lunedì 24 giugno 2013

Una menzogna giustificata?

Pare essere oggetto di comune sentire l'affermazione che "In certe circostanze può essere necessario mentire" o che si possano dire delle bugie "a buon fine". Per questo viene criticato il principio biblico che bisogna sempre e soltanto dire la verità, oppure che la Bibbia stessa contenga dei casi in cui la menzogna sia giustificata. A quest'ultimo riguardo si cita il caso della menzogna di Raab, eroina biblica della quale si legge che "fu giustificata". E' così? No. Leggiamo prima di tutto i testi che le riguardano.
"Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie, e disse loro: «Andate, esaminate il paese e Gerico». Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto: «Ecco, alcuni uomini dei figli d'Israele sono venuti qui per esplorare il paese». Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa' uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse: «È vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; e quando si stava per chiuder la porta della città all'imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa" (Giosuè 2:1-7).
"E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un'altra strada?" (Giacomo 2:25).
"Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie" (Ebrei 11:31).
Sì, non sono pochi quelli che esprimono la loro perplessità al riguardo del racconto biblico sulla donna cananita Raab che, al tempo di Giosuè, collabora con gli Israeliti favorendo la loro conquista della città di Gerico. Giosuè vi manda degli esploratori ed essi vengono ospitati e poi nascosti in casa da questa Raab, di professione prostituta, che aveva udito parlare dell'apparente invincibilità degli israeliti. Quando chi li persegue giunge da Raab, essa protegge gli esploratori dando ai primi un'informazione consapevolmente sbagliata impedendo così la loro cattura. Raab ottiene di vedersi salvata la vita insieme con la sua famiglia, quando gli Israeliti conquistano la città. Raab diventa in questo modo un'eroina della causa di Israele sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, tanto che la Bibbia, per il suo comportamento, la descrive come "giustificata" (Giacomo 2:25). La Bibbia insegnerebbe così che la menzogna può essere giustificata quando è detta "per buoni fini"? Forse che la Bibbia afferma che la menzogna in certe circostanze possa essere giustificata? Come si concilia questo con l'etica biblica?

Il racconto biblico, di fatto, non giustifica in alcun modo la menzogna "in certe circostanze". Vi sono, infatti, diversi fattori di cui bisogna tenere conto in questo racconto.

1) Noi non avremmo mai saputo di questo avvenimento se esso non ci fosse stato rivelato dalla Bibbia. Già questo dovrebbe dirci molto sulla sua franchezza ed integrità, che non cerca in alcun modo di oscurare questo fatto o nasconderlo.

2) In secondo luogo, non sta scritto espressamente da nessuna parte nella Bibbia che la menzogna di Raab le fosse stata condonata. Gli scrittori del Nuovo Testamento certamente non implicano che lei sia stata "giustificata" per avere distorto i fatti al riguardo degli esploratori israeliti. La questione che sta a noi a cuore non viene nemmeno sollevata, è ignorata come non pertinente. L'interesse didattico del testo è posto altrove.

3) In terzo luogo, è un dato di fatto incontestabile e senza eccezioni che la Bibbia coerentemente condanni ogni tipo di menzogna.
"Non ruberete, e non userete inganno né menzogna gli uni a danno degli altri" (Levitico 19:11),  
"Sei cose odia il SIGNORE, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corrono frettolosi al male, il falso testimone che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli" (Proverbi 16:16-19).
Si noti che solo la Bibbia, fondandosi sulla rivelazione della legge morale di Dio, afferma che mentire sia sempre sbagliato. Chi si pone al di fuori dalla prospettiva biblica non avrebbe base alcuna per affermarlo, per dire altrimenti, e di fatto è necessariamente sempre relativista, fondando i suoi criteri morali su considerazioni di convenienza soggettive e mutevoli circostanze.

Questo è esattamente il caso di Raab che gradualmente troviamo "in fase di conversione" al Dio di Israele. Raab si comporta com'è abituata, secondo i proprii criteri. In lei sta sorgendo un interesse sempre maggiore per la fede di Israele. È questo che la porta a "tradire" la sua stessa gente ed a separare così da loro il destino suo e della sua famiglia. 

A suo tempo verrà integrata fra gli israeliti e ne apprenderà le leggi ed i costumi, diversi da quelli in cui era cresciuta. Abbandonerà la sua professione di prostituta (cosa che la legge morale di Dio pure proibisce) e certamente anche apprenderà il valore di dire la verità sempre. Il racconto biblico, in questa fase, si compiace di ciò che la porta alla conversione e alla sua finale salvezza a differenza della sorte dei suoi concittadini. Quello è l'unico interesse della Bibbia. Il caso di Raab, così, è un esempio di come Dio onori una persona per la sua fede ubbidiente - nonostante i difetti morali del suo carattere.

La sua conversione al Dio vero e vivente diventa nella Bibbia un caso esemplare soprattutto perché Raab era una cananita, faceva cioè parte di un'antica popolazione pagana che risiedeva in Palestina al tempo dell'ingresso in quella terra degli israeliti nel quindicesimo secolo avanti Cristo. Si trattava di popolazioni dai costumi molto corrotti rispetto agli standard biblici, una popolazione dedita all'idolatria ed a pratiche immorali. Essi sacrificavano persino dei bambini ai loro idoli. Raab, poi, di professione era una prostituta e la Bibbia non cerca minimamente di nascondere chi sia anzi, fa uso di questo fatto per evidenziare da cosa si possa persino essere convertiti e salvati. 

Questa donna avrebbe sicuramente avuto molte cose da raddrizzare nella sua vita. Nonostante il contesto in cui viveva e i suoi principi morali molto lontani dall'etica della legge mosaica, però, si stava sviluppando in lei la fede nel Dio di Israele. Questo è ciò che alla fine "la salva". Quando gli esploratori israeliti la accostano, lei si rivela non "disubbidiente" come gli altri di Gerico che sarebbero periti nella loro corruzione. Oggettivamente certo Raab "mente" quando afferma che gli esploratori di Israele se n'erano andati, ma la sua fede ed ubbidienza le permette di essere completamente perdonata e trasformata.

Il racconto su Raab mette quindi in evidenza da che cosa si possa essere salvati e non l'utilità della menzogna. Persino "una come Raab" Dio può salvare ed essere inserita nella genealogia stessa del Messia.

C'è infine chi pure contesta come il racconto della conquista di Gerico sia "problematico" anche e soprattutto per le violenze che questo implica da parte degli "invasori" israeliti, come se esse contraddicessero "in modo ben più grave" l'etica giudeo-cristiana sul rispetto della vita. Anche in questo caso le obiezioni sono del tutto "moderne" e fondate sull'incomprensione della legge morale di Dio. Ciò che la legge morale di Dio condanna è la violenza privata e l'omicidio, non la soppressione della vita ordinata da legittime autorità politiche e giudiziarie in casi accuratamente precisati e limitati. È Dio stesso, infatti, a legittimare la condanna a morte in casi particolari e in determinate circostanze di cui quella del nostro racconto è una di queste. L'etica biblica non condanna in assoluto la soppressione della vita, ma la delimita e precisa. I moderni contestatori della Bibbia, quindi, farebbero bene ad informarsi meglio e soprattutto ad esaminare criticamente i propri criteri di giudizio.

3 commenti:

  1. Riguardo la controversia sul comandamento "non uccidere", volevo solo condividere una cosa di cui sono venuto a conoscenza recentemente ovvero che, nel testo ebraico del sesto comandamento in Esodo, la parola tradotta con "uccidere" è "reṣāḥ" (razakh), che significa più precisamente "assassinare", ovvero privare della vita illegalmente (come nel caso di assassinio o omicidio premeditato).

    Fonte:
    http://messiev.forumfree.it/?t=50799615&p=426009043

    Può sembrare pignoleria, ma ritengo che spesso il testo originale debba essere preso in considerazione, soprattutto per la risoluzione di apparenti contraddizioni.

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  2. ottima riflessione/insegnamento, grazie. se ti va, puoi metterla anche nel social network vocechegrida.com ?

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  3. Non si possono fare commenti se prima ognuno di noi guarda dentro di se oppure guardarsi allo specchio nel mutismo piu assoluto e far funzionare il suo essere e dire ma io o mai detto una bugia e se l'ho detta perche perche sicuramente o danneggiato me stesso e a tutti quelli che mi hanno ascoltato

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