lunedì 30 marzo 2015

L'infallibilità della Bibbia

"Santificali nella verità: la tua parola è verità" (Gesù in Giovanni 17:17). 

L'ispirazione e l'unità della Scrittura implicano l'infallibilità della Scrittura. La Bibbia non contiene errori; tutto ciò che essa afferma è vero. Dato che Dio non mente e non commette errori, e che la Bibbia è la Sua Parola, ne consegue che tutto ciò che vi è scritto è vero. Gesù dice: "la Scrittura non può essere annullata" (Giovanni 10:35) e che "È più facile che passino cielo e terra, anziché cada un solo apice della legge"  (Luca 16:17). 

Per infallibilità della Scrittura si intende che non vi è la possibilità che essa commetta errori o anche che non sia passibile di errori - la Bibbia non può errare. D'altro canto, l'inerranza della Scrittura mette in evidenza come la Bibbia di fatto non erri. Il primo termine si riferisce al potenziale mentre il secondo allo stato dei fatti. Ora, per una persona è possibile essere fallibile ma che produca un testo privo di errori. La possibilità di errore non garantisce che inevitabilmente debba fare errori. L'errore non è inevitabile. Persone che potrebbero commettere degli errori non significa che costantemente commettano errori. È così che l'infallibilità implica l'inerranza, ma l'inerranza non implica necessariamente l'infallibilità. Quindi, strettamente parlando, infallibilità è il termine più forte, e comprende l'inerranza, anche se talvolta si usano i due termini in maniera intercambiabile. In ogni caso, dato che la nostra posizione è che la Bibbia non possa errare e che di fatto non erra, possiamo dire che essa è sia infallibile che inerrante. 

Vi è chi respinge l'inerranza della Bibbia e, al tempo stesso, vorrebbe affermare, in qualche senso, la perfezione di Dio e che la Bibbia sia la Sua Parola, mantenendo così la strana posizione che la Bibbia sia infallibile ma errante. In altre parole, che la Bibbia non contenga errori, ma che talvolta sbagli. Questo è assurdo ed impossibile. Talvolta ciò che intendono dire è che la Bibbia sia infallibile in un senso, forse quando parla di cose spirituali, ma contenga errori in un altro senso, forse quando parla di questioni storiche. Però, le affermazioni che la Bibbia fa su questioni spirituali sono inseparabilmente legate ad affermazioni di carattere storico: è impossibile affermare una e respingere l'altra.  

Per esempio: è impossibile separare ciò che la Bibbia afferma sulla risurrezione di Cristo come avvenimento storico e ciò che essa dice sul significato spirituale di quell'avvenimento. Se la risurrezione non è avvenuta nei termini usati dalla Bibbia, allora quel che dice sul suo significato spirituale non può essere vero. E se quello che dice sul suo significato spirituale è vero, allora deve essere parimenti affermato che la risurrezione sia avvenuta proprio come la Bibbia dice che lo sia. È così perché il significato spirituale della risurrezione dipende dalla sua storicità, cioè che Gesù Cristo sia morto nel suo corpo fisico e che sia stato sepolto, ma che poi sia fisicamente risuscitato dalla morte e che sia asceso alla destra di Dio. 

Chi respinge l'infallibilità della Bibbia e la sua inerranza, di fatto non ha alcun principio epistemologico autorevole secondo il quale giudicare quale parte della Scrittura sia vera e quale parte sia falsa. Dato che la Bibbia è la sola fonte oggettiva di informazione da cui è costruito il sistema cristiano, una persona che consideri una qualsiasi parte della Scrittura come fallibile o errante deve respingere necessariamente l'intero cristianesimo. Di conseguenza possiamo respingere la sua pretesa di essere un cristiano. 

Non si può al tempo stesso mettere in questione o respingere l'autorità ultima di un sistema di pensiero e sostenere di aderire ad esso, dato che l'autorità ultima di un qualsiasi sistema definisce e produce l'intero sistema. Una volta che una persona metta in questione o respinga l'autorità ultima di un sistema, essa non è più aderente a quel sistema, ma solo uno che aderisce a quel principio secondo il quale egli mette in questione o respinge l'autorità ultima del sistema che egli ha abbandonato. Avere un'autorità ultima diversa dalla Scrittura significa respingere la Scrittura, dato che la Bibbia stessa afferma di essere infallibile ed ultimativa. Una persona, quindi, che respinga l'infallibilità e l'inerranza della Bibbia presume vera la stessa posizione intellettuale di un non-cristiano, e dovrà procedere a difendere e giustificare la sua concezione del mondo contro le argomentazioni usate da un cristiano per la verità della fede biblica. 

Il clima teologico attuale è permeato da confusione; è quindi meglio affermare esplicitamente sia l'infallibilità che l'inerranza della Bibbia e spiegare che cosa noi si intenda con questi termini. Dio è infallibile e, dato che la Bibbia è la Sua Parola, essa non può contenere errori e di fatto non ne contiene. Noi affermiamo che la Bibbia sia infallibile in ogni senso del termine e quindi debba pure essere inerrante in ogni senso del termine. La Bibbia non può contenere errori e non ne contiene sia che essa parli di questioni spirituali, storiche o di altra sorta. Essa dice la verità un tutto ciò che afferma.  

Ciò che in essa potrebbe apparirci non verosimile o discutibile presuppone sempre una spiegazione del tutto ragionevole che ne giustifica pienamente la verità e che potrebbe non esserci accessibile. I problemi dipendono sempre dalla nostra inadeguata o errata comprensione. Di fronte ad apparenti errori il problema siamo noi e non la Bibbia che, per la sua stessa natura, è da considerarsi totalmente affidabile. 

Cfr. Dichiarazione di Chicago sul l'inerranza biblica (1978) http://riforma.info/wiki/index.php?title=Dib 

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