domenica 29 dicembre 2013

Antiquariato?

Leggere i testi liturgici e dottrinali della Riforma spesso "fa uno strano effetto" perché, in qualche modo, non li troviamo "in sintonia" con quanto di solito si sente oggi nelle chiese di ogni tipo. L'impressione che essi siano "oggetti di antiquariato", tradisce il fallace presupposto che noi, rispetto a "quei tempi", saremmo filosoficamente "progrediti", mentre, se riflettiamo attentamente, dovremmo piuttosto dire che siamo "regrediti".

Basta citare il testo, semplice e "normale", della confessione di peccato delle chiese riformate di Ginevra del 1560 che, nell'originale versione italiana, dice:
Signore Iddio, Padre eterno ed onnipotente, noi confessiamo e riconosciamo sinceramente e senza simulazione alcuna, dinnanzi alla Tua Maestà, che noi siamo miseri peccatori, concepiti e nati nell'iniquità e nella corruzione, inclini al malfare ed inutili ad ogni bene, e che per nostro vizio, giammai cessiamo di trasgredire i Tuoi santi comandamenti. Così facendo, meritiamo per Tuo giudizio rovina e perdizione. Nondimeno, Signore, noi abbiamo dispiacere in noi stessi d'averti offeso e condanniamo noi ed i nostri peccati con vero pentimento, desiderando che la Tua grazia sovvenga alla nostra miseria e calamità. Voglia Tu dunque aver pietà di noi, Iddio e Padre sommamente benigno e pieno di misericordia, nel nome del Tuo Figlio Gesù Cristo nostro Signore. E cancellando i nostri vizi e macchie, accresci ed aumenta in noi di giorno in giorno le grazie del Tuo Spirito Santo, affinché riconoscendo con tutto il cuore la nostra ingiustizia ed iniquità, noi siamo toccati da dolore e dispiacere che generi in noi vero ravvedimento, il quale, mortificandoci tutti i peccati, produca frutti di giustizia ed innocenza, che Ti siano grati ed accetti per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore. Amen.
Riproporre così, come ho fatto, testi liturgici della Riforma spesso risulta oggi alquanto scioccante (e consapevolmente io l'ho inteso come "una provocazione") a motivo di quanto seriamente essi prendevano il peccato, in particolare la dottrina della radicale depravazione della creatura umana. Da cui la necessità costante dell'opera di rigenerazione morale e spirituale operata dallo Spirito Santo nella vita del cristiano. L'effetto shock di questi testi è direttamente proporzionale al grado di contaminazione che il moderno umanesimo ottimista ha causato e continua a causare sui credenti e sulle chiese moderne, allontanandole dall'antropologia biblica. Le moderne illusioni sulla bontà e perfettibilità della creatura umana (promosse dall'evoluzionismo filosofico), oltre che a manifestare la cecità dei "moderni" su sé stessi, tanto hanno annacquato il concetto di peccato da banalizzare l'opera redentrice di Cristo rendendola di fatto inefficace, perché non predicata e non applicata rigorosamente. E' uno degli aspetti dell'apostasia della maggior parte delle chiese cristiane oggi che spesso si giustificano facendo appello alla necessità di evidenziare "quanto c'è di buono nell'uomo". Eppure gli scrittori biblici concordemente testimoniano con Paolo in questo modo: "Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene" (Romani 7:18).

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