mercoledì 18 settembre 2013

La morte è un fatto naturale?

La Bibbia afferma che la morte è entrata nel mondo per mezzo del peccato, ogni tipo di morte. "Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…" (Romani 5:12). Il prezzo ultimo di quello stesso peccato è stato pagato, per coloro che Gli appartengono, nella Persona e nell'opera di Gesù Cristo. La morte fisica di Gesù ha pagato il prezzo del peccato che ha causato la morte fisica di Adamo (e la nostra).

Una delle tendenze problematiche fra i cristiani è accogliere, come se fosse logico e scontato, il concetto scientifico di macro-evoluzione (forse per apparire rispettabili fra gli intellettuali ed i propri pari?). Secondo questa visione, la morte farebbe parte da sempre dell'ordine delle cose, sarebbe "una cosa naturale". L'implicazione, per alcuni cristiani, è che Dio stesso abbia creato la morte fin dall'inizio come parte della realtà di ogni cosa, che il principio della morte fosse già presente al tempo dell'originaria creazione e che da sempre abbia fatto parte della realtà. Di conseguenza, la comparsa delle creature umane sarebbe stata preceduta dalla morte di innumerevoli altre creature in un arco di milioni di anni...

Un tale insegnamento, però, è chiaramente incoerente con quello biblico e con il cuore stesso dell'Evangelo, che così dovrebbe logicamente essere considerato "sbagliato", da "interpretare spiritualmente" oppure "da rivedere" profondamente. "Miti" a cui dare interpretazioni differenti ed "aggiornate"  o semplicemente da respingere, sarebbero quindi quelli dei racconti dei primi capitoli della Genesi (il concetto "letterale" di creazione, tentazione, trasgressione. condanna e morte), ma anche il concetto della morte espiatrice di Cristo e la stessa Sua risurrezione.

Non si tratta solo delle persuasioni dei "liberali" (che non ne fanno mistero) ma anche di molti evangelici che sostengono sia necessario "spiritualizzare" il significato del testo biblico. Così facendo, però, non si rendono ben conto delle conseguenze.

Di fatto non si può abbracciare l'evoluzionismo (di cui il concetto di morte è preminente) senza alterare profondamente la sostanza della teologia ortodossa. Il peccato non ha forse causato solo la morte "spirituale"? Direbbero alcuni. No, è la morte fisica e non solo quella spirituale che è venuta nel mondo attraverso il peccato. Il Dio che si rivela attraverso la Bibbia ha creato spirito e corpo come un'unità, non come qualcosa di scindibile.

Dire che la morte sia stata solo spirituale è un concetto greco-ellenistico di Dio e dell'anima, non un concetto ebraico. Dopo il Giudizio, non aleggeremo nell'aria fino in Cielo, ma verremo risuscitati, anima e corpo. Il fatto è che Gesù, fra le altre cose, dovesse morire fisicamente per il peccato di Adamo, dimostra semplicemente questo sia un dato di fatto. Forse che la morte di Gesù (che aveva per noi assorbito l'ira di Dio) era stata semplicemente spirituale? Che dire della Sua risurrezione? Era forse solo spirituale?

Le conseguenze di respingere il significato letterale della Bibbia ci fanno cadere in infinite contraddizioni ed incoerenze e, in ultima analisi, ci portano a rivedere profondamente l'autorevolezza della Bibbia stessa, snaturandola con le nostre revisioni concettuali e di fatto alla fine ad abbandonarla come disutile.

Dobbiamo chiederci quale sia davvero la nostra autorità ultima e trarne tutte le conseguenze senza fare finta di essere fedeli alla Bibbia quando ciò in cui crediamo si poggia su idee estranee. Attenersi al contenuto oggettivo della Bibbia vorrà certo dire non sapere spiegare ogni cosa, ma si tratta di una questione di principio di conseguenze non indifferenti.

"E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE" (Giosuè 24:15).

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