico che nascose le due spie e che mentì dicendo che esse erano uscite dalla città, mentre in realtà le aveva nascoste in casa sua.

    Io ho un mio pensiero a riguardo, che le espongo.
    E' possibile che, pur essendo peccato mentire, nel racconto ciò non venga esplicitato, trattandosi solo della narrazione di un evento.
    In altre parole, il fatto che Raab abbia mentito, non significa che non sia peccato mentire, in quanto l'autore si è limitato a raccontare l'evento così come è accaduto, senza esprimere una condanna verso il comportamento di Raab.

    In attesa della sua risposta, la ringrazio in anticipo.

    Un caro saluto.

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  2. Caro Giuseppe, scusami il ritardo nel risponderti. Ti rispondo con un nuovo articolo, spero che ti possa essere utile, cfr. http://paolocastellina.blogspot.co.uk/2013/06/una-menzogna-giustificata.html Cari saluti, Paolo

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  3. Caro pastore, non deve scusarsi per il ritardo della risposta, anzi, la ringrazio come sempre per la sua disponibilità e la precisione con la quale risponde.
    Ho visto e letto l'articolo sulla questione di Raab e posso dire che mi ha aiutato a fare chiarezza.

    Grazie ancora.

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