giovedì 3 ottobre 2013

Resistere alla neolingua

La sovversione culturale che sta tentando di insinuarsi anche in Italia col pretesto del "progresso", com'è promossa dall'ideologia del "politicamente corretto" e da quella del movimento gay, sta alterando in modo proditorio il linguaggio. Tipico, per esempio, è l'uso improprio e strumentale che si fa oggi del termine "omofobia", la tentata ridefinizione del concetto di "matrimonio" come pure la cancellazione dei termini "padre" e "madre".

Stiamo avviandoci a rapidi passi verso la società descritta da George Orwell nel libro "1984" con l'uso di quella che aveva chiamato "neolingua". Fine specifico della neolingua non è solo quello di fornire un mezzo espressivo che sostituisca la "vecchia" visione del mondo e le "vecchie" abitudini mentali (della cultura giudeo-cristiana), ma pure di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua si sia radicata nella popolazione (questo sembrano credere) e la "vecchia lingua" (archelingua) completamente dimenticata, ogni "pensiero eretico" (cioè contrario ai princìpi del "politicamente corretto" e del movimento "gay") sarà divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole.

Per chi ancora non si avvede di questo fenomeno, lo accetta e non lo resiste, può essere utile leggere l'illuminante articolo sulla "neolingua" proposto dalla wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/Neolingua

Per approfondire, vedasi la voce "omofobia" e "eterosessismo" nelle D/R 13 e 20 del FAQ Sodoma

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