venerdì 16 marzo 2012

Tutte le nostre facoltà ne sono intaccate

 ...sicuramente anche quelle universitarie, ma qui intendiamo le facoltà dell’essere umano. Ciò che la Bibbia chiama peccato intacca e corrompe ogni aspetto della natura umana. Fino a che punto questo sia vero pochi sono disposti oggi ad ammetterlo, ma si tratta di una tragica realtà. Nella teologia cristiana la chiamiamo la dottrina del peccato originale. Derisa dal mondo, che, cieco di fronte alla sua realtà, assiste impotente al fondamentale carattere disfunzionale dell’umanità che tenta inutilmente di spiegare in altro modo, questa dottrina descrive la nostra attuale condizione morale e spirituale ed è il presupposto stesso che ci permette di comprendere l’opera salvifica di Cristo. Se si prescinde dalle chiese di tendenza liberale oppure da gruppi marginali che, come fanno con ogni punto dell’ortodossia cristiana, la criticano o la negano, l’impressione è che oggi per molti questa dottrina, benché ammessa in linea teorica, sia generalmente ignorata o comunque sostenuta in modo incoerente. Il seguente articolo del teologo evangelico contemporaneo J. I. Packer la definisce e la spiega brevemente.

Ecco, io sono stato generato nell'iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato” (Salmo 51:5).

La Scrittura diagnostica il peccato come una deformità universale della natura umana che si manifesta in ogni suo aspetto (1 Re 8:46; Romani 3:9-23; 1 Giovanni 1:8-10). Sia l’Antico che il Nuovo Testamento ne parlano in termini che ne rivelano il carattere etico come una fondamentale ribellione contro l’autorità di Dio, mancare di colpire il segno che Dio ci dà da mirare, trasgredire la legge di Dio, disubbidire alle direttive di Dio, offendere la purezza di Dio contaminando sé stessi, incorrere nella sentenza di colpevolezza di fronte al tribunale di Dio.

Questa deformità morale ha un carattere dinamico: il peccato si rivela come energia di reazione irrazionale, negativa e ribelle contro la vocazione ed il comando di Dio, uno spirito di aggressività verso Dio nel nostro fallace tentativo di essere dio a noi stessi. La radice del peccato è l’arroganza umana e la sua inimicizia contro Dio, lo spirito rivelato dalla prima trasgressione di Adamo; dietro ad ogni atto peccaminoso, infatti, si nascondono sempre pensieri, motivazioni e desideri che, in un modo o in un altro esprimono l’ostinata opposizione del cuore umano corrotto a ciò che Dio esige per la nostra vita..

Il peccato può essere definito in modo sommario come mancanza di conformità alla legge di Dio nei nostri atti, abitudini, atteggiamenti, prospettiva, disposizione, motivazione e modo di esistere. Le Scrittiure che illustrano questi aspetti diversi del peccato includono Geremia 17:9; Matteo 12:30-37; Marco 7:20-23; Romani 1:18-3:20; 7:7-25; 8:5-8; 14-23 (Lutero disse che Paolo scrisse la lettera ai Romani per “magnificare il peccato”), Galati 5:16-21; Efesini 2:1-3; 4:17-19; Ebrei 3:12; Giacomo 2:10-11; 1 Giovanni 3:4; 5:17.

Nella fraseologia di Paolo per “carne” (altrimenti tradotto come “natura peccaminosa”) di solito si intende un essere umano condotto da desideri impostati al peccato. I frutti e vizi particolari (vale a dire forme ed espressioni del peccato) che le Sacre Scritture identificano e denunziano, sono troppo numerosi per elencarli qui. Il peccato originale, vale a dire il peccato derivato dalle nostre origini, non è una frase che come tale compare nella Bibbia, ma è stata coniata da Agostino. Essa è, però, efficace e fruttuosa per rilevare la realtà del peccato nel nostro sistema spirituale.

Affermare la realtà del peccato originale non significa che il peccato appartenga alla natura umana come Dio l’ha creata (Dio ha fatto l’uomo retto, Ecclesiaste 7:29), né che il peccato sia implicato nel processo di riproduzione e nascita (l’impurità connessa con le mestruazioni, lo sperma e il parto in Levitico 12;15 era soltanto tipologica e cerimoniale, non morale e reale), ma che:
  • la peccaminosità segna sin dalla nascita ogni creatura umana ed è presente nella forma di un cuore motivazionalmente distorto che precede ogni peccato di fatto; 
  • questa peccaminosità interiore è la radice e la fonte di ogni peccato attuale; 
  • ci deriva in modo reale ma misterioso da Adamo, il nostro primo rappresentante di fronte a Dio. 
L’affermazione del peccato originale mette in rilievo come noi non siamo peccatori perché pecchiamo, ma piuttosto che noi pecchiamo perché siamo peccatori, nati con una natura asservita al peccato.

Si usa pure comunemente l’espressione “depravazione totale” per rendere esplicite le implicazioni del peccato originale. Essa significa corruzione della nostra natura morale e spirituale che è da considerarsi totale e non di grado (nessuno è mai tanto malvagio quanto lo può essere), ma come estensione. Dichiara che nessuna parte della nostra natura è indenne dal peccato e quindi che nessuna azione che facciamo è buona come dovrebbe essere, e di conseguenza, nulla di noi stessi o al riguardo di noi stessi, non potrà mai apparire meritorio agli occhi di Dio.

Non possiamo meritarci il favore di Dio, non importa quel che facciamo. A meno che la grazia di Dio non ci salvi, tutti noi siamo, di fatto, perduti. La depravazione totale implica l’incapacità totale, vale a dire, la condizione per la quale, di per noi stessi noi siamo incapaci di rispondere favorevolmente, in modo sincero e di tutto cuore, agli appelli che Dio ci rivolge (Giovanni 6:44; Romani 8:7-8). L’apostolo Paolo chiama questa incapacità “congenita” del cuore umano di rispondere positivamente a Dio come una condizione di morte spirituale (Efesini 2:1,5; Colossesi 2:13).

La Confessione di fede di Westminster afferma: “A causa della sua caduta in stato di peccato, l'uomo ha perduto totalmente la capacità di volere qualsiasi bene spirituale che accompagni la salvez­za. Come uomo naturale, essendo totalmente avverso al bene spiritua­l e morto nel peccato, non è capace, con le proprie fo­rze, di convertirsi né di disporsi alla conversio­ne” (IX.3).

Original Sin - Depravity Infects Everyone, J.I. Packer (da: Concise Theology).

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