giovedì 1 maggio 2014

Ambizioni provvidenzialmente vanificate

Durante il Medioevo in Italia le città avevano una strana mania: edificarvi alte torri, a decine. Queste torri, dispendiose e costruite con la fatica di tanti, non avevano sostanzialmente altro scopo se non la vanità di chi le finanziava. Facoltosi proprietari e commercianti, come pure corporazioni e partiti politici, infatti, facevano a gara a chi poteva permettersene di più belle e di più alte, vantando così la propria ricchezza e potenza. Non è un problema nuovo, ma che continua a ripetersi in innumerevoli forme, fin dal tempo della Torre di Babele, l’episodio biblico che consideriamo oggi, da Genesi 11:1-8. Lo analizzeremo mettendo in rilievo come Dio regolarmente frustri le smodate ambizioni umane. Considereremo diverse implicazioni: (1) Le ambizioni ed i progetti dell’uomo non pregiudicano i propositi di Dio. (2) L’unità non è il bene più alto. (3) La molteplicità delle lingue non sono una maledizione. (4) L’incomunicabilità creata nel capitolo 11 di Genesi può solo essere risolta da Cristo. (5) Rapporti superficiali ed attivismo artificioso inevitabilmente non potrà cogliere il significato della vita. (6) La Parola di Dio e non le opere delle nostre mani, sono l’unica cosa degna della nostra fede. (7) Gran parte di ciò che l’uomo fa su questa terra è un monumento alla sua insicurezza.

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