sabato 30 novembre 2013

La cosa è più seria di quanto pensavano...

Per la serie “Ce ne stiamo pian piano accorgendo e la cosa ci preoccupa”, il settimanale “Riforma” nella sezione “Ecumene” il 26.11.2013, traduce dal francese un articolo di Pierre-Olivier Léchot, professore di storia del cristianesimo moderno alla Facoltà di teologia protestante di Parigi, dal titolo “Per un ritorno ai fondamentali del protestantesimo? Sì, ma quali?

In questo articolo, l’autore prende coscienza della crescente affermazione, a livello internazionale, di un protestantesimo conservatore che, come pure intende fare “Sentieri Antichi Valdesi”, riafferma l’ìimportanza della fedeltà, senza compromessi ed ambiguità, con le Confessioni di fede classiche della Riforma, sostenendo così la validità permanente dell’ortodossia protestante antica. Questa linea si distingue nettamente oggi sia dal protestantesimo liberale che dall’evangelicalismo corrente.

Egli mette così in rilievo:
“...il ritorno ai fondamentali, richiesto da un numero crescente di voci all’interno del protestantesimo lutero-riformato. Voci che non esitano a perorare oggi per un cambiamento di rotta e per una riaffermazione delle antiche concezioni che hanno fatto, dicono, il successo del protestantesimo: proclamazione senza sì e senza ma dell’autorità della Scrittura, preoccupazione per una concezione della salvezza vicina, se non identica, a quella dei Riformatori, riaffermazione del dogma del peccato originale o ancora difesa della doppia predestinazione di stampo calviniano”. E’ l’esigenza, rileva di “volltare una pagina, seppure lunga di due secoli, e ritrovare la tranquilla certezza delle dottrine di un tempo incrociandole con un po’ di batteria durante il culto o con testimonianze di conversioni sconvolgenti. Stà emergendo senz’altro una forma di neo ortodossia protestante che – è un dato di fatto – non ha detto l’ultima parola. Perché dietro a questo appello a un ritorno alle fonti si nasconde un elogio più o meno esplicito delle correnti evangelicali e del loro successo demografico, basato, si ritiene, sulla credenza in un Dio più strutturante e definibile oggettivamente. Se questa ammirazione è oggi largamente condivisa all’interno del protestantesimo storico, va anche detto che perfino i sociologi iniziano a loro volta questo panegirico di un fenomeno conservatore che ha saputo attirarsi i favori dei giovani e di un gran numero di delusi delle confessioni cristiane storiche (...) Infatti, l’affermazione senza se e senza ma dell’autorità della Scrittura non è appunto all’origine della critica storica? Non è con il riaffermare l’autorità della Bibbia che ci troveremo portati a ridefinire quella che è la giusta comprensione di questa, il suo valore nel cuore della società e il suo impatto etico? Non è appunto nel riaffermare l’importanza delle antiche confessioni di fede che saremo portati a ripensare quella fede e ciò che essa può dire ai nostri contemporanei?”.
Di fronte a tutto questo l’autore difende le “conquiste irrinunciabili” dell’Illuminismo (“i Lumi”), lungo le cui linee avrebbe “progredito” il Protestantesimo, e ne fa il panegirico.

“Certo, il protestantesimo può puntare su degli acquis e sul suo ruolo, benché modesto, in seno allo sviluppo del pensiero dei Lumi, della libertà di coscienza o alla sua attiva partecipazione al sorgere della laicità sotto la Terza Repubblica francese”.

Ad esse, “grazie a Voltaire”, egli attribuisce la possibilità stessa che oggi alcuni possano riaffermare il Protestantesimo conservatore. Afferma infatti:

“Perché è proprio grazie a quella libertà di coscienza, che fu la grande conquista della ragione critica nel Secolo dei Lumi, che alcuni protestanti possono oggi esprimersi a favore di un ritorno a una religione più strutturante perché, essi ritengono, più strutturata. È proprio grazie a Voltaire che cercava di «schiacciare l’infame» che i neo ortodossi riformati possono difendere il loro punto di vista in seno alla Repubblica”

Senza noi volere disprezzare alcune conquiste dell’illuminismo delle quali noi stessi oggi indubbiamente godiamo, promuovere i principi ed i valori del Protestantesimo classico, “prima maniera”, identificabile per certi versi nell’ortodossia calvinista (che riteniamo interpretare fedelmente l’Evangelo biblico), non significa affatto ritornare a alla ...tirannia dell’antica repubblica ginevrina di Calvino in cui prevaleva l’esercizio dispotico dell’autorità, che comprimeva la libertà e la personalità degli individui. Questa è la preoccupazione, “la grande paura” dei protestanti liberali di oggi che avendo abbracciato di fatto l’Illuminismo e l’umanesimo moderno (e confondendolo con il Protestantesimo) lottano a spada tratta per una “libertà” ed una “tolleranza” che ha molto più a che fare con quella che proponeva ingannevolmente “il serpente antico”, “seduttore di tutto il mondo” che la libertà promessa dal Signore Gesù Cristo, che disse: "Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8:31-32).

Questa “grande paura” è testimoniata dall’articolo stesso del Léchot che esordisce citando quegli “ex musulmani” che evidenziano l’importanza che “l’Islam finalmente sia sottoposto alla critica dei Lumi”, intendendo, neanche tanto velatamente, che il ritorno all’ortodossia protestante voglia dire assoggettarsi a “talebani cristiani” (critica che esplicitamente alcuni non temono di farci). Dimenticano, però (o non se ne rendono conto), come sia proprio il calvinismo classico (e non l’illuminismo), quello che ha favorito il liberismo economico, il federalismo politico, il “meno stato”, e quella rigorosa etica di responsabilità personale che promuove sviluppo, creatività, ordine, rispetto delle regole, diligenza e pulizia in tutti i sensi. Di fatto, la culla delle tirannie e della depressione economica e sociale è proprio il radicalismo giacobino statalista e “laicista” che ha dato origine a suo tempo alle grandi ideologie e regimi collettivisti del XIX e XX secolo, i cosiddetti “Lumi” della rivoluzione francese.

L’articolo del Léchot afferma che il ritorno dell’ortodossia protestante sia “...prima di tutto un tradimento degli acquis della storia europea da tre secoli a questa parte”. Di fatto è il cosiddetto Protestantesimo moderno che ha tradito, alterandoli, i principi della Riforma classica, assoggettando le chiese riformate e luterane a ideologie estranee. Lungi dall’essere questa una salutare “evoluzione” del Protestantesimo, siamo di fronte alla sua corruzione e falsificazione, cosa che “Sentieri Antichi Valdesi” intende denunciare e combattere. Quei “protestanti immaginari” sono fatto i servi di tutte le ideologie che si succedono nella storia presentandosi ingannevolmente come fautrici di progresso. Essi non hanno titolo alcuno ad atteggiarsi a continuatori della Riforma protestante. Il 500° anniversario della Riforma protestante nel 2017 correrà solo il rischio di diventare, in mano loro, una celebrazione dell’Illuminismo…

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