lunedì 30 luglio 2012

Sacramentalismo riformato (S. Cena, 5)

"Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo" (1 Corinzi 10:1-4).
D. 78. II pane e il vino diventano dunque essenzialmente il corpo e il sangue di Cristo?No, ma come nel battesimo l'acqua non viene cambiata nel sangue di Cristo o non diventa la purificazione stessa dei peccati, ma n'è soltanto un divino segno e suggello così nella cena il pane benedetto non diventa il corpo stesso di Cristo, benché, secondo la natura e l'uso dei sacramenti sia chiamato il corpo di Cristo.
Sono molti coloro che, provenendo da altre tradizioni cristiane, riscoprono e valorizzano oggi la teologia riformata classica giungendo alla persuasione che essa sia quella che meglio descrive il messaggio del Nuovo Testamento. La teologia riformata, però, non riguarda soltanto quelli che vanno sotto il nome di "i cinque punti del Calvinismo", vale a dire la sua soteriologia (dottrina della salvezza) , dette anche "le dottrine della grazia". La teologia riformata è un insieme che riguarda molti altri aspetti della fede cristiana. Essa sottolinea, per esempio, la necessità che il cristiano sia impegnato nel mondo della politica testimoniando come l'Evangelo e la Legge di Dio riguardino ogni aspetto della vita, personale e sociale. La teologia riformata comprende poi una caratteristica dottrina dei sacramenti, vale a dire essa comporta un sacramentalismo riformato. Non si può quindi prendere solo uno degli aspetti della teologia riformata ignorandone gli altri perché, appunto, si tratta di una teologia completa, onnicomprensiva. Se si fa questo, si cade inevitabilmente in incoerenze e contraddizioni, offrendo così al mondo un'immagine distorta della prospettiva riformata

Nelle nostre riflessioni di questo periodo, dunque, seguendo le tracce del Catechismo di Heidelberg, stiamo esponendo gli aspetti sacramentali della teologia riformata. Essi la distinguono dal sacerdotalismo, ma pure affermano apertamente come coloro che partecipano ai sacramenti ricevono, da parte della grazia di Dio, specifici benefici che riguardano essi soltanto, benefici di cui di fatto si privano coloro che sottovalutano la funzione dei sacramenti. Dio è all'opera anche attraverso i sacramenti e benedice coloro che con fede vi partecipano. "Il Signore ci offre misericordia ed il suggello della Sua grazia sia nella Sua santa Parola che nei sacramenti con fede sicura" (Giovanni Calvino 4.14.7).

Quando ci nutriamo di Cristo per fede nella Cena del Signore, il pane ed il vino non diventano di per sé stessi il corpo del Salvatore e sangue umano. Ciononostante, dato che esiste un collegamento fra il segno sacramentale e ciò che rappresenta, possiamo giustamente riferirci al pane ed al vino come al corpo ed al sangue del nostro Signore. Così facendo, noi usiamo un linguaggio sacramentale, proprio come fa la Scrittura in diverse altre circostanze. Nel testo di oggi, l'apostolo Paolo fa riferimento alla roccia spirituale che soddisfa la sete degli israeliti erranti come a "Cristo" (1 Corinzi 10:1-4). Paolo comprendeva l'Antico Testamento e certamente non concepiva Gesù come una roccia fisica e letterale, quella che Mosè aveva colpito per farne uscire dell'acqua (Esodo 17:1-7; Numeri 20:2-13). Il suo modo di esprimersi è del tutto appropriato. Dopo tutto, il Figlio di Dio, come seconda persona della Trinità, era la fonte prinmaria di ogni buon dono che era stato dato all’Israele dei tempi di Mosè. L’acqua era proceduta dalla roccia, ma la benedizione, in ultima analisi, non era dalla roccia, ma da Dio stesso. Nel chiamare "Cristo" il mezzo mediante il qusle era venuta l’acqua, Paolo rammentava ai Corinzi come l’acqua ricevuta attraverso la roccia provenisse dal Signore Iddio onnipotente.

Lo stesso vale per la Cena del Signore. Riferirsi al pane come al Suo corpo ed al vino come al Suo sangue non vuol dire fare un’affermazione ontologica (che riguarda, cioè, l’essenza delle cose): nella Cena del Signore non mangiamo carne e sangue, né li digeriamo... Parlare del pane e del vino comd Suo corpo e Suo sangue rivela la nostra persuasione che il Salvatore stesso - l’intero Cristo - è la vera fonte della grazia che riceviamo alla Sua mensa.

Sacramentalmente parlando, ci riferiamo al pane come al corpo di Cristo al fine di proclamare che Egli è davvero presente quando sediamo alla Sua mensa. La nostra è una fede sovrannaturale e ci attendiamo di incontrare il Signore sovrannaturalmente quando incontriamo il Signore nel sacramento. Alla Sua mensa non mastichiamo carne né beviamo sangue, ma nel sacramento mostriamo la realtà della nostra fede e ci attendiamo che attraverso di esso la nostra fede risulti rafforzata.

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