giovedì 30 agosto 2012

Sotto il potere della morte (il Cristo, 5)



50. D. In che cosa è consistita l'umiliazione di Cristo dopo la Sua morte? 
R. L'umiliazione di Cristo dopo la Sua morte è consistita nell'essere seppellito, e nel continuare in stato di morte, e sotto il potere della morte fino al terzo giorno. Questo è stato espresso nelle parole: "discese agli inferi" (Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 50).
Se qualcuno pensa che finalmente, con la Sua spaventosa morte in croce, l'umiliazione di Gesù fosse terminata, si sbaglia... A tutto questo va ancora aggiunta l'umiliazione dell'essere seppellito e del rimanere per un certo tempo sotto il potere della morte.

La pietosa deposizione del corpo di Gesù in una tomba decente, le Sue onoranze funebri, era sicuramente il minimo che ancora i suoi amici avessero potuto fare per Lui e, come tale, si tratta di un atto lodevole. La Sua ulteriore umiliazione, però, non consisteva tanto in questo, quanto nel significato di quell'essere "morto e sepolto". Non si dice, infatti, che una cosa sia "morta e sepolta" quella che può benissimo ormai "cadere nel dimenticatoio" ...e non ci si pensa più? Non è forse questa un'umiliazione, una dichiarazione di sconfitta? Considerate quello che avviene intorno alla sua sepoltura.



 È con un sospiro di sollievo che gli avversari di Gesù avevano esclamato: "Ci siamo finalmente sbarazzati di quel rompiscatole. Ora, finalmente, si torna alla normalità". Allo stesso modo i Suoi discepoli, delusi ed amareggiati, fuggendo, a loro volta avevano detto: "Ci eravamo illusi. Ci siamo sbagliati. Lo riconosciamo apertamente. Torniamo alle nostre occupazioni di prima. Ci rimarrà solo più il ricordo dei bei tempi passati con Lui e quello angoscioso della Sua sofferenza e morte". Ricordate, poi, i due discepoli sulla via di Emmaus che delusi ed amareggiati ritornano a casa? Durante il cammino, spiegando ad uno sconosciuto viandante i fatti che erano successi a Gerusalemme, esclamano: "Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose" (Luca 24:31).

Indubbiamente questi sono ancora i tratti di un'ulteriore umiliazione di Gesù e della Sua causa. Che il corpo di Cristo fosse seppellito e rimanesse in potere della morte per tre giorni è indubbiamente parte dell'abbassamento di Cristo. "...perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6:23). Cristo era "il Santo di Dio"; non v'era in Lui alcun peccato. La morte non avrebbe potuto avere alcun potere su di Lui se non per il fatto che su di Lui erano stati posti i nostri peccati. Egli è morto ed è stato seppellito come il nostro sostituto (vicario) che portava il nostro peccato. Dato che il Suo essere seppellito era parte del salario del peccato, esso è un elemento dell'umiliazione di Cristo.

Anche in questo caso, però, Gesù opera. Gesù continua ad operare, infatti, attraverso la Sua umiliazione. Che accade in fra la Sua morte e la Sua risurrezione? Accadono fatti che noi riusciamo a malapena a descrivere e forse anche a comprendere perché per descrivere ciò di cui noi (ancora) abbiamo fatto esperienza, ci mancano parole adeguate ed i concetti che esprimiamo sono imprecisi.

In quale condizione si trova Gesù fra la Sua morte e la Sua risurrezione? Facciamo uso delle categorie della metafisica biblica. Alla morte la componente corporea della persona umana si separa dalla componente spirituale (l'anima). La prima torna alla terra, la seconda torna presso Dio. Questa separazione, però, nei propositi di Dio, non sarà permanente. L'integrità della persona umana verrà ricostituita: l'anima tornerà a ricongiungersi ad un corpo di tipo diverso, glorificato, nella "nuova creazione". Tutto questo lo vediamo in Gesù Cristo, la primizia della nuova creazione. Infatti: "...ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta" (1 Corinzi 15:23). Ecco così che:

1. L'anima (o spirito umano) di Cristo, mentre il Suo corpo era nella tomba, va "in Cielo", entra in quella dimensione che chiamiamo "paradiso" in comunione con Dio. Non è forse vero che Gesù stesso, al ladrone pentito e credente, in croce, promette: "Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso" (Luca 23:43). "Oggi", non fra tre giorni o alla fine dei tempi!

2. Il corpo di Gesù è sepolto e rimane in potere della morte per tre giorni. La morte ha potuto avere potere sul Suo corpo per tre giorni soltanto perché il salario, la pena del peccato era stata pagata pienamente, e cancellata la colpa del peccato dei Suoi. Se il corpo di Cristo fosse rimasto permanentemente sotto il potere del peccato, questo avrebbe indicato che la pena per il peccato non era stata completamente pagata. Questo fa parte della proclamazione della speranza dell'Evangelo. Solo tre giorni perché l'opera di redenzione che Gesù compie è perfettamente adempiuta. La morte non ha più alcun diritto su di Lui, così come noi non dobbiamo più "aggiungere" nulla ad essa. E' perfetta.

3. In quei tre giorni Gesù "discende agli inferi". Questa espressione ricorre nell'antico Credo o Simbolo degli Apostoli. Che cosa vuol dire? Durante la storia essa è stata interpretata in diversi modi.

(a) Alcuni sostengono che Cristo fosse letteralmente finito negli inferi, intesi come "la dimora dei morti", non la terra, ma "l'oltretomba", l'Ades, da non confondere con l'inferno (luogo permanente di castigo degli angeli decaduti e dei malvagi). Secondo questa interpretazione, si tratterebbe di una sorta di "sala d'attesa" dei trapassati che, appunto, vi attenderebbero il giorno del giudizio dove verranno chiamati e mandati al luogo in cui Dio li destina. Sempre secondo questa interpretazione, fra il tempo della Sua morte e quello della Sua risurrezione, Cristo sarebbe andato per predicare a questi spiriti che ancora non avevano udito di Lui e della Sua opera di salvezza, per aprire anche per loro la via del Cielo. Questa interpretazione, sostenuta dal Cattolicesimo romano e da alcuni altri, non regge ad uno scrutinio attento della rivelazione biblica. Essa, infatti, si basa su una lettura non corretta di 1 Pietro 3:18-20.

(b) Alcuni cristiani evangelici sostengono che le parole "discese agli inferi" si riferiscano alle sofferenze di Cristo sulla croce, vale a dire, che Egli discese non all'inferno come luogo, ma in una condizione di estrema sofferenza. Sebbene quest'idea sia dottrinalmente migliore della precedente, essa non regge perché la parola rese con "inferi" nel Credo apostolico non è la stessa di "Geenna" (il luogo del castigo), ma l'Ades (il soggiorno dei morti).

(c) Il nostro catechismo, invece insegna (ed è l'interpretazione che riteniamo migliore), che le parole "discese agli inferi" si riferiscano semplicemente all'essere seppellito e al continuare sotto il potere della morte per un certo tempo. Si intende così l'Ades non come luogo (la "sala di attesa"), ma la condizione i trapassati sono in potere della morte. La questione molto dibattuta di dove fosse Gesù in quei tre giorni e che cosa Egli avrebbe fatto, non essendo trattata esplicitamente nelle Scritture, è considerata dagli autori del Catechismo come del tutto speculativa ed è quindi ignorata. Ne parliamo brevemente, però in appendice nel nostro wiki nella pagina relativa a questa D/R.

Ecco così come l'umiliazione o abbassamento di Gesù termina con il Suo seppellimento e la sua breve permanenza sotto il potere della morte. E' "l'ultimo atto" della Sua umiliazione che prelude al Suo innalzamento, ciò di cui parleremo nelle prossime riflessioni.

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