mercoledì 8 agosto 2012

Le conseguenze penali del peccato in questo mondo (il peccato, 7).

D. 27 D. Quali sono le pene che Dio infligge ai peccatori in questo mondo? 
R. Le pene che Dio infligge ai peccatori in questo mondo possono essere o di carattere interiore, come la cecità della mente, l'essere dati in balìa della potenza dell'errore, la durezza di cuore, i morsi della coscienza e le passioni infami; oppure di carattere esterno, come la maledizione pronunciata da Dio sulle creature per causa nostra, ed altri mali in cui incorriamo nel nostro corpo, o che riguardano la nostra fama, condizione, i nostri rapporti, e le nostre attività; e finalmente la morte stessa. (Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 28).
In un tempo in cui le leggi di Dio sono ignorate, il peccato è relativizzato e grazia e perdono sono a buon mercato (almeno così ci si illude che siano) chiedersi: "Quali sono le pene che Dio infligge ai peccatori in questo mondo?" è estremamente impopolare. Visto, però, che non ci interessa la popolarità ma "la fede che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre", perseveriamo ad esporla alla gloria di Dio e per la salvezza dei Suoi eletti.

Il peccato comporta sempre conseguenze negative perché non vi possono altro che essere disfunzioni più o meno gravi quando una qualsiasi cosa non è "fatta funzionare" secondo le leggi che Dio ha stabilito per essa. Esse possono giungere fino al blocco totale e irreparabile (la morte) della "macchina" se essa non è usata secondo le "istruzioni del costruttore". Il peccato, però, non comporta solo disfunzioni ma, essendo una trasgressione, un crimine, commesso da persone dotate di responsabilità "civile e penale", esso comporta pure sanzioni penali per chi lo commette. Queste sanzioni penali, pene, castighi, punizioni, che dir si voglia, non sono riservate solo "all'aldilà", ma sono patite anche in questo mondo. Per questo giustamente le conseguenze del peccato devono essere comprese pure come il meritato castigo da parte di Dio. 

Il nostro catechismo indica otto tipi di pene.

1) La cecità spirituale per la quale molti "non vedono" quanto Cristo sia essenziale per la loro salvezza, è una pena che Dio infligge, com'è chiaro da numerosi testi del Nuovo Testamento. "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati" (Marco 4:12; cfr. Giovanni 12:40; Atti 28:27). Gesù stesso disse: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano" (Luca 8:10). Il non riconoscere Dio, la verità dell'Evangelo, e la salvezza in Cristo fa parte del castigo che Dio infligge all'umanità. Solo a coloro che Dio sovranamente ha destinato alla salvezza Egli apre gli occhi ed essi si incamminano verso la conversione.

2) Una mente perversa (reproba, anche tradotta con: "intelligenza depravata") può essere intesa un castigo per il peccato allorché Dio lascia che le scelte degli empi abbiano pieno corso senza che Egli intervenga per frenarli per moderarne i malefici effetti distruttori. Dio li abbandona affinché "gustino" la piena misura della loro perversione. "Il SIGNORE ha in mano una coppa di vino spumeggiante, pieno di mistura. Egli ne versa; certo tutti gli empi della terra ne dovranno sorseggiare, ne berranno fino alla feccia" (Salmo 75:8). "Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente" (Romani 1:28); "Chi è ingiusto continui a praticare l'ingiustizia; chi è impuro continui a essere impuro; e chi è giusto continui a praticare la giustizia, e chi è santo si santifichi ancora" (Apocalisse 22:11).

3) Una delle pene che Dio commina a dei peccatori è Dio che li dà in balia alla potenza dell'errore, tanto che credano e si affidino a ciò che non è vero, a ciò che è ingannevole, e questo risulti nella loro rovina. "Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna" (2 Tessalonicesi 2:11). Dio permette che alcuni cadano nella trappola, ad esempio, di regimi dittatoriali, ideologie religiose mendaci, sétte distruttive, falsi Cristi ecc. come un castigo conseguente ai loro peccati. Dio aveva, per esempio, sottratto il Faraone egiziano all'influenza della grazia. Ne era risultato che il cuore del Faraone, seguendo le sue inclinazioni naturali, era diventato sempre più duro contro Dio. La Bibbia attribuisce questo processo a Dio, il quale indurisce il cuore del Faraone. Giacomo1:13-14 insegna che Dio certamente non tenta l'uomo a peccare, ma che Egli permette che molti siano tentati e presi nel laccio delle proprie passioni. Dio non manda irresistibili illusioni per ingannare gente innocente e giusta com'erano Adamo ed Eva prima della Caduta, ma solo per ingannare chi ha già corrotto sé stesso scegliendo il peccato. L'intera Bibbia testimonia del fatto che Dio punisce il peccato abbandonando il peccatore al suo peccato, che sempre risulta in un peccato più grande o peggiore.

4) La "durezza di cuore" è una condizione di indifferenza morale e spirituale, tanto che la coscienza non è più sensibile ed attiva e la persona non è toccata minimamente dagli appelli al ravvedimento o dagli inviti dell'Evangelo. La persona che ha commesso il peccato contro lo Spirito Santo, per esempio, è abbandonata alla forma più estrema di durezza di cuore. Esempi di coloro che sono stati abbandonati alla durezza del cuore sono Faraone (Esodo 14:1 etc.), il Re Saul (1 Samuele 16:14 etc.), Giuda Iscariota (Giovanni 13:26-27).

5) I morsi (o anche "orrori") della coscienza è ciò che la Bibbia insegna quando vi vediamo i peccatori induriti che diventano sempre di più impauriti della pena che meritano i loro peccati, anche se sono compiacenti verso il peccato. Il fatto che essi abbiano offeso Dio non li disturba più di quel tanto, ma essi sono terrorizzati dal giudizio di Dio che sanno come esso inevitabilmente li coglierà. Vi sono testimonianze di persone che, sul letto di morte si dimostrano terrorizzate della prospettiva dell'inferno (del quale sono del tutto consapevoli), ma neppure questo li conduce al ravvedimento.

6) Le "passioni infami" (o "affetti infami" in Diodati), letteralmente «passioni di disonore», come menzionate in Romani 1:26 sono il risultato di Dio che abbandona delle persone alla propria natura e tendenze peccaminose, il che è la pena perché "non si sono curati di conoscere Dio", o "hanno disprezzato la conoscenza di Dio", "non ritennero opportuno conoscere Dio", "non hanno fatta stima di riconoscere Iddio". Si tratta di passioni il cui carattere è ignominioso, turpe. Tanto le donne che gli uomini si sono abbandonati a vizi contro natura, di cui fanno parola molti scrittori greci e latini. Paolo parla di femmine e di maschi, perchè non accenna qui alle trasgressioni contro la santità del vincolo matrimoniale, bensì ai vizi che pervertivano perfino la naturale destinazione del sesso (Cfr. Levitico 18:22-25; 20:13,15-16; 1 Corinzi 6:9; 1 Timoteo 1:10).

7) E' una pena comminata da Dio contro i peccatori in questo mondo la maledizione pronunciata sulle creature per causa nostra. La Bibbia dice che l'intera natura è sottoposta alla maledizione di Dio (cfr. Genesi 3:17-19 come pure altri testi simili). Catastrofi "naturali" di ogni tipo sono tutte parte di questa maledizione. Dobbiamo infatti renderci conto come il mondo com'era stato originalmente creato da Dio era molto diverso da quello che è oggi ogni giorno sotto i nostri occhi. Difatti noi viviamo in un mondo anormale, in un mondo in rovina devastato e maledetto dal peccato. Nel caso dei peccatori non rigenerati, la maledizione sulla natura è strettamente e semplicemente la pena per il peccato. Nel caso dei cristiani, la maledizione sulla natura non è strettamente una pena per il peccato, perché da essa sono stati liberati per mezzo della redenzione in Cristo Gesù. Nel loro caso, la maledizione sulla natura deve essere considerata come conseguenza del peccato e parte della disciplina paterna di Dio mediante la quale Egli ci prepara alla vita eterna.

8) La morte, infine, è da considerarsi "pena inflitta da Dio ai peccatori in questo mondo", in quanto essa è "salario del peccato" (Romani 6:23). "Salario" significa "ciò che abbiamo guadagnato", o "ciò che abbiamo meritato". Nel caso della persona irrigenerata, la morte è semplicemente "la paga del peccato", una pena giudiziale. Nel caso del cristiano, però, la morte non è più una pena. Rimane un nemico, ma non è più una pena giudiziaria. Per un cristiano la morte è un cambiamento attraverso la quale Dio lo trasferisce, per grazia Sua, nelle dimensioni e condizione di santità perfetta. Per un cristiano, la morte fisica è parte della paterna disciplina di Dio. Essa non procede dall'ira di Dio, ma dal Suo amore.

Prima di procedere ad esaminare il Patto o Alleanza della Redenzione, esamineremo nella prossima riflessione la questione: "Qual è il castigo per il peccato nel mondo a venire?".

La pagina del Catechismo con questa D/R, testi biblici di supporto e questo commento, si trova a questo indirizzo.

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