lunedì 12 agosto 2013

Due sentieri e due diverse destinazioni

"(1) Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori; (2) ma il cui diletto è nella legge del SIGNORE, e su quella legge medita giorno e notte. (3) Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà. (4) Non così gli empi, anzi sono come pula che il vento disperde. (5) Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti. (6) Poiché il SIGNORE conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina" (Salmo 1).


In questo Salmo sapienziale l'autore consiglia il suo uditorio a respingere i comportamenti e gli atteggiamenti di chi esclude Dio e la Sua volontà rivelata dalla sua vita e ad essere e rimanere fedeli a Dio. Il salmista così mette a confronto il destino dell'empio con quello di chi Dio giustifica, mettendo in rilievo come gli il destino ultimo degli empi sia solo rovina e perdizione, mentre quello dei giustificati la prosperità sotto la cura protettiva di Dio.


Nella prospettiva cristiana per "giusto" non si intende colui o colei che tale si ritiene d'essere sulla base del proprio impegno ad una vita morale e magari se ne vanta, ma chi riconosce di essere peccatore giustamente condannato da Dio, si ravvede da ciò che a Dio dispiace ed accoglie la grazia che Dio gli accorda per fede in Cristo. La Sua "giustizia" non è così in sé stesso, ma "in Cristo", quella che Cristo ha realizzato per lui. Accogliendola egli ne viene trasformato e, attraverso il discepolato, conforma la sua vita alla volontà di Dio.


Notiamo subito come, dall'uso che l'autore fa del singolare e del plurale, si parli dell'uomo giusto al singolare e degli empi al plurale. Di fatto il giusto si trova sempre "in minoranza" e spesso da solo rispetto al grande numero degli empi fra i quali vive. Questo, però, non lo turba, anzi, non teme di distinguersi. La sua "non conformità" rispetto al "così fan tutti" può essere molto difficile da sopportare, eppure egli è "beato", felice. Com'è stato osservato, "con Dio dalla nostra parte noi siamo la maggioranza".


Il testo originale potrebbe essere tradotto: "Oh le gioie (o felicità) dell'uomo che...". Sono quelle che derivano dal sentirsi in pace con Dio godendo dei benefici della Sua grazia.


I verbi che seguono denotano una progressione: camminare - fermarsi - sedere: quella che caratterizza chi da un'associazione casuale con gli empi (con "il mondo") passa alla completa e compiacente identificazione con essi. "Camminare secondo il consiglio degli empi" significa permettere ai loro "consigli" (princìpi e sapienza) che riflettono una vita non secondo Dio ma secondo i propri impulsi e pensieri egocentrici, abbiano un impatto e determinino il proprio comportamento. Gli "empi" in questo testo sono coloro che potremmo definire gli orgogliosi e beffardi "atei praticanti" che disprezzano ed odiano ciò che Dio comanda (Salmo 10:2,4.11), commettono ciò che Dio proibisce, dicono menzogne e diffamano (Salmo 50:16-20) come pure ingannano il prossimo (Salmo 37:21). Il giusto non segue la loro "via" (o sentiero), vale a dire il loro stile di vita, e non diventa loro compagno. Egli "non si siede in loro compagnia", non partecipa alle loro assemblee o convocazioni (Salmo 107:32), non permette di esserne avvelenato, corrotto. Essi non solo si burlano della sapienza di Dio, ma alcuni espressamente la distorcono e, ciononostante, manipolando la verità a loro comodo, affermano di piacere a Dio.


Gli "schernitori" sono individui arroganti, superbi, insolenti, beffardi (Proverbi 21:24) che amano il conflitto e apertamente respingono la sapienza di Dio ed ogni tentativo di correzione. "Sedersi in loro compagnia" significa identificarsi completamente con loro nei loro progetti e comportamento orgogliosi e peccaminosi.


Colui o colei che Dio considera giusto, però, trova piacere in ciò che il Signore comanda. E' importante qui riconoscere che il semplice studio e consapevolezza intellettuale della sapienza biblica non è quello che comporta il favore di Dio. Il "dilettarsi" nella Legge del Signore equivale ad avere atteggiamenti e comportamenti corretti che risultino dal proprio impegno personale a seguire la volontà di Dio in campo morale: equivale all'ubbidienza che deriva dall'intenso studio e devozione della volontà rivelata di Dio, un impegno costante e non solo occasionale.


Una persona così "prospera", si arricchisce moralmente e spiritualmente così come un albero che costantemente attinga dalla vita prodotta da un vivo ruscello e che, a suo tempo, produca il suo buon frutto. Le sue "foglie" non cadono per la siccità bruciate dal sole. "Tutto quel che fa prospera" perché seguire la volontà rivelata di Dio non potrà che avere successo duraturo. Esso è fatto "bene", "come si deve". L'espressione del v. 3b rammenta la divina promessa di Giosuè 1:8: "Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai".


In contrasto con l'albero ben radicato e produttivo, gli empi sono come un albero rinsecchito che non ha radici solide e che il vento porta via: è il destino di chi disprezza Dio e vuole essere dio e legge a sé stesso. Non potrà mai realmente prosperare, anzi, la sua rovina sarà inevitabile: non facciamoci confondere dalle apparenze. Essi non potranno "reggere" di fronte all'incombente ed inevitabile giudizio di Dio. Il giudizio di cui qui si parla non è tanto quello finale (di cui la Bibbia pure parla), ma ai "giudizi" temporali e storici che qui l'autore anticipa. Dio pure pure esegue i Suoi giudizi di condanna rimuovendo periodicamente gli empi dalla scena e preservando un resto fedele (vedi Genesi 6-9; Salmo 37; Abacuc 3).


Certamente "Il Signore conosce la via dei giusti", cioè, nel suo senso primario "riconoscere un modo di vivere prescritto" (see Giosuè 3:4; Giobbe 21:14; Salmi 67:2; Isaia 42:16; Geremia 5:4-5). Il Signore qui riconosce il comportamento del giusto come conforme alla Sua volontà e lo rimunera durevolmente.


La via degli empi "conduce alla rovina", vale a dire il corso della loro vita (Salmo 146:9; Proverbi 4:19; Geremia 12:1) o il loro comportamento peccaminoso (Proverbi 12:26; 15:9), non rimarrà senza conseguenze negative. L'arrogante sapienza mondana lo nega, ma dovrà ricredersene. Farlo allora potrebbe essere troppo tardi.

3 commenti:

  1. ..Accoglie la grazia che Dio gli accorda per fede in Cristo..righi 8-9
    Tale e' l uomo giusto,quindi.Ma quanto c e' di umano in tutto questo e quanto di divino?Quale è' l apporto che l uomo da' per la sua "giustizia"visto che spetta a lui accogliere Gesù ?Come si concilia questo con l idea di fede come dono del Signore?antonio

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  2. Due sentieri: uno nella luce, l'altro nelle tenebre
    Due destinazioni: una verso le vette e l'altra nel burrone...non sembra vero, ma non ogni sentiero conduce casa; non ogni religione può andar bene; la verità non si trova ovunque, ma su un sentiero ben preciso: sul sentiero di chi non cammina secondo il consiglio degli empi.

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  3. Il Signore illumini sempre, attraverso il dono della Sua Parola, i nostri occhi, perchè questi siano capaci di discernere qual'è il sentiero stretto che conduce alla vita. Amen.

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