lunedì 2 aprile 2012

Le autorità civili e la loro funzione nei propositi di Dio

In che modo,  in quanto cristiani e nelle nostre attuali circostanze, noi dobbiamo rispettare le autorità civili e sottometterci a quanto esse chiedono? Fino a che punto e in che modo ci è lecito contestare l’equità di quanto esse stabiliscono? Come cristiani dobbiamo attenerci a quanto ci dice al riguardo la volontà rivelata di Dio nella Sua Parola scritta. Alcuni affermano che non siamo più tenuti ad osservare quanto le Scritture prescrivevano al riguardo essendo state date a persone che vivevano in tempi e luoghi diversi dai nostri. Come spiegare che, nonostante i primi cristiani vivessero nel contesto di stati tirannici, quella che noi consideriamo Parola di Dio, comandava loro di sottomettersi a tali autorità? Che implicazioni deve avere questo per noi oggi? L’argomento è complesso, ma va esaminato attentamente. Vediamo che succede ad aprire un dibattito su questi temi!

Esaminiamo qui in modo sommario alcuni testi chiave del Nuovo Testamento.

"Siate sottomessi, per amor del Signore, a ogni umana istituzione: al re, come al sovrano; ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dar lode a quelli che fanno il bene. Perché questa è la volontà di Dio: che, facendo il bene, turiate la bocca all'ignoranza degli uomini stolti. Fate questo come uomini liberi, che non si servono della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servi di Dio. Onorate tutti. Amate i fratelli. Temete Dio. Onorate il re" (1Pietro 2:13-17).

Per quanto noi lo si debba fare sempre con discernimento e con il dovuto senso critico espresso con mezzi legittimi, è’ volontà di Dio per noi che noi ci sottometta alle autorità civili che ci governano e le onoriamo. Il loro compito, infatti, è punire i malfattori e lodare quelli che fanno il bene. Lo dobbiamo fare proprio in quanto “uomini liberi” e non da stolti. Rivendicare la nostra libertà, infatti, non può essere un pretesto per fare ciò che meglio ci aggrada.

Fare ciò che è giusto (non a nostro giudizio, ma rispetto a ciò che Dio stabilisce nella Sua legge morale e civile) non pregiudica la nostra libertà, ma promuove l’autentica libertà. La nostra vita deve essere sempre regolata ed ordinata. Una libertà sregolata e disordinata, dove si agisce sulla base dell’impulso del momento o sulla base di regole e criteri soggettivi e temporanei, e quindi fondamentalmente relativi, non è la libertà cristiana. Per quanto cerchiamo di giustificarci facendo appello ad una malintesa “libertà dello Spirito” e ad un altrettanto malinteso “non essere più sotto la legge ma sotto la grazia”, l’atteggiamento critico e ribelle spesso è solo “un velo per coprire la malizia” (“un pretesto per coprire la malvagità” ND), che tradisce l’ostinata volontà umana di essere dio e legge a sé stessa, magari sotto un manto cristiano.

La Bibbia rende costantemente testimonianza al fatto che la persona giusta ama Dio e la Sua legge, sottomettendosi ad essa volentieri perché consapevole che essa è un dono del Signore, qualcosa che va sempre a suo personale e comune vantaggio. Infatti, “La legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono” (Romani 7:12). La legge di Dio è pure espressa, benché in modo imperfetto, nelle leggi civili delle organizzazioni politiche delle nazioni (non necessariamente “cristiane”).

La giustizia di Dio espressa nelle leggi civili e fatta rispettare dalle autorità anche attraverso l’uso della forza, è un dono di Dio perché è una misura necessaria e provvidenziale per tenere a freno la peccaminosità umana. Per questo la Scrittura ci sorta a pregare  “per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in tutta pietà e dignità” (1 Timoteo 2:2).

Associarci indiscriminatamente ai ribelli alla legge ed all’ordine stabilito è contrario alla lettera ed allo spirito della fede biblica. “Figlio mio, temi il SIGNORE e il re, e non mischiarti con gli uomini turbolenti; la loro rovina  soopraggiungerà improvvisa, e chi sa la triste fine dei loro anni?" (Proverbi 24:21-22). Il termine tradotto con “ribelli” indica coloro che fanno sempre esperimenti sui modi di governo, innovatori, sempre insoddisfatti ed ipercritici. E’ uno spirito pernicioso che può infettare la mente umana.

La linea di condotta cristiana è stabilita dal testo biblico chiave di Romani 13, che consideriamo centrale a questo riguardo:

“(1) Ogni persona stia sottomessa alle autorità superiori; perché non vi è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono stabilite da Dio. (2) Perciò chi resiste all'autorità si oppone all'ordine di Dio; quelli che vi si oppongono si attireranno addosso una condanna; (3) infatti i magistrati non sono da temere per le opere buone, ma per le cattive. Tu, non vuoi temere l'autorità? Fa' il bene e avrai la sua approvazione, (4 ) perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; infatti è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione a chi fa il male. (5) Perciò è necessario stare sottomessi, non soltanto per timore della punizione, ma anche per motivo di coscienza. (6)  È anche per questa ragione che voi pagate le imposte, perché essi, che sono costantemente dediti a questa funzione, sono ministri di Dio. (7) Rendete a ciascuno quel che gli è dovuto: l'imposta a chi è dovuta l'imposta, la tassa a chi la tassa; il timore a chi il timore; l'onore a chi l'onore” (Romani 13:1-7).

Per comprendere rettamente questo testo è necessario ribadire come qui l’Apostolo non stia parlando di uno “stato cristiano” o comunque esplicitamente impostato alle leggi di Dio, ma delle autorità dell’impero romano (!), che certamente non si sarebbero potute considerare né “democratiche”, né giuste, anzi, inique, tiranniche, oppressive, corrotte e violente!

Ciononostante, l’Apostolo non chiama i cristiani ad organizzarsi per resisterle e sovvertirle (così come la Scrittura non chiama i cristiani a ribellarsi violentemente all’istituzione della schiavitù#), ma a sottomettersi ad esse. E’ forse un ingenuo, o, peggio, è complice e al servizio della tirannia romana? No, l’Apostolo sostiene il principio della legittimità e necessità del governo civile, come pure del suo diritto a governare ed a far uso della forza per farne rispettare le leggi.
  • (1) Dio stabilisce in questo mondo la necessità di un governo e di autorità civili come misura provvidenziale. E’ una “funzione costante”.
  • (2) Non ci è consentito opporci e resistere all’autorità ed all’ordine in quanto tale. Farlo vuol dire incorrere nella condanna da parte di Dio.
  • (3) Siamo chiamati a fare ciò che è bene e giusto agli occhi di Dio. Non dobbiamo temerle se lo facciamo.
  • (4) Il “magistrato” (l’autorità civile) deve essere considerato “ministro di Dio” (al servizio di Dio).
  • (5) L’autorità civile è legittimata da Dio a “far uso della spada” (dell’uso della forza, delle armi) per infliggere una giusta punizione a chi fa il male.
  • (6) La sottomissione alle autorità civili è, per il cristiano, “una questione di coscienza”. Qui non si parla di “obiezione di coscienza”, ma di “sottomissione di coscienza”!
  • (7) E’ pure una “questione di coscienza” pagare le imposte dovute. Gesù stesso implica che sia necessario “pagare il tributo a Cesare”, rendendogli “quello che gli è dovuto” così come noi dobbiamo rendere a Dio quello che Gli è dovuto (Luca 20:20-26).
Cerchiamo di ampliare queste osservazioni di principio.

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