lunedì 3 agosto 2009

Verità gemelle

Verità gemelle

Meravigliose nella rivelazione della verità, le Sacre Scritture insegnano verità gemelle: la sovranità di Dio e la responsabilità umana. A volte le troviamo fianco a fianco nello stesso versetto. Più spesso le vediamo una alla volta, come le due facce d'una stessa medaglia. Allo stesso modo Dio ha intessuto assieme queste due profonde verità, che sembrano contraddittorie, in modo misterioso. Dio concede sovranamente la salvezza ad individui specifici, eppure siamo responsabili nel credere per la nostra salvezza.


La sovranità di Dio
"Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me" (Giovanni 6:37).
"Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre" (Giovanni 6:65).

La responsabilità umana
"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo" (Marco 1:15).
"Colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Giovanni 6:37).

Sovranità di Dio e responsabilità umana nella stessa frase
"Adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore;
infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo"
(Filippesi 2:12-13).

La sola supplica dell'umanità: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!" (Luca 28:13).

La volontà rivelata di Dio
Cristo indica Sé stesso come unica porta attraverso la quale si accede a Dio.
Non dobbiamo cercare di scoprire se siamo stati predestinati oppure no:
dobbiamo solo andare a Cristo con fede.

La volontà nascosta di Dio
Una volta che siamo parte della chiesa dei peccatori salvati dalla grazia abilitante
noi comprendiamo di essere stati eletti dall'eternità
e rispondiamo a questa consapevolezza
con espressioni di gratitudine e di adorazione.

Siamo sempre a quel punto...

Ieri pomeriggio, recandomi nella cappella del Royal Brompton Hospital per sostenere il culto condotto da un giovane cappellano (evangelico) dell'ospedale, ho trovato fra le bibbie e libri lì sistemati per l'uso dei pazienti, degli opuscoli di propaganda dei Mormoni con tanto di "Libro di Mormon", lì posizionati sicuramente da propagandisti di passaggio di questo gruppo religioso. Mi sono messo un po' a sfogliarli, per curiosità. Fra le tante assurdità "che non stanno né in cielo né in terra" che vi ho trovato, mi hanno colpito alcune cose. La prima è il particolare approccio "evangelistico" antropocentrico tipico di molte sétte ed anche di gruppi evangelici, improntato alla "felicità" umana, del tipo "Vieni con noi, o va al Cristo che noi ti presentiamo, e troverai la felicità che tanto desideri". Peggio, Dio stesso sarebbe al servizio della nostra "felicità". Tutti i Suoi propositi e piani sarebbero finalizzati a quell'obiettivo: la felicità umana! Poi il forte accento sulla "libertà di scelta" dell'essere umano, nostra "facoltà imprescindibile" a cui Dio si sottomette e che "rispetta". Il peccato stesso, secondo quegli opuscoli, sarebbero solo le nostre "scelte sbagliate" che Dio provvederebbe a rimediare. Si ignora così completamente il concetto biblico di peccato e, soprattutto, della maestà e sovranità di Dio. L'unico che appare maestoso e sovrano è l'essere umano, che, secondo le dottrine mormoni, è destinato a diventare un dio...
Non mi interessa qui criticare tanto il Mormonismo, ma come tutto questo potrebbe andare benissimo d'accordo con tanta "evangelizzazione" che si sente fare in giro, anche da chiese e gruppi che professano di essere teologicamente ortodossi: l'uomo, l'uomo e solo l'uomo... Dio è del tutto accessorio. L'essere umano come il glorioso signore dell'universo! Ancora e sempre la disgustosa hybris (tracotanza, eccesso, superbia) dell'essere umano. ...Mormoni, cattolici, evangelici, siamo sempre lì, non si scappa. Possono parlare fin che vogliono di Bibbia, ma il Dio della Bibbia fra di loro è assente, quel che conta è "l'uomo".
Una seconda cosa sulla quale ho riflettuto su quel materiale mormone è l'uso alienante che fanno della Persona e l'opera dello Spirito Santo. "Se pregate lo Spirito Santo e Gli chiedete di illuminarvi, certamente vi confermerà la verità delle dottrine mormoni"! Come? "Attraverso sentimenti, pensieri ed impressioni" e ne avrete la certezza! I mormoni non sono i soli a confondere lo Spirito Santo con i nostri sentimenti ed impressioni soggettive. Lo "Spirito Santo" diventa così come della plastilina che si adatta a tutto ciò che noi vogliamo, "sentiamo", "sperimentiamo", anzi, le nostre impressioni soggettive diventerebbero "la voce dello Spirito Santo". Non dicono forse più o meno le stesse cose i vari carismatici e pentecostali "esperti di Spirito Santo"? Davvero un orrendo e blasfemo abuso di Dio. Quel che "senti dentro" diventa l'incontrastata autorità della nostra vita, le tue "esperienze" quel che più conta. E' ...il dio che dimora nella nostra pancia, che ci guida, ci parla e ci riscalda il cuore.... Che disgusto. "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno" (Geremia 17:9).

Rivalutare la confessione di peccato nel culto

La domenica mattina, ormai da diversi mesi, ci rechiamo al culto anglicano presso la cappella del "Royal Hospital Chelsea", dove la liturgia si svolge nel tradizionale formato del Book of Common Prayer. Lo apprezziamo molto per la sua composta solennità e spiritualità. Non riusciamo, infatti, più a sentirci a nostro agio nelle "normali" chiese evangeliche dove prevale, secondo la nostra percezione, il caos più totale dal punto di vista liturgico, improvvisazione, superficialità, musica rumorosa e canto di cattiva qualità, uno stile "informale" che non favorisce la concentrazione ed il senso di essere alla presenza di Dio.

Come anche nel culto riformato, la prima parte è dedicata alla confessione di peccato. Assente in quanto tale dal culto delle tipiche chiese evangeliche oggi, personalmente la sto decisamente rivalutando. Forse per reazione alla possibilità che diventi una vuota formalità, in passato, come pastore, la escludevo dai culti che conducevo, preferendo la forma di culto "zwingliana", quella più "asciutta" e meno liturgica, dove l'80% del culto è dedicato alla predicazione. La confessione di peccato, però, me ne sto persuadendo, deve avere il suo spazio nel culto. Vi propongo, così, al riguardo, un mio articolo che trovate a questo indirizzo.

Lunedì 3 agosto 2009

Un attento esame della nostra situazione

32 “Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; 33 ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie 34 e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito. 35 Dico questo nel vostro interesse; non per tendervi un tranello, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni” (1 Corinzi 7:32-36).

I principi enunciati a più riprese in questi testi dall'Apostolo sono stati spesso abusati ed equivocati nella storia della chiesa e corriamo il rischio di non leggerli con la necessaria obiettività. È vero: gli impegni e le preoccupazioni della famiglia e del lavoro ci distolgono oggettivamente dalla piena consacrazione all'opera del Signore (diffondere l'Evangelo, promuovere la vita della comunità cristiana, prendersi cura della crescita morale e spirituale dei nostri fratelli e sorelle nella fede, crescere noi stessi in conoscenza, ecc.). Per questo dobbiamo esaminare bene quale sia la nostra vocazione primaria nella vita, quale siano le responsabilità che dobbiamo onorare, quali le priorità, quali le necessità della nostra famiglia e della comunità cristiana, come organizzare la nostra vita e la vita comunitaria, ecc. L'Apostolo assolutamente non svaluta qui il matrimonio né prescrive il celibato dei ministri di culto o dei “religiosi” (categoria sconosciuta nel Nuovo Testamento)! È una questione di “vocazione” e di organizzazione. Il “che fare” va valutato caso per caso con saggezza e senso di responsabilità.

I doveri verso famiglia e “lavoro secolare” vanno onorati, anzi, il Signore stesso comanda di farlo: “Se uno non provvede ai suoi, e in primo luogo a quelli di casa sua, ha rinnegato la fede, ed è peggiore di un incredulo” (1 Timoteo 5:8). “L'opera del Signore” non può essere una scusa per trascurare i propri doveri familiari. Inoltre:“Bisogna ... che il vescovo [il responsabile della comunità cristiana] sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare[...] non attaccato al denaro, che governi bene la propria famiglia e tenga i figli sottomessi e pienamente rispettosi, perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio? (1 Timoteo 3:2-5). Il celibato non può essere imposto, così come ...il matrimonio non è obbligatorio! Dipende. Per alcuni, “non sposarsi” potrebbe essere una scelta di comodo che permette una vita promiscua ed irresponsabile, per potersi meglio “divertire”, altro che “servire il Signore”! Una volta così onorate tutte le nostre responsabilità [un celibe o una nubile potrebbe anche avere la responsabilità di occuparsi dei propri genitori anziani e invalidi] ogni cristiano deve esaminare la propria vita e chiedersi se l'interesse per “le cose del Signore” sia diviso con altri interessi (non essenziali o illegittimi), quali siano le cose che gli fanno perdere tempo e lo distraggono da ciò che più importa, in che modo la sua vita possa essere meglio organizzata, in che modo la gestione della comunità cristiana possa essere condivisa adeguatamente fra i suoi membri, ecc. Insomma: analizziamo attentamente la situazione e vediamo come rispondere ad ogni legittima esigenza!

Preghiera. Signore Iddio, che io esamini diligentemente la mia situazione e ne venga a capo secondo la Tua sapienza. Amen.

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