lunedì 1 ottobre 2012

Quando la chiamata è efficace (Dinamica della salvezza, 1)

67. Che cos'è la chiamata efficace? 
R. La chiamata efficace è opera dell'onnipotenza e della grazia di Dio, per la quale Egli (sulla base del Suo speciale amore per i Suoi eletti e non perché abbia trovato in loro alcunché l’induca a farlo), nel tempo che ritiene più opportuno, li invita e li attira a Gesù Cristo mediante la Sua Parola ed il Suo Spirito, illuminando in maniera salvifica la loro mente e potentemente rinnovando la loro volontà. In questo modo essi (sebbene in loro stessi siano morti nel peccato) sono resi volenterosi e capaci a rispondere alla Sua chiamata e ad accogliere ed abbracciare la grazia così offerta e trasmessa. [Catechismo Maggiore di Westminster, D/R 67].

Il Signore Gesù Cristo ha affidato alla Sua chiesa il compito di andare per tutto il mondo ad annunciare l’Evangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo. Dopo avere proclamato la sovranità universale di Dio, ciò che Egli legittimamente si aspetta da ogni creatura umana, le inadempienze e la ribellione dell’umanità e la sua condizione di condanna, essa annuncia la grazia di Dio per chiunque si ravveda dai propri peccati e si affidi alla Persona ed all’opera di Gesù Cristo.

Questo annuncio, questo appello o chiamata al ravvedimento ed alla fede in Gesù Cristo, è rivolto a tutti senza distinzione. Come mai, però, soltanto una parte delle persone che lo ascoltano ne risultano persuase e di conseguenza accolgono questo appello rispondendovi con il ravvedimento e la fede in Cristo?

A questa domanda molti risponderebbero indicando la presenza di diverse variabili come il contesto più o meno favorevole in cui avviene l’annuncio, la maggiore o minore adeguatezza di chi lo fa e la maggiore o minore disponibilità di chi lo riceve. Non mancano oggi gli "analisti" e gli "esperti" della comunicazione di massa, di psicologia e di sociologia della religione, pronti non solo a darci le loro puntuali analisi dei vari contesti dell’evangelizzazione e dei vari tipi di comunicatori e ricettori, ma anche a consigliarci le migliori strategie comunicative e le più sperimentate tecniche di persuasione che potremmo usare per "essere efficaci" ed "avere successo".

Il pragmatismo delle moderne agenzie evangelistiche e della loro offerta alle chiese raggiunge oggi livelli spesso molto sofisticati. Il fatto sta, però, che la realtà mette a dura prova anche le più "comprovate strategie": i risultati sono spesso insoddisfacenti. Solo pochi rispondono veramente e diventano "cristiani militanti", oppure molti che avevano risposto favorevolmente all’evangelizzazione rimangono credenti passivi e superficiali o, peggio,"ritornano nel mondo". Ed ecco così cristiani e chiese che si danno da fare per trovare giustificazioni a questo "strano fenomeno", correndo ai ripari e richiamando gli "esperti", revisionando le loro strategie, oppure teorizzando giustificazioni teologiche.

Tutto questo moderno pragmatismo evangelistico, però, per quanto ragionevole e responsabile possa essere, è del tutto ridicolo, non meno ridicolo e patetico di quanto un tempo avveniva allorché le autorità politiche e religiose "battezzavano" a forza intere popolazioni decretando poi che tutta la nazione era "ormai diventata cristiana"!

Perché tutto questo è ridicolo e del tutto patetico? Perché queste chiese e questi cristiani non conoscono le Scritture o non le prendono abbastanza sul serio quando esse affermano chiaramente che la conversione a Cristo, l’efficacia della chiamata, dipende non tanto dalle nostre tecniche e strategie evangelistiche, e nemmeno dalla volontà umana di per sé stessa, ma dalla potente opera rigenerante di Dio che, dove, come e quando Egli vuole, porta coloro ai quali da ogni eternità ha deciso di accordare la grazia della salvezza, i Suoi eletti, al ravvedimento ed alla fede in Cristo, così com’è scritto: "Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Romani 9:16).

L’evangelizzazione è necessaria perché essa è il mezzo che Dio ha scelto per raccogliere in Cristo i peccatori eletti, ma la sua efficacia, quello che la rende una "chiamata efficace", dipende solo da Dio che agisce in prima persona attraverso il Suo Santo Spirito per convertire i peccatori eletti. È quindi errato dire che noi si possa convertire qualcuno e tanto meno noi stessi. Dire, per esempio, "mi sono convertito" è assurdo e rasenta la bestemmia. Bisognerebbe piuttosto dire: "Dio si è compiaciuto di convertirmi e di usarmi così misericordia". Ogni gloria va a Dio.

La risposta alla domanda 67 del Catechismo maggiore di Westminster specifica così i termini e la dinamica di quella che chiama "chiamata efficace".

1. La chiamata efficace è opera dell'onnipotenza e della grazia di Dio. L’umanità è condannata e ogni suo membro, a causa del peccato, è spiritualmente morto ed asservito al peccato che corrompe ogni sua facoltà. La sua volontà non è da considerarsi libera perché è rivolta sempre e solo a compiacere sé stessa. Siamo tutti, infatti, inclini al peccato ed ostili al Dio vero e vivente. Sottomettersi a Dio ed al suo Cristo "va contro natura" e non lo faremmo mai autenticamente. Potremmo semmai accettare un vangelo "conveniente" o un Cristo di comodo e compiacente verso il nostro amor proprio. "Scegliere Cristo", però, e ravvedersi dal proprio peccato, può solo essere un miracolo dell"onnipotenza divina che infrange l"asservimento al peccato e "raddrizza la schiena" affinché non guardiamo più al nostro ombelico, ma a Dio.

2. La chiamata efficace è fondata sullo speciale amore di Dio per i Suoi eletti e non perché abbia trovato in loro alcunché che lo induca a farlo. Non c’è nulla nel peccatore eletto a salvezza che abbia potuto o possa spingere Dio ad accordargli la grazia, né di fatto, né potenzialmente (in previsione di futuri meriti). Dipende solo da Dio, che amando il Cristo, pure ama tutti coloro che sono in Lui. Dio non ama tutti ugualmente ed allo stesso modo. La Bibbia parla di due tipi di amore di Dio. In primo luogo c’è un amore generalizzato che impartisce svariate benedizioni, ma non comporta salvezza eterna. La Bibbia parla, poi, di uno speciale amore di Dio che non è dato a tutti, ma che è riservato solo agli eletti. È quest’ultimo a comportare la salvezza. Cfr. Romani 9:13; Giovanni 17:9; Geremia 31:3. In questo non c’è alcuna ingiustizia perchê se tutti dovessero ricevere quel che è giusto, tutti senza eccezione sarebbero condannati. La grazia non è un indulto generalizzato ma, per sua stessa natura non è imparziale, ma basato sulla sovrana scelta di Dio di impartirla se, come ed a chi vuole. Cfr. Romani 9:14-18.

3. La chiamata efficace avviene nel tempo che Dio ritiene più opportuno per ciascuna persona. Potrebbe essere nell'infanzia in un momento particolare della nostra vita o prima di morire. ma gli eletti di Dio giungeranno tutti con certezza al ravvedimento, alla fede ed alla salvezza. Qualsiasi "strategia evangelistica" è futile e vana se Dio non decide eventualmente di avvalersene secondo i Suoi propositi quando e dove Egli ritiene più opportuno. Essa può senz'altro essere sensata dal nostro punto di vista, ma di per sé non garantisce l’efficacia. Il cristiano sicuramente deve cercare in preghiera la volontà specifica del Signore quando evangelizza e deve premurarsi che i suoi metodi siano compatibili con l’insegnamento della Parola, ma il successo di quel che intraprende dipende solo da Dio, il quale agisce spesso nonostante o in modo diverso da come abbiamo progettato.

4. La chiamata efficace avviene quando Dio invita e attira i Suoi eletti a Gesù Cristo mediante la Sua Parola ed il Suo Spirito. Dio ha scelto di avvalersi dell’annuncio della Parola biblica per realizzare efficacemente i Suoi propositi di salvezza. Nessun umano ragionamento o argomento persuasivo che prescinda da quella Parola può sperare di avere successo. Le modalità dell’annuncio di quella Parola possono essere diverse (non necessariamente sempre la predicazione formale). "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo" (2 Tessalonicesi 2:13-14). È l’azione misteriosa e diretta dello Spirito di Dio che persuade le persone, ed essa si deve sempre invocare. Dio, inoltre, non salva nessuno contro la sua volontà, ma agisce perché la sua volontà lo voglia senza essere condizionata più dal peccato che l'avrebbe inevitabilmente determinato a dire di no.

5. Nella chiamata efficace Dio illumina in maniera salvifica la mente degli eletti con potenza rinnovando la loro volontà. La mente del peccatore è oscurata e annebbiata dal peccato. Solo lo Spirito di Dio le può dare luce e chiarezza. In questo modo essi (sebbene in loro stessi siano morti nel peccato) sono resi volenterosi e capaci a rispondere alla Sua chiamata e ad accogliere ed abbracciare la grazia così offerta e trasmessa. È lo Spirito di Dio che attiva volontà e capacità di ravvedersi e di credere in Cristo. La Parola e lo Spirito sono inviati: "...per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati"" (Atti 26:18).

Collegamento alle altre domande, riferimenti biblici ed approfondimento a questo collegamento.




1 commento:

  1. caro pastore, per quanto riguarda il suo riferimento alla lettera agli ebrei al capitolo 6: 2-4, questo passo non è da riferirsi agli ebrei in particolar modo a coloro che avevano abbracciato per un primmo momento la fede Cristiana e successivamente erano ricaduti nel legalismo Mosaico?

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