lunedì 5 marzo 2018

Predicatori irresponsabili del giorno d'oggi

Quei predicatori “liberal” che vorrebbero indiscriminatamente “aprire le porte” della penisola italiana a masse di migranti sulla base di una malintesa “solidarietà” ed “amore cristiano” di fatto è cieca e colpevole irresponsabilità verso la popolazione italiana e la sua vita, identità e cultura. Gli argomenti surrettizi che usano per giustificarla sono molti. A uno di questi risponde un libro recentemente pubblicato da Rizzoli. Giustamente l’autore scrive:

"Sempre di più s’impone e si diffonde oggi l’idea che non esista una nazione italiana e che noi saremmo solo il risultato provvisorio di un continuo e caotico rimescolamento di etnie, culture e popoli stranieri che si sono accavallati nel corso dei secoli e dei millenni, dall’antichità fino alle diverse invasioni barbariche e alle varie migrazioni. Un meticciato continuo, confuso e indefinibile, una maionese impazzita, una centrifuga senza volto. Tale narrazione è funzionale all’idea che – come dicono costoro – è del tutto normale e fisiologico che altre popolazioni e culture subentrino tramite migrazioni e invasioni le quali si innesterebbero su una storia in continua trasformazione e senza una precisa identità. Una cosa del genere, sulla «Repubblica», sembra suggerire, anche a livello biologico, il genetista Carlo Alberto Redi: «I migranti che vediamo arrivare oggi in Europa sono solo l’ultima delle migliaia di migrazioni avvenute nella nostra storia. Insomma il nostro Dna non si è mai chiuso in un posto, non si è mai isolato». Chi osa avanzare dubbi su questa versione rischia di venir considerato un sospetto sovranista, un pericoloso «identitario», ignaro della fluida mescolanza storica dei popoli. Eppure questa narrazione non sembra proprio fondata. Intanto perché non è possibile alcuna analogia fra la penisola italiana poco abitata e selvaggia che quattromila anni fa vide arrivare popolazioni di varia provenienza, che poterono stanziarsi in uno spazio praticamente vuoto, e l’Italia attuale, che è una delle aree del mondo più densamente popolata, con 197 abitanti per chilometro quadrato (gli Stati Uniti ne hanno 35, il Canada 4, la Russia 8, la Cina 145) ed è uno Stato sovrano, con le sue leggi, la sua lingua e i suoi costumi, con un’identità nazionale radicata su una civiltà bimillenaria, profondamente caratterizzata, che si riflette gloriosamente in ogni angolo delle nostre campagne e delle nostre città. Anche il semplice prospettare un’analogia fra quella penisola vuota e l’Italia attuale, per giustificare una migrazione di massa – oltreché assurdo – è ridicolo. Ma pure l’idea della «mescolanza» continua di civiltà, dell’assenza di una vera identità nazionale, appare del tutto infondata, perché l’identità civile e culturale italiana è tale da molti secoli” (Antonio Socci, Traditi, sottomessi, invasi, Milano: Rizzoli, gennaio 2018, cap. “Figli di quei popoli antichi”).

Grazie a Dio, la popolazione della Penisola sta cominciando a ribellarsi a questi predicatori e politici irresponsabili.

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