lunedì 9 dicembre 2013

Mai, mai e poi mai...

Potrebbero coloro che hanno un cuore di pietra chiedere a Dio di dare loro un diverso tipo di cuore? Potrebbero persone spiritualmente del tutto insensibili verso Dio desiderare di essere in comunione con Dio e chiederglielo? Sì, ma solo se Dio stesso ispirasse in loro questo sentimento, li attraesse a Cristo e li rigenerasse spiritualmente. Dio stesso, infatti, nella Scrittura, afferma: “[Io] Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni” (Ezechiele 36:26-27). Iddio promette: “Farò con loro un patto eterno, che non mi allontanerò più da loro per cessare di far loro del bene; metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me” (Geremia 32:40).

D’altro canto, è del tutto possibile che qualcuno sia interessato alla fede cristiana (sia membro di una comunità cristiana perché vi si trova bene, ne condivide le cause in generale o “gli ideali”, sappia dire una preghiera, ecc.) e non sia veramente un cristiano. Vi sono, infatti, persone, anche nelle chiese, che non hanno mai avuto un’esperienza personale di conversione a Cristo, non si sono mai sentiti veramente interpellati da Cristo nel profondo del loro cuore, non hanno mai veramente compreso il sacrificio di Cristo per loro personalmente tanto da dare una svolta alla loro vita, ravvedersi dai loro peccati ed affidarsi completamente a Cristo. Non erano veramente “dei nostri”. Rimanere “simpatizzanti” non salva!

Come facciamo a saperlo? Lo afferma l’apostolo Giovanni di una situazione che pure era conosciuta nella chiesa primitiva: non tutti sono dei nostri (anche se sembra che lo siano): “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri” (1 Giovanni 2:19).

Su questa questione non si potrebbe essere più chiari di così. Secondo l’apostolo, coloro che abbandonano la fede cristiana biblica per seguire altre strade, non erano mai stati veramente credenti; quella fede che dicevano di avere o che essi sembravano avere non era mai stata veramente fede (fede salvifica secondo i criteri neotestamentari). Non erano mai stati veramente “pecore del gregge” di Cristo, non veramente degli eletti di Dio. Potevano essere “sociologicamente cristiani” secondo i criteri di questo mondo, ma non erano autentici cristiani secondo i criteri di Dio.

Dio, però, stabilisce e preserva nella fede coloro che veramente appartengono a Lui. Infatti: “A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria, al Dio unico, nostro Salvatore per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potere prima di tutti i tempi, ora e per tutti i secoli. Amen” (Giuda 24-25). Questo non vuole dire che non possano avere una fede debole, perché Dio la rafforzerà; oppure che non possano cadere, perché, se appartengono a Lui, Egli li rimetterà in piedi e riprenderanno il cammino!

L’apostolo Giuda descrive i credenti come “custoditi da Cristo Gesù” e qui, nel versetto 24, egli descrive Dio come “colui che può preservarvi da ogni caduta ...”. Iniziando e terminando la sua breve epistola con questo tema, è chiaro che l’apostolo non voleva che questo punto mancasse di essere rilevato dai suoi lettori.

Il fatto che Dio “può preservarvi” in questo modo non sarebbe una fonte di gioia se Egli semplicemente fosse in grado di farlo, ma non necessariamente lo facesse o volesse farlo. Sebbene il testo non lo dica espressamente, queste parole ovviamente implicano che Dio non solo è in grado di farlo (preservare), ma che Egli lo vuole fare e di fatto lo fa. Immaginate l’opposto. Immaginate che Dio solo fosse in grado di farlo, ma scegliesse di non farlo. Potrebbe forse questo essere fonte della grande gioia di cui l’apostolo parla, quello che egli qui desidera che noi comprendiamo ed apprezziamo? No, questo testo è un’affermazione altisonante sulla potenza di Dio di preservare e sostenere i Suoi. Egli ci preserva dalla caduta, dalla decadenza. Oggi si parla della decadenza da membri del parlamento, di persone che, per diversi motivi, perdono il titolo a sedere su quei banchi. Potrebbero, però, dei cristiani perdere il titolo a considerarsi tali, “decadere” dall’essere cristiani, decadere dall’aver titolo alla salvezza stessa? No. Non è quello che affermano le Sacre Scritture, anche se alcuni testi potrebbero darne l’impressione.

Dio è Colui che ci preserva da ogni caduta e ci presenta di fronte a Lui irreprensibili per tutta l’eternità: questo è ciò che causa in noi grande gioia. Dobbiamo lodare Dio di tutto cuore per la grazia della salvezza, perché essa è interamente opera Sua dal principio alla fine. La salvezza viene dal Signore! Eppure qualcuno continua a pensare che in misura più o meno grande dipenda anche da noi! Se fosse così, chi mai potrebbe essere salvato? Questo è possibile, però, a Dio!

"Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre” (Giovanni 10:27-29).

Dal vangelo secondo Giovanni possiamo fare le seguenti affermazioni scritturali: Tutti coloro che Dio Padre ha scelto dall’eternità affinché ricevano la grazia della salvezza, Egli li ha affidati al Figlio (6:37). Tutti coloro che Egli ha affidato al Figlio, il Figlio li conosce (Giovanni 10:3); li chiama (10:3-5); tutti quelli che Egli chiama, Lo conoscono (10:14), riconoscono la Sua voce (10:4-5), vengono a Lui (6:37) e Lo seguono (10:4,27); il Figlio dà la Sua vita per le Sue pecore (10:11); Egli dà loro vita eterna (10:28), essi osservano la Sua parola, parola che essi non ricevono in modo superficiale ma è ben bensì "riposta nel loro cuore" (17:6), tanto che nemmeno uno di quelli che Gli sono stati affidati andrà perduto (6:39) e Dio è glorificato in loro per sempre (17:10). Questo è il fondamento inamovibile dell’infallibile salvezza che ridonda alla gloria sia del Padre che del Figlio.

Su di essi è stato apposto un sigillo: “In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso” (Efesini 1:13). Parafrasandolo: “Quando avete creduto al verace messaggio dell’Evangelo, l’Evangelo della vostra salvezza, siete stati posti in Cristo ed è stato impresso su di voi un marchio che non può essere cancellato in alcun modo. Questo è il sigillo indistruttibile dello Spirito Santo e significa che Dio vi approva senza riserve! Quando ha guardato a tutto ciò che Egli ha fatto in voi, non ha visto alcun difetto o di valore inferiore, ma tutto era come doveva essere. Quel sigillo dice a tutti che appartenete a Dio e nessuno potrà mai interferire con “il pacchetto”. Di più, il ‘bollo’ dello Spirito Santo è vuol dire che il porto è stato prepagato affinché percorresse tutto il tragitto e raggiungesse a destinazione. Potete stare sicuri che una volta che il viaggio con il Signore è iniziato, arriverete infallibilmente a destinazione, sicuri per sempre, finalmente a casa!”.

Il concetto di essere suggellati dallo Spirito Santo deriva dal linguaggio antico dell’anello con sigillo dell’imperatore. Quando qualcosa era suggellato ed affisso con l’imprimatur del re o del proprietario, diventava sua proprietà.

Se dipendesse solo da noi, nessuno di noi riuscirebbe veramente a perseverare e avremmo ben poco di cui essere sicuri. Il concetto biblico, però, è che Dio promette che niente e nessuno potrà strapparci dalle mani di Cristo, che Egli ci preserverà.

C’è di più. Lo Spirito Santo è un pegno: “In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Efesini 1:13-14).

Pegno vuol dire caparra, o garanzia. Se acquistiamo una casa, l’agente immobiliare ci potrebbe chiedere di pagare inizialmente una caparra per sua garanzia. Questo termine è usato nella Scrittura nello stesso modo: il pegno della nostra salvezza vuol dire un’assoluta garanzia che il costo totale verrà pagato, non da noi, ma da Dio stesso, che in Cristo, si fa garante. In Ebrei 7:22, Gesù è definito il Garante. Quando Dio lo Spirito Santo paga una caparra su qualcosa che ha acquistato, Egli non si tirerà indietro non pagando tutta la cifra. Dio lo Spirito Santo non vi dà un pegno che diventerà meno di un pegno. Egli non si impegna per poi venir meno a quell’impegno! Egli terminerà il lavoro che ha cominciato a fare in voi con infallibile diligenza.

L’opera di Cristo sulla croce ha assicurato la salvezza del Suo popolo: “E per questa volontà siamo santificati, noi che lo siamo per l'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta. (...) Poichè per un'unica offerta, egli ha in perpetuo appieno purificati coloro che sono santificati” (Ebrei 10:10,14 Diodati).

Cristo, inoltre, intercede costantemente ed infallibilmente per i Suoi. Pensate a Pietro: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:21-32). “Se potessi udire Cristo che prega per me nella stanza accanto, io non temerei un milione di nemici. La distanza, però, non importa. Egli sta pregando per me” (Robert Murray M’Cheyne)

“Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi” (Romani 8:31-34); “Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro” (Ebrei 7:25).

Gli angeli stessi lo credono: “Così, vi dico, v'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede” (Luca 15:10). Se gli angeli non credessero a questa dottrina, la preservazione dei santi, essi non avrebbero motivo di rallegrarsi tanto. Essi dovrebbero aspettare di vedere ciascuno degli eletti giungere in Cielo prima di esserne sicuri...

Più chiaro di così non la Scrittura non potrebbe affermarlo: “Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebrei 13:5). In greco questa frase è ancora più incisiva, e dovrebbe essere tradotta “Io non ti lascerò mai e poi mai” (Οὐ μή σε ἀνῶ οὐδ’ οὐ μή σε ἐγκαταλίπω), una negazione quadruplice! “Dio stesso ha detto, io non ti deluderò mai, non ti lascerò senza appoggio, mai, mai e poi mai in alcun modo io lascerò andare la mia stretta su di te. Certo no!”

“Così come la Grazia mi ha condotto la prima volta alla fede, così la Grazia ti preserverà nella fede fino alla fine. La fede, sia nella sua origine che nella sua continuazione è un dono della Grazia” (J. I. Packer).

"Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 8:37-39).

4 commenti:

  1. La ringrazio caro pastore per aver pubblicato questo articolo, che arriva per me in un momento particolare...
    Credo però manchi un testo, sempre di Ebrei, molto importante (o almeno lo è per me in questo periodo), ovvero Ebrei 6:1-6

    [1] Perciò, lasciando l’insegnamento elementare intorno a Cristo, tendiamo a quello superiore e non stiamo a porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio, [2] della dottrina dei battesimi, dell’imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno. [3] Questo faremo se Dio lo permette. [4] Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste, e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo, [5] e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, [6] e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento, perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

    Questo testo, assieme anche a quelli citati nell'articolo in questo periodo si presentano molto frequentemente nei giorni.
    Apostasia e perseveranza sono i temi che mi stanno accompagnando, e questo articolo è una ulteriore "casualità" che mi si presenta.

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  2. Caro Giuseppe, grazie per l'intervento. Potrai trovare la spiegazione di Ebrei 6:1-6 a questo indirizzo: http://riforma.info/wiki/index.php?title=Articoli16/Ebrei_6:4-6 Ogni bene, Paolo

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  3. Grazie pastore Castellina, ho letto l'articolo che mi ha segnalato. Vi ho ritrovato una linea di pensiero comune a quella esposta da un pastore i cui sermoni sto seguendo via internet (sta infatti trattando una serie di predicazioni sul libro degli Ebrei) e che condivido.
    Tuttavia continuo a rimanere turbato e impaurito di essere vicino alla condizione descritta dal testo di Ebrei 6 e anche da quest'altro versetto:

    "Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore."(Apocalisse 2:4)

    Ho la sensazione che l'amore si sia raffreddato e il cuore indurito e questo mi porta a pensare di essere come l'apostata descritto da Ebrei 6, perché altrimenti avrei perseverato e non avrei abbandonato il "primo amore", specialmente dopo tutto quello che Dio ha fatto per me.

    Non mi resta che pregare affinché il Signore conceda ravvedimento al mio cuore per il mio peccato e infonda in me il desiderio di tornare, se possibile, a Lui con sincerità, perché mi ricordo come era dolce camminare nelle sue vie e vivere affiancato a Lui.

    Nel salutarla caro pastore, mi scuso per questo piccolo sfogo.

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  4. Grazie per la tua riflessione Paolo.

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