mercoledì 18 luglio 2012

L'unità fra i discepoli di Cristo: come raggiungerla?

" Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Giovanni 17:20-21).
La Bibbia descrive la chiesa cristiana attribuendole diverse caratteristiche, non ultima fra le quali è che la chiesa è una, da cui l'aspirazione evangelica all'unità fra tutti i discepoli di Cristo. Il Signore Gesù prega affinché i Suoi discepoli "siano tutti uno". Egli, così, pone l'unità quale attributo qualificante della Sua chiesa ma, al tempo stesso, riconosce realisticamente la presenza di forze disgreganti che costantemente la mettono in questione e che devono essere combattute. L'estesa preghiera di Gesù che troviamo in Giovanni 17 dimostra quanto sia importante per Dio che la Sua chiesa sia unita nei suoi propositi e missione. Questa unità, di fatto, è chiamata a riflettere l'unità esistente fra Dio Padre con Dio il Figlio. Inoltre, Gesù stesso soggiunge che l'unità della chiesa è la prova principale chiamata a dimostrare al mondo come Egli di fatto sia proceduto dal Padre: "...affinché il mondo creda che tu mi hai mandato".

Il principale fattore disgregante della chiesa è il peccato nelle sue varie manifestazioni e conseguenze, così come le Scritture lo definiscono. La chiesa è composta da peccatori salvati per grazia che devono costantemente combattere contro il peccato che c'è in loro e che continua ad attentare alla "operazione redenzione" che Dio ha iniziato. Essa andrà sicuramente a buon fine per tutti coloro che Dio ha eletto a salvezza, ma ciò non toglie che la lotta contro il peccato sia un fattore costante ed indispensabile nel personale nostro processo di santificazione.

È ovvio oggi per chiunque come la chiesa cristiana sia estremamente frammentata in gruppi organizzati spesso in competizione fra di loro. Separazioni sono state e rimangono giustificate quando un gruppo in coscienza sente di non potere più condividere la linea della sua comunità originale avviatasi in un apparentemente irreversibile processo di corruzione teologico e/o morale. In altri casi un gruppo si divide colpevolmente dagli altri elevando questioni non essenziali al livello di quelle di primaria importanza, e questo è un errore. Altre volte le divisioni possono avvenire sulla base di conflitti di personalità e presunzione di parte. Non di rado divisioni avvengono fra rigoristi e permissivisti, ma entrambi sono in errore. Potrebbero essere fatti altri esempi.

Molti cercano di venire a capo di potenziali divisioni imponendo alla chiesa una ferrea disciplina, altri ritengono di poter salvaguardare l'unità promuovendo una versione minimalista dell'Evangelo, un "minimo comune denominatore" dottrinale e morale che tutti unirebbe all'insegna della "tolleranza"; oppure sulla base di labili "esperienze carismatiche" ignorando le questioni dottrinali. Se però l'unità deve avere un senso, essa deve essere radicata nella verità della Parola di Dio.  Questo è il tipo di unità per la quale Gesù pregava. L'unità fine a sé stessa, l'unità esteriore formale, non è quella che Dio, nella Sua Parola, intende promuovere. Come dimostra l'apostolo Paolo, non si possono fare compromessi di sorta quando è minacciata o compromessa l'integrità dell'Evangelo (Galati 1:6-9; 2:15-16).

L'unità nell'Evangelo, quello oggettivamente proclamato e definito dal Nuovo Testamento soltanto, è il requisito dell'unità della chiesa, il suo solo possibile presupposto. I cristiani che affermano e vivono questo Evangelo sono già uniti, invisibilmente, già godono di speciale comunione l'uno con l'altro indipendentemente dalle differenziazioni che esteriormente li distinguono. Quando questi cristiani "si scoprono" si ritrovano spontaneamente uniti e si rallegrano della grazia di Dio in Cristo che li ha chiamati alla salvezza riconciliandoli con Dio.

Oggi la chiesa invisibile, che consiste di tutti coloro che hanno fede autentica in Cristo Gesù, così come essa viene definita dal Nuovo Testamento, è di fatto unita nel Salvatore. La chiesa visibile potrà a suo tempo tornare ad essere visibilmente una, ma la vera unità visibile avverrà solo nella misura in cui credenti professanti studiano insieme la Parola di Dio rifiutandosi di compromettere l'Evangelo. Certamente dovremmo cercare di gettare ponti verso altri credenti professanti dovunque possibile, ma mai alle spese della verità rivelata da Dio. Non attorno ad un vangelo minimalista o ad un Cristo astratto, ma attorno a tutta la dottrina rivelata nel Nuovo Testamento, anche se questa li farà contrapporre a qualcuno. Non attorno ad un'autorità umana che accampa pretese divine, né attuata forzatamente, ma attorno ad una precisa confessione di fede proclamata e vissuta. Non attorno a qualche slogan o attorno a qualche progetto comune ignorando le dottrine, ma attorno al solo Cristo delle Sacre Scritture seguito fedelmente.

1 commento:

  1. “It is being said that the chief need of the Church today is to repent because of its ‘lack of unity’… we would suggest that before she repents of her disunity, she must repent of her apostasy. She must repent of her perversion of, and substitutes for, ‘the faith once delivered to the saints.’ She must repent of setting up her own thinking and methods over against the divine revelation in Holy Scripture. Here lies the reason for her lack of spiritual power and inability to deliver a living message in the power of the Holy Ghost to a world ready to perish.” -Matin Lloyd Jones, given at the annual meeting of the Inter-Varsity Fellowship in 1954

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