martedì 12 febbraio 2013

Ciascuno ha i suoi “parassiti”

“Questa è la legge relativa a ogni specie di macchia di muffa e di tigna, alla muffa delle vesti e della casa, ai tumori, alle pustole e alle macchie lucide, per insegnare quando una cosa è impura e quando è pura. Questa è la legge relativa alla muffa” (Levitico 14:54-57).
L’aspirazione alla purezza di dottrina ed alla purezza morale è un’aspirazione legittima e necessaria sia per il singolo cristiano che per una comunità cristiana. Alla realizzazione di questa aspirazione ci si muove attraverso la santificazione, che la Scrittura descrive come il processo personale di trasformazione ad immagine di Cristo, “...di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinzi 3:18) oppure come crescita umana e spirituale “...seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Efesini 4:15). In questo processo si può essere più o meno avanti e dobbiamo sempre verificarlo attraverso un attento esame di noi stessi. Guai però, sia a livello spirituale che comunitario, a vantarci ritenendoci migliori rispetto ad altri, a confrontarci troppo con gli altri cadendo nella tipica “sindrome del fariseo e del pubblicano” (Luca 18:9-14).

Nessuno oserebbe negarlo, ma quanti sono davvero pronti ad ammettere di “avere i propri difetti” tanto da identificarli con precisione? Magari si tratta di difetti diversi da quelli che hanno altri, ma sempre “difetti” sono, difetti che dobbiamo rilevare e correggere, soprattutto quando sono altri che ce li fanno in qualche modo notare.

Sicuramente ci sono “alberi buoni” ed “alberi cattivi”, come pure alberi buoni che producono sia molti che pochi o scarsi frutti. Abbiamo, però, mai pensato che ci possono essere alberi buoni su cui crescono piante parassite? Ci stavo proprio riflettendo oggi: ci sono alberi buoni (sia singoli cristiani che comunità) su cui prosperano delle piante parassite e ...ciascuno ha le sue!

Quando parlo di “parassiti”, non sto necessariamente riferendomi a delle persone o a démoni, ma a vizi che potremmo avere, pensieri negativi ricorrenti, tratti del nostro carattere che in maggiore o minore misura assorbono la nostra “linfa” e rallentano la nostra crescita o fanno si che i nostri buoni frutti siano di meno rispetto a quelli che potremmo produrre.

Sono ben lungi dall’essere un esperto di botanica, ma a proposito delle piante parassite, leggo: “Le piante parassite sono piante che vivono sfruttando un'altra pianta da cui traggono le sostanze necessarie alla sopravvivenza. Il parassitismo è una forma di simbiosi (associazione di due individui di specie diversa) in cui il vantaggio della associazione è a senso unico. Esempi di piante parassite sono ad esempio il vischio e alcune specie di orchidee. Nel caso che l'associazione sia vantaggiosa per entrambi gli individui si parla di mutualismo, esempio di simbiosi mutualistica sono i licheni composti da un fungo ed un'alga” (http://it.wikipedia.org/wiki/Piante_parassite).

Quali “piante parassite”, dal punto di vista spirituale, vivono sfruttando la nostra linfa vitale come singoli cristiani oppure come chiesa? Queste piante potrebbero persino essere belle a vedersi, ma sono parassiti. Ripeto, non sto parlando necessariamente di persone, ma di qualcosa in noi che ci impedisce di essere quello che dovremmo e potremmo essere, qualcosa in noi che rallenta il nostro progresso spirituale, qualcosa in noi che ci fa produrre meno frutti buoni di quelli che potremmo produrre. Chiediamo al Signore di poterne prendere coscienza e di strapparle via.

Io non so se una pianta parassita possa essere strappata dal suo ospitante senza danneggiare quest’ultimo, ma se io riscontro nel mio cuore delle “presenze estranee” che non ci dovrebbero essere, io devo e posso liberarmene con l’aiuto del Signore (e anche con l’aiuto di coloro che me le fanno notare). Allora devo essere onesto ed umile, riconoscerlo ed avvalermi delle risorse che il Signore mette a nostra disposizione per purificarci.

4 commenti:

  1. Grazie per la riflessione Paolo.

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  2. Le tue meditazioni per me sono quasi sempre di grande edificazione e mi guidano sovente nella ricerca di una chiesa "ideale", per me che sono approdato alla fede evangelica da appena un anno e mezzo. Ti confesso che su quasi la totalità delle dottrine mi ritrovo d'accordo con quanto insegni, tranne il "ritriturato" argomento della elezione.
    Ti ammiro e ti apprezzo comunque per la completezza delle tue argomentazioni. Grazie Paolo e che Dio benedica anche questo blog. Lillo De Castro

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  3. Ciao Lillo, come te, anche io ho "riformato" da relativamente poco tempo (quasi due anni) il credo cristiano.
    Penso che è naturale non essere d'accordo su tutto ciò che viene insegnato, tuttavia il problema non è essere d'accordo o meno, ma verificare se quanto insegnato è conforme all'insegnamento biblico. Ricordiamo infatti la lodevole pratica degli abitanti di Berea, che esaminavano con cura ogni giorno le Scritture, per vedere se le cose stavano effettivamente come veniva loro predicato.
    Ecco, nel caso della dottrina della elezione, come per tutte le altre dottrine, siamo invitati a investigare la Parola di Dio, meditarla e metterLa a confronto con quanto ci viene detto, insegnato, predicato, ritenendo il bene e rigettando il male.
    In questo processo di verifica però, dobbiamo anche essere pronti a mettere da parte i nostri pregiudizi e le nostre personali visioni, perché non è importante ciò che pensiamo noi, ma è importante quanto stabilito da Dio. Infatti, non è nel nostro discernimento che dobbiamo appoggiarci, di conseguenza non è quest'ultimo il filtro che ci consente di stabilire se quanto insegnato è corretto. Così come nel libro dei Proverbi è scritto:

    PROVERBI 3:5
    Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.

    Il nostro discernimento infatti non è verace, ma pregiudicato, pertanto non è uno strumento affidabile.
    Sempre i proverbi ci ricordano che:

    PROVERBI 16:2
    Tutte le vie dell’uomo a lui sembrano pure, ma il Signore pesa gli spiriti.

    E quanto sono vere queste parole! Quante volte in nome del nostro modo di pensare mettiano in discussione i precetti di Dio, solo perché non ci sembrano "giusti".

    Ora, non vorrei che queste due citazioni dai Proverbi venissero scambiate per un taglia e cuci della Parola di Dio; se così è sembrato chiedo scusa, non è davvero mia intenzione.
    Ciò che voglio dire è che se una dottrina la rifiutiamo o la rigettiamo in base a ciò che a noi pare giusto, dovremmo rigettare la metà dell'evangelo, compresa la dottrina dell'elezione.
    Ripeto: non è il nostro discernimento che ci deve guidare, ma il discernimento che viene da Dio e che dovremmo chiedere più spesso, forse.

    [continua...]

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  4. Nel caso specifico della elezione, in base a quello che ho letto dalla Bibbia, "guidato" anche dalle riflessioni del pastore Castellina (ma non solo) non posso dire che essa sia una dottrina antibiblica. Allo stesso modo però, sarei un bugiardo se dicessi che la prima volta che ne ho sentito parlare, l'ho accolta senza remore, anzi, tutt'altro. Ma ritorniamo a quanto scritto in Proverbi 16:2: per noi quello che pensiamo è sempre giusto!

    Lillo, ti posso assicurare che, aldilà dei classici riferimenti a Romani 8 ed Efesini, mi sembra che importanti evidenze siano presenti anche nell'Antico Testamento e un pò in tutta la Bibbia.
    Sono anche convinto che noi (io e te, Lillo) siamo ancora "bambini" e abbiamo ancora bisogno del "puro latte spirituale". L'insegnamento della dottrina dell'elezione fa parte di quegli insegnamenti "superiori", "il cibo solido" che richiede una maturità spirituale maggiore e che spero il Signore ci possa accordare con il tempo.
    Senza contare, infine, che le vie e i pensieri dell'Eterno sono per noi imperscrutabili, come è scritto in questi magnifici passi:

    GIOBBE 12:7
    Puoi forse scandagliare le profondità di Dio, arrivare a conoscere appieno l’Onnipotente?

    ROMANI 11: 33-35
    Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti «chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere?» «O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì da riceverne il contraccambio?»

    Ultimamente poi, riflettevo su un passo che mi sembra ci possa aiutare a capire se una dottrina è effettivamente leggitima; il passo è il seguente:

    GIOVANNI 7,16:
    [14]Verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. [15]Perciò i Giudei si meravigliavano e dicevano: «Come mai conosce le Scritture senza aver fatto studi?»
    [16]Gesù quindi rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. [17]Se uno vuole fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio.
    [18]Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui.

    In particolare, i versetti [17] e [18] ci danno, a mio avviso, un importante indicatore per riconoscere se una dottrina è da Dio: essa dà gloria a Dio?
    Con tutta franchezza, mi sento di rispondere di si: la dottrina dell'elezione, forse come nessun'altra dottrina, esalta la sovranità di Dio al di sopra di ogni cosa; per questo, ma non solo, mi sento di affermare che l'elezione è una dottrina biblica, perché dà al Signore ogni gloria.

    Concludendo, vorrei chiedere scusa al pastore Castelina se ho scritto inesattezze, se ho fatto confusione srivendo anche cose che non c'entrano nulla e se mi sono "permesso" di discutere di questo argomento, non avendo alcuna qualifica per farlo, se non quella di semplice cristiano. Ovviamente tutte queste sono mie riflessioni, che valgono per quello che sono: semplici riflessioni personali che ho voluto condividere con voi.

    Un caro saluto a tutti i lettori.

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