domenica 16 settembre 2012

L'inevitabile ambiguità della chiesa (La chiesa, 1)

61. D. Sono salvati tutti coloro che odono l'Evangelo e vivono nella chiesa? 
R. Tutti coloro che odono regolarmente l'Evangelo e vivono nella chiesa visibile non possono essere annoverati, per questo solo fatto, fra i salvati. Lo sono solo gli autentici membri della chiesa invisibile. (Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 61).
Fra i concetti di base della rivelazione biblica vi è la distinzione teologica fra "chiesa visibile" e "chiesa invisibile".
Indubbiamente la chiesa, per essere tale, deve essere "visibile". I cristiani devono essere ben "identificabili" e manifestare apertamente la propria fede, sia individualmente che come comunità. "Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli" (Matteo 8:38). Il "nicodemismo", vale a dire la dissimulazione della propria fede per timore degli avversari è sempre riprovevole. 

La distinzione fra "chiesa visibile" e "chiesa invisibile" si riferisce al fatto che la chiesa necessariamente contiene persone che, pur facendone parte, non sono credenti autentici, ma lo sono solo in modo formale ed esteriore e questo non è sempre rilevabile. La "chiesa invisibile", conosciuta con certezza solo a Dio, è formata dai credenti autentici, mentre quella "visibile" è sempre necessariamente una realtà ambigua, "im corpo misto", per quanto essa pratichi la necessaria disciplina biblica interna per proteggersi dalle "infiltrazioni".

Il popolo di Dio, sia nell'ambito dell'Antico quanto del Nuovo Testamento (l'antico Israele e la chiesa cristiana) comporta necessariamente, in primo luogo, una dimensione sociale e storica. Esso si costituisce in raggruppamenti sociali organizzati più o meno grandi (oggi le comunità cristiane) con una propria struttura, tradizione e storia. Il popolo di Dio presenta quindi una dimensione visibile e localizzata, e spesso (come l'antico Israele) si tramanda come tradizione familiare. Questi raggruppamenti sociali si danno delle regole per poterne fare parte (espresse o tacite). Inoltre, attorno ad essi si raccolgono pure persone che, per diverse ragioni, ne condividono volentieri la vita (i "simpatizzanti").

Benché la dimensione sociale della chiesa sia necessaria anche dal punto di vista biblico (svolge infatti un legittimo servizio), di per sé stessa essa "non garantisce" che coloro che vi fanno parte siano autenticamente persone che abbiano avuto un'esperienza di conversione a Cristo e di fatto vivano un personale rapporto con Dio, amandolo e di tutto cuore desiderando compiacergli. "Essere iscritti ad una chiesa" e/o frequentarla più o meno regolarmente, di per sé stesso ha un valore relativo. Non c'è una corrispondenza diretta fra la chiesa come realtà sociale e storica e la chiesa come insieme di tutti coloro che Dio ha eletto a salvezza in ogni tempo e paese, i credenti autentici, i salvati, chiamata "la chiesa invisibile".

Questo concetto è espresso chiaramente nel Nuovo Testamento. L'apostolo Paolo, riferendosi al popolo di Israele, afferma: "Non tutti i discendenti di Israele sono Israele né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo" (Romani 9:6), indicando come l'appartenenza sociologica o genetica non corrisponda necessariamente a quella spirituale.

Gesù stesso indica come nel giudizio finale Dio disconoscerà molti che professavano di credere in Lui e che persino operavano miracoli nel Suo nome: "Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?'. E allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità'" (Matteo 7:22-23). 

D'altro canto, Gesù persino riconosce validamente come Suoi discepoli persone che non facevano parte della Sua stretta cerchia: "Allora Giovanni, prendendo la parola, gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto un tale che non ci segue scacciare demoni nel tuo nome e glielo abbiamo proibito, perché non ci segue». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché nessuno può fare un'opera potente nel nome mio, e subito dopo dire male di me. Poiché chi non è contro di noi, è per noi" (Marco 9:38-40).

Il Signore Gesù, infine, alla richiesta dei Suoi discepoli che si estromettessero dalla chiesa i falsi discepoli, racconta una parabola: "E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: 'Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c'è della zizzania?'. Egli disse loro: 'Un nemico ha fatto questo'. I servi gli dissero: 'Vuoi che andiamo a coglierla?' Ma egli rispose: 'No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano. Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: 'Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio'" (Matteo 13:27-30).

Riassumendo, siamo salvati mediante una fede personale in Gesù Cristo come nostro Salvatore e Signore, ma è possibile per una persona ascoltare regolarmente la predicazione dell'Evangelo ed unirsi ad una chiesa, senza avere autentica fede personale in Cristo come proprio Signore e Salvatore. Esistono così due categorie di persone nella chiesa visibile (1) coloro che sono veramente salvati perché hanno una fede genuina in Cristo; (2) coloro che non sono davvero salvati, perché fanno solo una professione formale di fede, senza averne né la potenza né la realtà. Falsi cristiani possono persino raggiungere posizioni di responsabilità all'interno delle chiese e causarvi molti danni, ma non è sempre semplice individuarli: sanno nascondersi molto bene.

Non possiamo noi, di fatto, stabilire con assoluta certezza la salvezza o non salvezza di coloro che fanno professione di fede in Cristo: possiamo solo presumerne la sincerità. Solo Dio conosce quelli che Gli appartengono. "Tuttavia il solido fondamento di Dio rimane fermo, portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi», e «Si ritragga dall'iniquità chiunque pronuncia il nome del Signore»" (2 Timoteo 2:19). Questo non esclude, però, che una chiesa sia ben regolata da una disciplina interna che garantisca il buon ordine e la moralità di chi ne fa parte. Anzi, la presenza di una disciplina interna è uno dei tratti qualificanti della chiesa stessa. La disciplina della chiesa è pure regolata dalla stessa Parola di Dio. Neanche, però, l'esercizio della disciplina di chiesa, per quanto legittima e necessaria, può garantire la purezza della chiesa. Sono i gruppi settari che, pretendendo di realizzare l'assoluta purezza di chi fa parte della chiesa, a causare più problemi e danni di quelli che vorrebbe risolvere e sanare.

Ogni membro della chiesa visibile deve prefiggersi di ottenere la piena certezza di essere non solo membro della chiesa visibile, ma anche una persona che sia veramente salvata tramite la sua personale fede in Gesù Cristo come proprio Signore e Salvatore. "Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l'esito della prova sia negativo" (2 Corinzi 13:5). "Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai" (2 Pietro 1:10).

L'argomento trattato da questa D/R del Catechismo va indubbiamente approfondito, ma per ora questo può bastare per renderci consapevoli della distinzione fra chiesa visibile e chiesa invisibile. Le prossime D/R tratteranno altri aspetti della chiesa cristiana.
  • Vedasi sulla Wikipedia l'articolo ben argomentato sulla "Chiesa invisibile",
  • Vedasi pure: disciplina della chiesa.

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